ABCiofeca. ''Joan Lui'', il delirio retorico di Adriano Celentano

Fabrizio Rigante - 23.06.2014 testo grande testo normale

Tags: Adriano Celentano, ABCiofeca

Joan Lui, il nuovo messia, inveisce contro la guerra, la criminalità, il razzismo e la povertà, scatenando balletti di massa e controllando l’opinione pubblica attraverso sporadiche comparse in televisione durante le quali può permettersi anche di restare in silenzio

Ma un giorno nel paese arriva lui di lunedì. Joan Lui (Adriano Celentano) arriva con un treno a cui «hanno fregato le rotaie» in un mondo devastato dalla violenza, dal razzismo e dalla politica. Joan Lui, il nuovo messia, veicola con la musica il suo Verbo di liberazione dalle piaghe che affliggono l'umanità e con delle sporadiche comparse televisive in cui anche il silenzio riesce a comunicare. Il culmine del successo giunge con la morte in diretta e la conseguente resurrezione, prima dell'apocalisse finale.
La megalomania di Adriano Celentano tocca le stelle in questo polpettone contaminato di religione, di politica, di musica e di tutti i più stupidi luoghi comuni infarciti di retorica populista. Più che un film, uno show televisivo con una pseudo-trama che vede Celentano nei panni del nuovo Gesù Cristo. Proprio attraverso le comparse televisive, Joan Lui riesce, con una retorica spicciola e di una banalità allucinante, ad aggregare la massa attorno a sé.
E lo fa attraverso discorsi come questo:
«La gente, poverina, si dimentica che non bisogna uccidere. E allora glielo devi ricordare con un suono nuovo. "Non uccidere" è un classico. Non esiste un altro modo per far capire alla gente che non deve uccidere. C'è solo quella parola lì. Quindi se voi vi alzate e ci mettete tutte le vostre forze e credete nella potenza dell'universo che è dentro a ognuno di voi, allora potrete andare davanti alla telecamera e gridare "Non uccidere". Sì, dico a te: non uccidere. Se tu uccidi è dentro di te che incomincia a morire qualcosa.»
La retorica di Joan Lui non è la retorica del profeta del Ventesimo secolo ma è la retorica dello stesso Celentano. Joan Lui, più che la reincarnazione di Gesù Cristo, è l'alter-ego di Celentano, non un messia ma uno show-man che conosce a menadito le logiche del business e che sa come radunare attorno a sé gli adepti per combattere, a suon di frasi fatte e di balletti kitsch, quelli che, secondo lui, sono i problemi dell'uomo.
«Il mondo» dice Joan Lui durante il suo ultimo intervento, «è un insieme di corporazioni che formano tutto intorno alla crosta terrestre come uno spessore di merda stratificato su tutte le nazioni. E questa merda l'avete messa voi. Dal principio avete formato i partiti, ognuno sotto un nome altamente ideologico, altrimenti come si potevano imbrogliare i popoli? Dobbiamo essere tutti uguali, dice uno di questi partiti. Nessuno deve essere inferiore all'altro. Solo così non ci saranno più poveri. Ma se nessuno è superiore vorrà dire che non ci sarà mai uno superiore, quindi dobbiamo essere tutti alti uguali, tutti grassi uguali, tutti con gli occhi celesti. […]
«Perciò è un'ipocrisia, quella dei partiti, quando dicono che vogliono eliminare i poveri. Certo, loro vogliono eliminarli. Infatti i russi e gli americani è questo che stanno studiando, stanno vedendo se possono eliminarli in un colpo solo. Allora voi mi direte: "La colpa è tutta dei partiti". No, amici: la colpa è solo vostra. I partiti all'inizio sono tutti in buona fede perché nascono sotto la spinta di un purificante momento di chiarezza che poi svanisce col subentrare di uomini sbagliati chiamati ad amministrare questi partiti. Ma dove sono questi uomini sbagliati? In mezzo a voi sono questi uomini sbagliati, in mezzo a voi e voi non li riconoscete e anzi vi confondete con loro, perché voi per primi siete dei criminali e dei disonesti, non avete voglia e volete il divertimento facile e incolpate i vostri capi che vi governano […].
«Voi li avete scelti con meticolosa attenzione i vostri leader e li avete innalzati, obbligandoli a pensare come voi e li avete uccisi come avete ucciso Cristo. E lo uccidereste ancora se lui fosse qui, anche per molto meno di trenta denari.»
Celentano, attraverso le parole di Joan Lui, vorrebbe farsi portavoce di un messaggio positivo, ma la banalità dei suoi monologhi e la messa in scena ridicola del suo pseudo-film lo rendono poco credibile. L'aggravante è il suo comportamento, a telecamere spente, dopo aver continuato con questi discorsi retorici e fini a se stessi. Parla di ecologismo in Rock Economy ma già in una puntata del Drive-In Gianfranco D'Angelo aveva sottolineato, pieno di sarcasmo, quanto Celentano fosse poco attendibile.
«Celentano si crede un dio», dice, «ma crocifiggerlo mi sembra eccessivo. […] Noi ti vogliamo bene, Adriano. Tu ti sei fatto carico di tutti i nostri peccati ma tu non sei colpevole, via! Tu sei soltanto vittima dell'inquinamento, del respirare il cemento, della pubblica ottusità […]. I cacciatori hanno detto che li hai danneggiati. Non è vero! Dopo il tuo discorso ci sono state centinaia di iscrizioni all'Arcicaccia […] Tu sei un uomo che ha sbagliato. Una volta si diceva "Chi sbaglia paga". Adesso è la Rai che paga chi sbaglia. Volevi farci credere che ti hanno dato duecento milioni di multa. Ma che sono per te, Adriano, duecento milioni? Alla prossima partecipazione te ne ridanno il doppio.»
D'Angelo si riferiva agli interventi, in occasione di Fantastico 8 (1987), in cui Celentano si era apertamente schierato contro la caccia e aveva invitato gli spettatori, alla vigilia di un referendum, a fare altrettanto. Puntualmente D'Angelo mostra le foto di Celentano e di Claudia Mori con delle pellicce, sottolineando così quanto le parole siano smentite dai fatti.
Tornando a Joan Lui, il film – scritto, diretto, musicato e interpretato da Celentano – costò prima ai Cecchi Gori e poi a Silvio Berlusconi, che lo produssero, ben 20 miliardi di lire, incassandone meno della metà. La prima versione, uscita nel 1985, durava 163 minuti, ridotta poi a poco più di due ore dallo stesso Celentano. Un progetto ambizioso che avrebbe dovuto confermare l'eclettismo del Molleggiato ma che di fatto lo allontanò dal cinema: Joan Lui è stato il suo ultimo film da regista, mentre come attore, dopo un flop di tali proporzioni, è tornato sul grande schermo solo altre due volte, nel Burbero e in Jackpot, peraltro solo perché c'erano dei preaccordi con i Cecchi Gori prima dell'uscita di Joan Lui.
Tanto ambizioso quanto eccessivo, Joan Lui rispecchia tutto il narcisismo di Celentano, incapace di fermarsi di fronte a manie di grandezza che sfiorano il ridicolo e il patetico, anche per la sua assoluta incapacità espressiva, in un volto che conserva per poco più di due ore la stessa maschera glaciale.
Allo spettatore odierno Joan Lui risulta irritante non perché la sceneggiatura sia infarcita di stereotipi dal significato prosciugato né perché i balletti siano ridicoli o perché il sound anni Ottanta sia irrimediabilmente obsoleto: è irritante perché Celentano intendeva costruire una macchina da soldi speculando sulla religione e, cosa ancora più grave, contraddicendo negli anni successivi proprio ciò che il suo alter-ego predicava.

