
E' lo strumento musicale natalizio per antonomasia, ma le sue origini sono senza dubbio più antiche del Cristianesimo. In Italia, purtroppo, attualmente è diffusa solo nelle Regioni centro meridionali (dall'Abruzzo alla Sicilia), ma le sue calde e pastose note accompagnano anche la musica etnica di altre nazioni europee. Stiamo parlando della zampogna - "ciaramedda" nel dialetto calabrese - uno degli strumenti propri della pastorizia. Per rendersi conto del rapporto a filo doppio fra tale strumento e i pastori basta leggere le pagine di "Gente in Aspromonte" di Corrado Alvaro o "L'avventura di un povero Cristiano" di Ignazio Silone. In Calabria e in altre Regioni dell'Italia meridionale, quando i pastori risiedevano per gran parte dell'anno in campagna, la tradizione voleva che gli zampognari arrivassero nei paesi proprio nel periodo natalizio per allietarli con le loro note.
Scriveva il poeta Vittorio Bufera vissuto in Calabria fra '800 e '900:
" 'A solita zampugna calurusa ccu ra nive è scinnuta ara marina e mo de vientu e dde lamientu chjna sona ra ninna ad ogne porta chiusa. E' ra santa Vijìlia de Natale Sona zampogna! Sona 'a pasturale". (la solita calda zampogna, con la neve è scesa alla Marina ed ora di vento e di lamento piena, suona la nenia ad ogni porta chiusa. E' la santa vigilia di Natale, suona zampogna! suona la pastorale!)
Storicamente, se la mitologia greco romana collega l'invenzione della zampogna al dio Saturno, pare che anche gli Egizi ebbero uno strumento alquanto simile ma, come osserva Domenico Cedrone dell' Associazione Internazionale Calamus: "Sono stati i Greci ed i Romani che contribuirono tantissimo alla sua diffusione. Si può ipotizzare che un centro propulsore, anche a quell'epoca, fosse proprio la Ciociaria. Qualcosa di molto simile alla zampogna, il cosiddetto Utricularium, era usato nell'antica Roma e Nerone n'era un valente suonatore, stando almeno a quanto racconta Svetonio".
Se, come abbiamo accennato, la zampogna è prettamente uno strumento natalizio, in Calabria è possibile ascoltarne le note anche nel periodo estivo. Fra i prossimi appuntamenti agostani, ricordiamo il festival "Amore & Rabbia" di Carfizzi (Kr) ed il più noto festival di Caulonia (Rc). In entrambi gli appuntamenti è possibile imbattersi nella zampogna calabrese che, di solito, ha 4 o 5 canne ad ancia infisse in un ceppo tronco-conico che comunica con l'interno di un otre di pelle di capra (da qui il nome di capra che suona) o di pecora. E' lo stesso otre a fornire allo strumento la riserva d'aria necessaria a produrre il suono. Costruita da esperti artigiani, con una tecnica che farebbe rabbrividire non solo gli "animalisti": la pelle di questi animali viene sfilata per intero. "Al posto del collo - scrivono Antonello Ricci e Roberta Tucci - è legato il ceppo, al posto di una zampa anteriore, il cannello di insufflazione. Le altre zampe sono chiuse e sporgono bene in evidenza. Le dimensioni dell'otre sono proporzionali a quelle delle canne. Tuttavia in Calabria si tende a preferire otri molto grandi. Il canneggio è impiantato su due canne melodiche più bordoni. Le canne melodiche, munite di fori digitali, sono in un unico pezzo, ovvero in due parti separate, tra loro avvitate, e sono generalmente provviste di campane. Vengono accordate regolando l'apertura dei fori digitali mediante cera d'api". Gli stessi studiosi osservano che le stesse canne melodiche sono ottenute dal legname d'olivo, acero, bosso ed altri alberi da frutta.