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L'arte del drawing anamorfico di Julian Beever e Kurt Wenner

Annalisa Cameli - 08.02.2006


Dai primi di gennaio 2004 circola - sotto forma di presentazione PowerPoint o tramite catena di Sant'Antonio via e-mail- una serie di dipinti veramente singolari per il loro fascino. Le foto raffigurano dei "dipinti 3D", realizzati sui marciapiedi da - presumibilmente - un artista che nel messaggio non è identificato.
Questi dipinti sono approdati anche sul nostro forum, l'anno scorso, e ho ricevuto non so quante mail che mi chiedevano informazioni sull'artista. Ho fatto molte ricerche e sono arrivata addirittura a due nomi - finalmente! -: Julian Beever, artista inglese famoso per i suoi pavimenti artistici in Inghilterra, Francia, Germania, America, Australia e Belgio; e Kurt Wenner, illustratore per la NASA fino al 1982 che poi si è trasferito in Italia - a Roma - realizzando l'intero soffitto della chiesa di San Giorgio, sul lago di Como. Wenner nel 1991 ha realizzato un'opera per la visita del Papa a Mantova.


Ciò che tengo subito a sottolineare è che non sono assolutamente fotomontaggi né risultati di programmi di grafica: sono opere veramente realizzate sul marciapiede (quindi su superficie piana) senza nessun inganno, se non quello di avere una conoscenza perfetta della prospettiva.

La prima cosa che subito salta all'occhio è l'assoluta tridimensionalità delle opere: i soggetti rappresentati sembrano reali, sembrano uscire dal marciapiede o sprofondarvi, sembrano appoggiati in mezzo alla strada, come un qualsiasi oggetto abbandonato.
Per spiegare l'arte di Beever e Wenner occorre entrare nel campo della prospettiva o, meglio, in quello dell'illusione ottica. Si tratta di anamorfosi: dal greco ana (all'indietro, ritorno verso) e morphe (forma); questo termine sta a indicare un disegno in cui appare un'immagine distorta che, osservata obliquamente (anamorfosi piana), o riflessa un uno specchio curvo (anamorfosi curva), può essere vista nella sua prospettiva naturale.


Tutti paroloni, vediamo nello specifico. La tecnica dell'anamorfismo consiste nel disegnare un'immagine deformata: la forma originale può essere vista dal nostro cervello solo se vista dalla corretta angolazione. Le opere realizzate con questa tecnica stupiscono perché creano una discordanza fra la prospettiva dell'ambiente e quella apparente dell'opera che il cervello non riesce a conciliare.
Storicamente si iniziano a trovare delle indicazioni ben precise di questa tecnica già nel 1400, quando la scienza prospettica trova le sue prime applicazioni nelle tavolette di Filippo Brunelleschi, passando per la 'Trinità' di Masaccio a S.Maria Novella in Firenze per arrivare alle rigorose rappresentazioni di Paolo Uccello e Piero della Francesca.

Il primo a parlarne fu Leon Battista Alberti in De Pictura (1436): infatti nel diciassettesimo paragrafo del primo libro Alberti deduce la possibilità di deformazione - e quindi dell'aberrazione prospettica - di una immagine.
Il termine anamorfico viene però coniato soltanto nel 1600 e più precisamente grazie a Guidubaldo Del Monte con il suo trattato Perspectivae Libri Sex (pubblicato a Pesaro nel 1600).
Questo è decisamente un trattato scientifico: si parte dalla definizione del punto di fuga (il punctum concursus) fino ad arrivare al campo dell'anamorfosi conica e piramidale, togliendo di dosso tutte le incertezze e le inesattezze che in misura più o meno evidente avevano pesato sulla trattatistica precedente.

Il procedimento della anamorfosi fu molto apprezzato nel Rinascimento, ove veniva utilizzato dagli artisti per inserire - di nascosto - scene erotiche o irriverenti.
Fra i nomi più conosciuti, anche Leonardo Da Vinci sperimentò le anamorfosi: un foglio del Codice Atlantico contiene due disegni anamorfici di Leonardo rappresentanti la testa di un bambino e un occhio.


Prendendo ad esempio la figura del volto del bambino, possiamo iniziare a entrare nel merito concreto della materia: la figura che vedete rappresenta lo schizzo di una testa, ma per vederlo correttamente dovreste avvicinarvi con la testa verso la sinistra del vostro monitor, accostandoci il naso, e guardare l'immagine "di sbieco": Dovreste vedere qualcosa del genere.

La figura viene quindi disegnata dall'artista tenendo conto di una visione non frontale, ma laterale; questa stessa visuale deve essere tenuta anche dall'osservatore per poter vedere l'immagine correttamente. 


Altro esempio lo si può osservare in "San Francesco di Paola", un disegno di Emmanuel Maigna a Trinità dei Monti a Roma.

Nella prima immagine si vede il corridoio così come è, in una prospettiva "sbagliata", che comunque rappresenta un paesaggio della costa calabra dove il santo era eremita. Se si osserva la rappresentazione dal punto di vista giusto, accostandosi a sinistra vicino alla parete, si può vedere il santo che prega (ultima immagine sotto).
Tornando nel nostro tempo, questo tipo di prospettiva viene usata non solo in campo artistico, ma anche per realizzare alcuni tipi di scritte pubblicitarie negli autodromi e negli stadi.




Ultima, ma non per bellezza, un'immagine di Beever che ancora di più può aiutarvi a comprendere questa prospettiva: nella prima l'immagine è stata presa da un punto di vista sbagliato, mentre nella seconda dal punto di vista giusto per poter essere vista in "tridimensionale".

 


Web-site Kurt Wenner: http://www.kurtwenner.com

Web-site Julian Beever: http://users.skynet.be/J.Beever/pave.htm

Le immagini, esclusi gli esempi di Leonardo e di Maigna, sono di Beever e Wanner

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