LA BATTUTA PEGGIORE
«Devo seguirti!»
«E perché?»
«Il perché è semplice: perché deve seguirmi.»

LA CRITICA
«Un madornale videoclip fondato sullo choc visivo, stracolmo di musica, con scenografie monumentali, montaggio elaborato. Una vera sagra del kitsch anche a livello ideologico.» (Morando Morandini)

«Grazie ai soldi dei Cecchi Gori Celentano mette in scena il suo personale delirio di onnipotenza, una personale rilettura del cristianesimo in musical. Scritto, montato, sceneggiato, musicato, interpretato e diretto con assoluta mancanza di qualsiasi misura e pudore, il film è un delirio finto-apocalittico che riesce a elencare, banalmente, i peggiori luoghi comuni del qualunquismo.» (Paolo Mereghetti)

Lingua originale: italiano
Paese di produzione: Italia
Anno: 1985
Durata: 163 min; 133 min (versione cinematografica ridotta); 125 min (versione home video)
Colore: colore
Audio: codifica 2.1
Genere: musical, religioso, drammatico, grottesco
Regia: Adriano Celentano
Soggetto: Adriano Celentano
Sceneggiatura: Adriano Celentano
Produttore: Mario e Vittorio Cecchi Gori
Casa di produzione: C.G. Silver Film, Extra Film Produktion
Distribuzione (Italia): C.D.E. - Columbia Tristar Home Video
Fotografia: Alfio Contini
Montaggio: Adriano Celentano
Effetti speciali: Giovanni Corridori
Musiche: Adriano Celentano, Pinuccio Pierazzoli, Ronny Jackson, Gino Santercole
Scenografia: Lorenzo Baraldi
Costumi: Elena Mannini
Cast: Adriano Celentano (Joan Lui), Claudia Mori (Tina Foster), Marthe Keller (Judy Johnson), Federica Moro (Emanuela Carboi), Edwin Marian (Cap. Arthur), Gian Fabio Bosco (Winston).


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