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Capriole in salita di Pino Roveredo

Irene Spagnuolo - 23.10.2006

"Oggi se qualcuno mi dice che la vita si vive una volta sola, io posso raccontargli che no, la puoi far girare anche due volte, si, anche due volte".

Il racconto autobiografico di Pino Roveredo si legge d'un fiato. Acuto, impietoso, schietto e semplice Roveredo sembra un cronista, un osservatore che registra fatti, date, volti, situazioni e non vuole avventurarsi in analisi psicologiche. La verità è che queste ci sono ma stanno pudicamente tra le righe, non vogliono accompagnare il pensiero del lettore, non cercano la ribalta per confondere o attenuare gesti e parole.

Pino Roveredo narra e lo fa con la forza e la lucidità di chi sa guardarsi dentro e affrontare la realtà. Ci conduce nell'abisso dell'alcool, del carcere, dei ricoveri in ospedale psichiatrico. Si presenta uomo nella dignità perduta di una bottiglia di vino, morta nell'assenza di volontà, violentata dalla cieca dipendenza. Giù, fino alle allucinazioni, dove non ami gli altri perché non ami te stesso, dove vive e impera solo l'urgenza della disperazione.

Il viaggio è lungo. Parte dall'infanzia con i genitori sordomuti, dalla povertà al collegio da dove poi fugge, attraversa la giovinezza e arriva al matrimonio e ai figli. E' un crescendo di drammaticità e nello stesso tempo la ripetizione fino allo sfinimento del copione del nulla. L'alcolismo, rifugio o ribellione, diventa il padrone assoluto che annienta ogni cosa... il resto ruota intorno, sembra non fare breccia, galleggia in quel liquido maledetto. La descrizione che Roveredo fa di esperienze e momenti riflette perfettamente lo stato d'animo del tempo in cui li ha vissuti : li riproduce infatti attraversati e sentiti da una mente e da un cuore alterati e sconvolti... Emotivamente belli, forti, importanti o atroci ma appunto vissuti senza controllo, con una partecipazione viziata dalla schiavitù. Dalla storia si ha l'impressione che tutto ciò che è stato, mentre è stato, lo colpiva, lo affascinava o lo turbava per un tempo velocissimo poi finiva con i gomiti sul bancone di un bar, non lo strappava dall'oblio. Forse sono stati intensi e furiosi i ricordi rielaborati poi, con i sensi ritrovati...

Credo infatti che Pino Roveredo abbia compiuto, scrivendo la sua vita, un cammino per ritrovarla dentro di sé e per fare pace con i fantasmi. E' un libro coraggioso e forse "liberatorio". Certamente è una testimonianza bellissima di rinascita. Non fa sognare il lieto fine e non è mai stucchevole, tiene in ansia fino all'ultima riga, non indulge benevolmente, non nasconde nulla. Forse non può. Per esorcizzare il passato o il male, deve scrivere la verità.

Roveredo trova nell'amore la seconda opportunità, capisce che la vita può essere vissuta ancora una volta e quello che è stato diventa una forza per rialzarsi, per credere, per riappropriarsi della propria essenza, per salvarsi. L'angoscia, i tormenti, la povertà, lo smarrimento, il silenzio di un'infanzia d'affetto fatto di gesti, le lacerazioni e la rabbia potrebbero far naufragare ma non accade. C'è una luce ancora e Roveredo la insegue, lascia che rischiari la strada che può portarlo al futuro...

Questo è il mistero meraviglioso della vita, tutto è scritto nella sua anima, tutto ha lasciato una traccia e tutto si ricompone nel pensiero. Tutto ha trovato posto anche se sembrava che un bicchiere pieno o il dolore o la solitudine interiore potessero spazzar via tutto.
Lettura intensa, appassionante. Il linguaggio fluido, a tratti, duro e brusco, è un felice veicolo di spessore umano : ci consegna intatte la sofferenza, la lotta, la quiete. E lancia un grido di meravigliosa speranza.
Un grande libro : da uno spaccato di vita ad un'opera letteraria con l'atmosfera speciale dell'autenticità di ogni sensazione, di ogni anelito, di ogni lacrima, di ogni sorriso. Orrore e buio, passione e dolcezza, vigore e carica umana tra le pieghe dell'umanità di un carcere, di un manicomio, di un'osteria, di una strada... E poi l'amore vero, quello che apre le porte, che rasserena, che scalda e ridona un volto, un'identità, un senso.

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