Annalisa Cameli - 04.08.2005
Corti, pellicola, quadri, pennelli, fumetti, matite, storie, parole, suoni, musica. Alessandro Fantini è tutto questo e se non lo si vedesse coi propri occhi, probabilmente non lo si crederebbe. Spesso si pensa ad un artista come chi si specializza in un settore, fa solo quadri, fa solo corti. Non spazia per paura di allontanarsi troppo. Sbagliato.
Rimanendo nel suo stile, metafisico e surrealistico che tanto ricorda - ricorda, badate bene - grandi come Dalì, Fantini potrebbe essere definito come un maestro a 360°, dove le coordinate del cerchio si incrociano più e più volte tracciando le più svariate forme d'arte.
In occasione della sua personale, che si terrà a Palazzo Ferri ad Atessa (CH), abbiamo posto alcune domande ad Alessandro. 
D: L'artista, a prescindere dal bisogno personale ed individuale, può donare qualcosa con la sua arte agli altri?
R: All'ingresso del Vittoriale D'Annunzio fece apporre uno dei suoi motti preferiti: Io ho ciò che ho donato. Quello di poter entrare in un reale rapporto d'interscambio con il fruitore della propria opera resta, a mio avviso, uno dei nodi più delicati e determinanti nello stabilire l'effettiva validità di un artista. Credo che quanto più un artista si preoccupi di dover comunicare dei messaggi ostinandosi a voler applicare le leggi della semiotica, della pubblicità, del mercato, tanto più si allontanerà dal fine originario che si presume abbia fornito il primo afflato irrazionale alla sua volontà d'arte. In altre parole, non concepisco l'arte in termini di comunicazione o di donazione nella sua fase generatrice, perché verrebbe a tradire la totale e prodigiosa gratuità che la sostanzia. L'artista deve sempre accettare di esporsi, esibirsi, farsi dissezionare, continuando ad elaborare e a raffinare le forme espressive che percepisce più organiche al suo essere biologico e ad estrinsecare la sua dimensione estetica. Sarà consequenziale che come un vero e proprio fenomeno naturale quale potrebbe essere l'eruzione di un vulcano, un maremoto, una pioggia di rane, se ogni artista sarà onesto verso il suo "sentire", sarà in grado di donare stupore, meraviglia, ribrezzo, sgomento, elargire quelle vibrazioni ancestrali che un critico non potrà mai corrompere nella loro purezza. Farsi il medium del sublime che appartiene essenzialmente all'armonico caos della natura. 
D: Cos'è, secondo Lei, l'originalità? E si può parlare di originalità anche nel panorama artistico odierno o le forme espressive contemporanee sono soltanto "variazioni su un tema"?
R:. Credo che l'originalità intesa come unicità e irripetibilità oggi possa risiedere solo nell'intenzione con la quale ci si dispone verso un progetto creativo, anche se questo sia il frutto di una manipolazione di materiali generati da altre epoche e a da altre culture. Picasso trascorse gli ultimi anni della sua vita a rielaborare opere di artisti del passato come Velasquez e Goya proprio perché aveva compreso che l'originalità consisteva nel restare fedele alla propria "atmosfera", alla propria "temperie" stilistica, non tanto nel creare davvero qualcosa di nuovo.
In un certo qual modo la nostra epoca ci offre l'esempio dilagante di un'ipertrofia di questa attitudine nelle forme di comunicazione della pubblicità, dove si ha continuamente l'impressione di assistere a trovate ad effetto che in realtà dissimulano citazioni di formule appartenute ai dadaisti, ai surrealisti, al futurismo.
Basti pensare a quante campagne pubblicitarie di calzature abbiano commesso sacri furti nei riguardi dell'opera di Dalì riproponendo la sua idea del cappello-scarpa dalla forte connotazione sessuale o alle copertine dei Pink Floyd realizzate da Storm Thorgerson che non ha fatto altro che riproporre per anni nelle composizioni più disparate le soluzioni visive di Magritte. Ma se in quest'ultimo caso si può parlare di originali "variazioni sul tema" nel primo parlerei solo di tentativi di "avariare il tema".
E' quello che sta accadendo nelle biennali e nelle quadriennali d'arte del nostro paese, dove questa contorta forma di rassegnazione alla "morte dell'originalità" sembra giustificare il ricorso ad installazioni create con il tampax il cui l'unico obiettivo è quello di attrarre l'attenzione verso ciò che a priori si ritiene essere già morto, e quindi degno solo di una triste e annoiata esclamazione di scandalo . 

D: Lei è un artista poliedrico, passa con non chalanche dalla pittura ai corti, dalle illustrazioni alla musica ed è sicuramente un artista che non può essere definito "tradizionalista". Secondo lei nel nostro millennio, un approccio all'arte sperimentale e comunque all'avanguardia è d'obbligo? Cosa pensa di queste nuove forme d'arte?
