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Omaggio ad Aroldo Tieri: un padrone di casa del teatro italiano.

Isabella Sala - 16.02.2007

Il 26 dicembre scorso è morto, a Roma, Aroldo Tieri, attore e molto più. Pronunciare il suo nome significa evocare buona parte dello spettacolo italiano degli ultimi sessanta - settant'anni.
Talento duttile e trasversale, passato dal teatro al cinema, dalla tv alla radio, Tieri nasce a Corigliano Calabro, Cosenza, nell'estate del 1917. Il padre Vincenzo è un noto drammaturgo, giornalista, critico teatrale, nonché fondatore del Corriere del teatro. Le conversazioni che il giovane Aroldo intrattiene in casa, con il padre, lo inducono a iscriversi all'Accademia d'Arte Drammatica Silvio d'Amico, a Roma. Ottenuto il diploma nel 1937, esordisce nella Francesca da Rimini di D'Annunzio. Dal '38 al '41 recita in testi di Shakespeare, Puget, Testoni e Lodovici per la Compagnia dell'Eliseo.

Contemporaneamente si dedica al cinema, nel 1939 è diretto da Mattoli in Mille km al minuto, poi da Carmine Gallone in Manon Lescaut. Così, in pieno regime fascista, arriva a ritagliarsi un proprio ruolo macchiettistico in numerose commedie dei telefoni bianchi, interpretando il fidanzato geloso, e lavorando per numerosi registi. (Zampa, Alessandrini, Bonnard, Mastrocinque, C. L. Bragaglia)
Nel dopoguerra torna al teatro, comparendo nelle commedie impegnate e leggere di Pirandello, Salacrou, Barry e Greene, e nel teatro di rivista di Garinei e Giovannini, al fianco di Totò, Gino Cervi, Walter Chiari ed Anna Magnani.
Tra gli anni '50 e '60 é ancora la volta del cinema, per cui arriverà ad interpretare oltre cento film con registi del calibro di Corbucci, Steno, Monicelli, Germi, Soldati, Costa, Bianchi, facendo spesso da spalla a Totò. Agli anni '50 risale anche l'esordio televisivo, con gli sceneggiati Foresta pietrificata, Le avventure di Nicola Nickleby, Canzonissima edizione 1960/61, cui segue l'approdo alla radio con i radiodrammi Racconti Romani, dall'opera di Moravia, e il programma Gran Varietà, dove, insieme alla moglie Giuliana Lojodice, interpreta la coppia romantica, colta e snob di Leonida ed Esmeralda.
A partire dal 1965 forma la Compagnia Tieri-Lojodice e torna definitivamente al teatro proponendo, per oltre trent'anni, un repertorio nutrito e raffinato. I grandi classici di Shakepeare, Molière, Pirandello e Shaw mettono in luce il suo talento poliedrico e con la sua interpretazione di Arcetri in Un marito di Svevo del 1984, si procura il Premio Armando Curcio cui segue il Premio Renato Simoni alla carriera. L'ultima apparizione in scena risale al 1999 con L'amante di Marguerite Duras, mentre nel 2001 è preso in considerazione da Benigni per il ruolo del Giudice in Pinocchio, personaggio poi interpretato da Corrado Pani.

Il sintetico resoconto di una carriera così ricca e variegata non basta a rendere ragione di quel "protagonista capace di calamitare gli occhi e i sensi di chi lo guarda" che è l'attore secondo Aroldo Tieri e che Aroldo Tieri é stato da attore. Bisogna, invece, aver avuto la fortuna di imbattersi nel suo Leone Gala, nel suo Misantropo o nel suo Arcetri, per capire l'eleganza e l'aplomb da gentiluomo vecchio stampo che lo hanno caratterizzato, e che inducono ad annoverarlo fra i padroni di casa del teatro italiano.
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Indice immagini: da sinistra a destra due ritratti di Tieri in epoche differenti, in coppia con la moglie Giuliana Lojodice, Tieri alla radio, Tieri come spalla di Totò.

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