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Fiera del libro di Torino 2008 - Joe R. Lansdale e il segreto del suo successo

Andrea Sottero - 13.05.2008

Piacevole e frizzante. Due aggettivi che descrivono bene l'incontro di Joe Lansdale con i suoi lettori. Ma soprattutto è stato un incontro nel senso più autentico della parola. Quasi un dibattito tra un bravissimo Carofiglio nella veste di moderatore, il pubblico e il grande scrittore. Un aspetto non da poco se si pensa che, di norma, questo tipo di conferenze prevede lunghe (e talvolta, per quanto precise e autorevoli, noiosissime) presentazioni dell'ospite e ben poco spazio alle domande di chi siede in platea.
Lansdale, d'altra parte, si trova del tutto a suo agio, si compiace di avere i suoi lettori così vicino, dà l'idea di essere contento di spiegare alcuni dettagli dei suoi romanzi e di poterlo fare raccontando tasselli importanti della sua vita. Parla del suo rapporto con le arti marziali, che gli hanno insegnato il controllo e la disciplina che applica anche alla scrittura. Fare lo scrittore, per lui, è un lavoro: è pagato per farlo e questo, oltre ad avergli dato molte soddisfazione professionali, lo ha aiutato a trovare ogni giorno l'entusiasmo giusto. In fondo, dice, non è particolarmente importate la quantità di tempo che dedica alla scrittura (di solito tre ore al giorno o poco più), ma la concentrazione che riesce a raggiungere in quel momento.

Lo scrittore spiega poi il significato profondo del tema della violenza che così spesso si ritrova nei suoi libri: quelle scene vanno viste innanzitutto da un punto di vista metaforico, vanno lette come un modo efficace di rappresentare il subbuglio interiore dei personaggi. D'altra parte, la violenza è raccontata in modi differenti a seconda dei libri, a volte in modo realistico, a volte in modo volutamente esagerato, quasi come si trattasse di cartoni animati. Ma la narrativa, anche nel suo non essere sempre realistica, finisce spesso per essere più autentica della descrizione veritiera dei fatti, perché ha un peculiarità straordinaria: la possibilità di veicolare le emozioni che tutti noi proviamo.

Del libro che è venuto a presentare alla Fiera del Libro, "Il carro magico", un romanzo scritto ai tempi degli esordi e pubblicato solo ora in Italia dall'editore Fanucci, spiega la ragione per cui lo considera il suo libro preferito: in quelle pagine ha cercato di ritrovare e di rappresentare la voce di suo padre e non è un caso che la storia sia ambientata nel 1909, vale a dire l'anno di nascita del genitore. Spiega come suo padre non fosse un letterato, come anzi non sapesse né leggere né scrivere. Tuttavia è stato per lui un grande eroe, un modello da cui imparare le cose importanti della vita, capace di prendere posizioni forti e di insegnargli a prenderne. Anche in quest'opera, come in molte altre, il lettore ritrova la presenza della tempesta. Lansdale ne spiega il fascino, lo ricollega alla possibilità di parlare di un elemento dalla forza straordinaria e devastante e per certi versi misteriosa. Ma ricorda anche come la natura sia sempre stata presente nella sua vita e come lui stesso sia stato in più di un'occasione testimone diretto, nel suo Texas, della potenza dei tornado.

Lo scrittore ha salutato i suoi lettori facendo un'anticipazione importante: sta preparando due nuovi capitoli alle sue saghe e uno di questi sarà ambientato proprio in Italia, a Bologna. Non rivela nient'altro, ma dal suo sorriso malizioso si capisce che ne leggeremo delle belle.

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