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L'ultimo dei bravi ragazzi

Oscar Barone - 06.09.2007

Il giovane Marco Bolzani è un ragazzo che scappa di casa, non appena riesce a riconoscere dentro di sé la spinta che lo porta verso la strada. Non l'infinito, illogico e immaginifico viaggiare di Kerouac; ma i viottoli della città, laddove l'agglomerato urbano spinge a rendere promiscuo ogni possibile spazio calpestabile, e quindi possibile fontana di potere.
Il potere degli anni settanta, per i sette giovani che formano la banda di Marco, è l'avere abbastanza soldi da soddisfare ogni loro capriccio. Con lo spaccio di marijuana, Marco ed i suoi incontrano il lato più oscuro e freddo dello zio Tony: mafioso senza scrupoli, affettuoso marito, è il collegamento locale con la mafia. A Tony servono dei ragazzi che formino il termine ultimo di una nuova sostanza che certo spopolerà: la cocaina.
Ecco quindi i giovani essere investiti da un fiume di danaro (la cocaina si insinuerà nella società americana a tal punto, da essere considerata una minaccia nazionale), ma soprattutto da inedite pressioni: l'implacabile sospetto in cui iniziano a calarsi, la paura che i forzieri vengano scoperti dalle aziende governative, l'invidia degli altri fornitori, tutto concorre a far crescere troppo in fretta l'età psicologica del manipolo di uomini.
Come ogni società di persone che si rispetti, vi è la presenza di una mela marcia. In questo caso uno di loro, cocainomane egocentrico, rovinerà l'equilibrio interno, mettendo a repentaglio la vita di tutti gli altri.
Sin dalle prime pagine di questo libro, infatti, si avverte chiaro un fatto: nel parallellismo tra la società vissuta e quella del commercio di sostanze illegali, non esiste il perdono. Solo la morte.
La morte si para davanti continuamente, grazie ad un linguaggio crudo senza alcun fronzolo, proprio come ci è capitato di vedere in The Departed di Scorsese. E non basta l'evidente intelligenza del protagonista principale, né tanto meno l'arguzia con cui il suo ricordo tenta di mitigare i caratteri dei vari concorrenti: dal mondo della mala ne emerge un ritratto comunque forte.
La storia d'amore tra Marco e Julia, portata più volte al punto di rottura dalle inspiegabili sparizioni del ragazzo, si protrae sì nel tempo come dovesse essere per sempre; ma con continui capovolgimenti e colpi di scena, rendendo ancora meglio un altro aspetto della vita mafiosa: una volta entrati nel giro e scoperto i (potenzialmente) infiniti legami che vi sono tra il potere e i soldi sporchi, non è più possibile chiamarsi fuori.
Nella fattispecie la definitiva rovina finale della vita del giovane, costretto a nascondersi in città sempre diverse, per fuggire da due agenti della DIA che lo stanno cercando per ucciderlo. La vita ridotta come un oggetto inanimato nelle mani delle compagnie aeree; l'impossibilità di poter stabilire un rapporto di vera amicizia, senza per questo mettere a repentaglio la vita delle persone con cu va in contatto; Marco diviene uomo cosiente di essersi imbarcato in una barca senza alcun timoniere.
Solo Tony conosce gli effettivi poteri in gioco. Ma questo lo lasciamo scoprire a chi vorrà acquistare il libro.
Da un lato puramente stilistico, oltre agli accenni sopraccitati, non c'è veramente nient'altro da dire. In un romanzo con tale crudezza, d'altronde, non bisogna aspettarsi che una trama serrata, aggrovigliata, esplicata in pochissime parole, di immediata presa sul lettore.


Titolo:L'ultimo dei bravi ragazzi
Autore: John Carbone
Casa editrice: Newton Compton Editori
Pagine: 295
Anno: 2007

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