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Muri da ricordare: Ruggero Maggi ricorda Berlino

Piera Cristiani - 23.11.2009

Quando si incontra per la prima volta Ruggero Maggi, si vede subito che gli occhi gli luccicano, che ha mantenuto quell'entusiasmo tipico dei ragazzini così desiderosi di vita. Se si ha l'occasione, poi, di scambiare due chiacchiere con lui, si scopre che le sue esperienze artistiche (e non) sono tanto varie e che la sua vita è tanto piena, che non ci stupisce che abbia già partecipato ad un paio di Biennali di Venezia e che il Comune di Milano gli abbia affidato Prima o poi ogni muro cade, una parte del progetto per l'anniversario della caduta del muro di Berlino stanziato in Galleria del Corso a Milano. Ruggero Maggi ogni giorno passa di lì, con calma, incontra persone, racconta come è nato il progetto, chi sono gli artisti intervenuti, perché ha fatto delle scelte.
In particolare, a noi, ha detto questo.

La Sua poetica è in vari modi orientata al sociale: cosa intende trasmettere con questo nuovo progetto?

Credo che un mero esercizio estetico da parte di un artista non possa definirsi arte, che è anche e soprattutto comunicazione. L'aspetto sociale legato alle problematiche umane è assolutamente fondamentale per me. Prima o poi ogni muro cade, progetto inserito nelle iniziative del Comune di Milano, della Provincia e della Regione Lombardia per la celebrazione del ventennale della caduta del Muro di Berlino, è un'asserzione che in sé circoscrive una speranza, un'azione diretta, un'immagine che si frantuma e disperde i propri frammenti a terra (frammenti rappresentati dalle opere di ogni singolo artista), ma che sottintende anche un'azione intima ed introspettiva che ogni individuo dovrebbe affrontare per demolire al proprio interno quelle sottili pareti che, inesorabilmente, si elevano.

Quanto la parola ha voce in capitolo in questa nuova installazione?

La parola, in quanto principale espressione della ricerca verbo visuale, che da sempre mi ha interessato, è naturalmente anche presente in questo nuovo progetto. Molti artisti hanno infatti lavorato sull'interazione tra poesia visiva e pittura, tra parole e scultura, tra numeri ed informazioni.

Resto molto colpita dalla Sua versatilità e da quanto il Suo occhio veda al di là: qual è l'ultimo spunto inserito tra le pieghe nascoste in questo ultimo progetto?

Gli artisti contemporanei che ho invitato ad intervenire per questo progetto hanno creato opere che travalicano i confini per unirsi in uno spazio ideale in cui ogni muro viene infranto ed i cui frammenti, come meteore, ricongiungono ciò che l'uomo ha voluto dividere. Questi frammenti sono a stretto contatto con la terra, in questo caso con la pavimentazione della Galleria del Corso di Milano, luogo in cui è presentata l'installazione site-specific.

Chiunque abbia modo di passare per Berlino resta estremamente affascinato dall'aria fresca che si respira: posto che sia stata la frammentazione in due di questa città ad averle conferito quest'atmosfera, per quanto, secondo lei, si potrà mantenere?

Ricorderò sempre quella giornata memorabile del 1989 (anche perché dopo solo un mese sarebbe nata mia figlia!) e le incredibili aspettative che essa lasciava intravedere e che purtroppo solo in parte ha potuto mantenere. Nel nuovo millennio nuove minacce, anche se già latenti nel nostro passato, si sono affacciate all'orizzonte della Storia: l'11 settembre, il riscaldamento globale, la crisi dell'economia con la relativa recessione.
Purtroppo non ho mai potuto visitare Berlino, anche se ho in programma un viaggio a gennaio proprio in quella città in occasione di un grande evento mondiale dedicato all'arte caotica, a cui sono stato invitato. L'eccitazione a cui lei fa riferimento mi ricorda quella che si provava all'inizio degli anni '70 in Spagna dopo il periodo franchista: cinema, arte visiva, moda: ogni attività creativa ebbe in quella nazione ed in quel dato periodo storico uno slancio che, credo, solo nella Berlino post-muro si sia nuovamente verificato.


La tematica della caduta del muro di Berlino è solo un'occasione o una scelta ben precisa da parte Sua?

E' stata sia una cosa che l'altra. L'occasione si è verificata quando da Plaza, che ha organizzato l'intero evento, è arrivato l'invito a partecipare a un originale percorso espositivo open air nel centro storico di Milano che avrebbe trasformato la città in un Museo a cielo aperto. In passato avevo già lavorato su questo tema e quindi la scelta è stata immediata. L'idea è stata quella di creare sotto la Galleria del Corso un grande mosaico collettivo di opere in movimento (tutte le opere sono infatti munite di rotelline) che delinea di volta in volta nuovi tragitti e nuovi spazi, che gli stessi visitatori potranno percorrere ed attraversare, così come la caduta del muro ha ridato vita, movimento, transito alle persone ed alle idee.

Tiziano Terzani sosteneva che l'oriente ha perso la sua anima da quando l'occidente l'ha invaso con la forza del suo messaggio superiore di modernità. In alcuni casi, non sarebbe forse giusto non abbattere tutti i muri?

Il muro può dividere ma può anche proteggere, è come un'arma a doppio taglio e come tutte le armi il problema non è tanto l'oggetto in sé, ma l'uso che se ne fa. La prima cosa da valutare sarebbe la sua necessità, necessità intrinseca all'idea di protezione, non protezionismo, di custodia, non divisione. Molti muri possono nascere tra le mura domestiche, soprattutto in camera da letto! A questo proposito ho realizzato anche l'installazione Doppio Singolo - come una partita di ping-pong, all'interno dell'Hotel Rosa in Piazza Fontana sempre per Plaza: una camera da letto che rappresenta concretamente la frattura, il rapporto di coppia conflittuale che spesso degenera creando lentamente, mattone dopo mattone, un muro oltre il quale l'orizzonte si delinea non più come una visione di due individualità che si incontrano, ma come due nuove singole linee d'azione che si fronteggiano, rimbalzandosi le responsabilità, i pensieri, le delusioni proprio come fosse una partita di ping-pong. Infatti Doppio Singolo prevede la costruzione, precisamente a metà del letto matrimoniale, di un vero muro di mattoni che separa, il luogo che di per sé rappresenta il nucleo della vita di coppia. Sulla parete, contemporaneamente, la proiezione di un NO che rimbalza, in continuo movimento, da una parte all'altra del muro, per sottolineare, pur nelle sue contraddizioni, un passaggio storico-sociale fondamentale nell'evoluzione del diritto della coppia di esistere, ma anche di annullarsi.

Il progetto ora ha concluso il suo corso col Comune di Milano, ma verrà spostato a Villa Pomini di Castellanza (VA) dal 28 novembre al 13 dicembre 2009.

Versione stampabile

» Intervista a Maggi su TGCOM
» Sito dell'artista
» Sito del progetto per la Biennale di Venezia
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