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Dada e Surrealismo: i rivoluzionari del novecento

Antonio Fontana - 28.10.2009

Curatore dell'attuale esposizione romana è Arturo Schwarz, storico dell'arte e saggista, che già nel 1961 presentò nella sua galleria (è la prima volta in Italia) i protagonisti del Dadaismo e del Surrealismo, ossia gli interpreti più significativi delle due avanguardie storiche: Arp, M. Berman, Brauner, Buchheister, Duchamp, Ernst, Farfa, Golyscheff, Gontcharova, Janco, Janousek, Larionov, Magritte, Man Ray, Martini, Masson, Matta, Picabia, Richter, Schad e Schwitters.

Il Dadaismo nacque in Svizzera, a Zurigo, nel 1916, da un gruppo d'intellettuali europei che vi si rifugiarono per sottrarsi alla guerra. La circostanza storica in cui il movimento ha origine è la prima guerra mondiale e il gruppo allora formatosi risulta costituito da Hans Arp, Tristan Tzara, Marcel Janco, Richard Huelsenbeck e Hans Richter.
Esordirono ufficialmente il 5 febbraio 1916, in concomitanza con l'inaugurazione del Cabaret Voltaire fondato dal regista teatrale Hugo Ball. Le serate al Cabaret Voltaire non erano molto diverse dalle serate organizzate dai futuristi in Italia: in entrambi i movimenti vi erano infatti gli intenti di meravigliare con performances inusuali e provocatorie e di creare quindi un modo nuovo ed originale di proporre l'arte.
Futurismo e Dadaismo ebbero diversi punti in comune: il più evidente era l'intento dissacratorio e la ricerca di meccanismi nuovi del fare arte. Ma si evidenziò tra i due movimenti anche qualche punto di rilevante differenza, principalmente il diverso atteggiamento nei confronti della guerra: i futuristi erano favorevoli, mentre i dadaisti erano contrari.
Dada, parola che identificò il movimento, non aveva alcun significato. Era il rifiuto verso ogni atteggiamento razionalistico, il rigetto della razionalità èra innegabilmente provocatorio, e usato come un ariete per demolire le convenzioni borghesi che ruotavano intorno all'arte. I dadaisti, fecero del loro atteggiamento dissacratorio l'arma più efficiente capace di rinnegare ogni tipo di razionalità, ma non disdegnarono qualsiasi altra forma per arrivare a tale scopo.
Il movimento, si diffuse in Europa soprattutto in Germania e quindi a Parigi, ma rimase ben circoscritto e delimitato in area europea. Parallelamente l'esperienza dadaista americana nacque dall'incontro tra alcune notevoli personalità artistiche: il pittore francese Marcel Duchamp, il pittore e fotografo americano Man Ray, il pittore franco-spagnolo Francis Picabia e il gallerista americano Alfred Stieglitz.
La vita del movimento fu breve. Il dadaismo aveva l'obbiettivo di distruggere una concezione vecchia e desueta dell'arte, una funzione che svolse in modo eccellente con il proposito di una trasformazione. Ciò avvenne tra il 1922 e il 1924, quando il Dadaismo scomparve ed ebbe origine il Surrealismo.

Fu padre teorico del Surrealismo il poeta Andrè Breton che, influenzato dalle teorie dell'interpretazione dei sogni di Freud dopo aver letto gli scritti dello psicoanalista, arrivò alla conclusione di non accettare che il sogno (e l'inconscio) avesse avuto così poco spazio nella civiltà moderna e pensò quindi di fondare un nuovo movimento artistico e letterario in cui il sogno e l'inconscio avessero un ruolo fondamentale.
Nel 1924 il primo Manifesto del surrealismo definisce un automatismo psichico quel processo in cui l'inconscio, quella parte di noi che emerge durante i sogni, affiora anche quando siamo svegli e ci permette di associare libere parole, pensieri e immagini senza freni inibitori e scopi preordinati.
Da qui il pensiero surrealista si manifestò spesso come ribellione alle convenzioni culturali e sociali, e venne concepito come una trasformazione totale della vita, attraverso la libertà di costumi, la poesia e l'amore.
Il più longevo fra le avanguardie storiche, il Surrealismo si diffuse capillarmente in tutto il mondo rendendo la sua storia molto variegata rispetto a movimenti circoscritti nel tempo e nello spazio come il dadaismo o il futurismo. L'attività del primo gruppo surrealista parigino, gravitante intorno ad André Breton, vide la partecipazione di un gran numero di scrittori e artisti di diverso orientamento, spesso in conflitto tra loro e con la guida teorica del movimento.

In definitiva, Dada e Surrealismo furono due movimenti dell'avanguardia storica capaci di non limitarsi ad una rivolta visiva, ma a sostenere invece una rivoluzione culturale, nel senso di rivoluzione continuata e d'abolizione della contraddizione tra teoria e pratica; gli altri movimenti di quegli anni invece proponevano solo piccole variazioni delle teorie artistiche, limitandosi alla ricerca di una nuova tavolozza pittorica o di un'inedita strutturazione dei volumi. Questi movimenti suggerivano una nuova filosofia della vita che confutava, tra l'altro, anche il senso della sperimentazione puramente formale: l'artista era ingabbiato in un ruolo privilegiato dalla sua competenza e vittima consapevole della divisione del lavoro, stato del quale doveva necessariamente liberarsi.
Dadaismo e Surrealismo sono stati la rottura responsabile e risolutiva di una tradizione accademica che imperversava e che necessariamente avevano lo scopo di un rinnovamento radicale dell'arte.

Oggi, la mostra al Vittoriano di Roma ci permette di ammirare opere storiche come: la Ruota di Bicicletta (primo Readymade 1913), la Gioconda con i Baffi e L'Orinatoio trasformato in fontana di Marcel Duchamp, il metronomo con l'occhio (Objet indestructible) di Man Ray, il castello sospeso (Le Chateau des Pyrenees) di Magritte, tra i maggiori, ma anche un'ampia serie di opere d'artisti meno noti visto che le sperimentazioni di tutti furono fondamentali a dare un contributo di rinnovazione culturale e artistica. Tanti quindi gli artisti in mostra, per citarne alcuni: Jean Arp, Giorgio De Chirico, George Malkine, Man Ray, Joan Miró, Pablo Picasso, Eileen Agar, Jacqueline Lamba Breton, Alexander Calder, Salvador Dalì, Marcel Duchamp, Max Ernst, Alberto Giacometti, Paul Klee, René Magritte, Robert Medley, Joan Miró, Henry Moore, Francis Picabia e Pablo Picasso. Una mostra ricchissima di opere e, come sottolineano gli stessi organizzatori, volutamente un po' caotica, capace di ripercorrere le diverse notissime mostre che fecero la storia di questi due movimenti.

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