R: Solo se viene percepito come profondamente consustanziale al carattere della propria espressione artistica, altrimenti si finisce con il pensare che per essere contemporanei e all'avanguardia occorra strappare tele, schizzare litri di vernice su pannelli chilometrici, affastellare sacchi di iuta, far cadere un meteorite su un manichino o disporre degli schermi con delle video-pitture in movimento sui pavimenti di una galleria. Sia la video-arte che la performance art per me hanno il valore di amplificare e di estendere l'area poetica che appartiene innanzitutto al mondo delle allucinazioni pittoriche. In realtà quello del voler essere sperimentali per essere degnati di credito presso quelle consorterie di critici e di collezionisti che ritengono artistico tutto ciò che non comporti più l'uso diretto, tattile della mano, deterioramento dell'idea della pop-art diffusa da Wharol, è un falso metodo per cercare di essere definiti contemporanei. Penso che, sopratutto ai nostri giorni, sia molto più contemporaneo ed eroico un artista come l'abruzzese Gigino Falconi che ha sempre dipinto e disegnato " a mano" soggetti strettamente figurativi con inflessioni iperrealiste, con un piglio che definirei molto più avanguardista di qualsiasi Basquiat o Fautrier. Il vero esperimento attualmente sarebbe quello di allestire mostre con opere create realmente da appendici umane. 
D: Entriamo nello specifico della sua arte. Lei è entrato nel mondo dell'arte giovanissimo, direi quasi bambino, avevi 7 anni. Vocazione, bisogno o influenze esterne?
R: Questa domanda mi fa venire in mente quella volta che un giornalista della Rai venne ad intervistarmi per la mia personale che allestii a Lanciano. Mi chiese se nella mia infanzia si fosse verificato qualche trauma che potesse dare ragion di questa scelta di dipingere e di scrivere, e per di più ispirandomi a correnti come la metafisica e il surrealismo che evocavano la follia, la solitudine, l'occultismo. Al che risposi sorpreso che non ci avevo mai riflettuto, che in effetti i miei ricordi più vividi di quel periodo erano quelli delle tavole brulicanti di figuri demoniaci di Hyeronimus Bosch, dei ritratti di Leonardo, della lettura dei canti dell'Inferno. Forse il vero trauma è stato quello, di genere più estetico che psicologico, che fin da bambino non mi sono mai adattato alle restrizioni della realtà. Il fatto di essere nato in una famiglia e in un contesto sociale assolutamente estranei all'arte deve forse aver acuito per contrasto la mia inclinazione a cercare altre vie di realizzazione della mia personalità visionaria.
Se si vanno ad analizzare le biografie di Kafka o di David Lynch ci accorgiamo che, sotto il profilo delle esperienze umane, la loro vita è stata persino più ordinaria e borghese di quella della cosiddetta gente comune.
D: Nei Suoi dipinti si riscontra una certa influenza di artisti come Dalì, Magritte, in generale dei surrealisti. Da quali aspetti formali e contenutistici della loro pittura è stato maggiormente influenzato?
R: Della concezione pittorica di Dalì credo di aver ereditato quella sua maniacale ossessione nel perseguire l'oggettività gelatinosa e iper-plastica dei deliri onirici e ad occhi aperti, le cosiddette allucinazioni ipnagogiche che riesco ad ottenere in condizioni di progressivo straniamento dalla realtà, rilassandomi nel silenzio di una stanza o ascoltando musica ambientale. Dal surrealismo ho appreso a non pormi pregiudizi nella scelta delle tecniche e dei soggetti, a seguire una mia individuale forma di sistematica istintività nel modo di operare, tanto nel cinema quanto nella pittura.

D: Esiste nelle sue opere un filo conduttore, un denominatore comune, come può essere la figura umana o la società in cui vive? La sua ricerca artistica che obiettivo si pone?
R: I leit motiv emergono solo alla fine del tragitto, così che, per dirla alla Hegel, solo la fine riesce ad inverare, fornire un senso a tutto il sentiero tracciato fino a quel punto. Per il momento ritengo che uno dei filoni più vistosi nella mia pittura, nei mie racconti e nei mie corti, possa essere quello del dare corpo al mistero di questa energia che un fantasioso scienziato di nome Reich chiamò "energia orgonica" , una sorta di potente impulso sessuale che permea l'intero cosmo. Ci sono opere della mia produzione recente che non sono mai uscite dall'atelier, proprio perché sono consapevole che la forma mentis di questi luoghi ne traviserebbe la ragion d'essere, fermandosi alla mera sembianza mimetica del soggetto.
D: Entrando più nel dettaglio, a breve terrà una mostra personale nel comune di Atessa, la sua città natale.
R: La personale di pittura, che sarà ospitata in uno spazio quanto mai inusuale per una mostra, trattandosi di un atrio illuminato da un lucernario e per metà occupata da un ballatoio, vuole essere ancora più anomala, raccogliendo una selezione di opere appartenenti agli ultimi 4 anni di attività dove più evidente è il tema dell'attrito "orgonico" tra l'anima e la materia (da cui il titolo della personale), ampliando l'esperienza visiva delle immagini fermate sulla tela con quella auditiva e cinegrafica della musica ambientale da me composta per l'evento, e un montaggio di trenta minuti di tutte le sequenze più significative tratte dai miei nove cortometraggi che verrà proiettato in loop su una parete di fondo. Un modo come un altro per rappresentare in altre forme l'enigma dell'eterno ritorno. 
Web-Site: http://www.afantepidarium.3000.it
Bio e Web-gallery: http://www.whipart.it/alessandrofantini/