ABCiofeca. ''Amore 14'', le illusioni ipocrite di Federico Moccia

Fabrizio Rigante - 22.04.2014 testo grande testo normale

Tags: ABCiofeca, Federico Moccia

Il punto più basso dei film di Moccia, incapace di essere diverso da se stesso. Se Carolina fosse reale sarebbe una baby-prostituta

«Non è bello quello che fate in questi film per dementi, secondo me, per menti proprio inutili. Moccia dice che io non ho visto i suoi film, invece io qualcosa l'ho vista. Poi gli vorrei chiedere cosa c'è da vedere nei suoi film, alla fine. Secondo me niente. È solo un messaggio per le nuove generazioni, che sono già abbastanza rincoglionite. Ci mancavano anche i suoi libri e i suoi film.»

Con queste parole Pino Scotto si rivolse a Federico Moccia durante una puntata del "Chiambretti Night" in occasione dell'uscita di Amore 14 nelle sale. Se da un lato Pino Scotto potrebbe risultare poco attendibile per la scurrilità del suo linguaggio e per la pochezza di mezzi espressivi, dall'altro lato non può che essere condivisibile il suo attacco diretto a Moccia, caso più unico che raro di regista che trae i film dai suoi stessi romanzi e di cui sarebbe impossibile dire se sia peggiore alla regia che come scrittore.
I tempi d'oro di Tre metri sopra il cielo e Ho voglia di te, non diretti da Moccia, sono ben lontani quando si assiste all'ipocrisia che pervade ogni singolo minuto di Amore 14, spacciato per innocuo film per adolescenti (perlopiù femmine), dietro cui si celano messaggi dalla moralità discutibilissima. È quindi ben più lodevole – a suo modo – un film sincero come Albakiara, nudo, crudo, violento e pessimista, che il falso buonismo di Moccia e dei suoi filmetti adolescenziali.
Amore 14 va oltre l'umana tolleranza e il buon senso; esalta il cattivo gusto, provoca irritazione ma soprattutto genera un senso di costernazione di fronte al nulla e di fronte proprio a quel messaggio falsamente celato a cui si riferiva Pino Scotto: l'istigazione al sesso, a cui si aggiunge – cosa ancora più raccapricciante – l'aver scelto un'età in cui certe idee non dovrebbero nemmeno essere concepite. Al di là del messaggio, Moccia non riesce mai a fare nulla di buono, deridendo se stesso, riprendendo i suoi stessi modelli e moltiplicandoli, fino ad arrivare all'autoreferenzialità, che gli fa perdere – pur non essendo determinante per il giudizio finale – ogni tipo di credibilità. Il modo peggiore per iniziare un film è proprio quello scelto da Moccia in Amore 14: un'irritante voce fuori campo di una ragazzina con una pessima dizione che palesemente non ha quattordici anni; una voce che in maniera didascalica racconta il film anziché mostrarlo.

«Sai quando ti guardi intorno e ti sembra più bello: gli alberi più verdi, il cielo più blu e tutti ti sono simpatici… Ecco, è proprio una di quelle giornate.»

Moccia non ha paura degli stereotipi, ma anzi li adora, perché non avendo alcuna fantasia, non avendo alcuna capacità creativa in senso assoluto, prende tutti i luoghi comuni partoriti dal cinema o dalla letteratura o dai suoi stessi romanzi e li riutilizza, senza preoccuparsi di apparire poco originale. Quindi dire che il cielo è blu e che gli alberi sono verdi non è uno stereotipo, secondo Moccia, ma è una frase attribuibile a una quattordicenne. Non importa se dopo un paio di minuti risulterà antipatica allo spettatore con un briciolo di cervello, che eppure non è lo spettatore medio dei film di Moccia. E anche le battute scontate, per Moccia, saranno accettabili. Anche quando Carolina detta Caro, la protagonista di Amore 14, si permette di fare questa battuta, parlando della sua carta d'identità:
«Sesso? Il mio o se l'ho mai fatto?»

Una delle scene che già spalancano i cancelli dell'orrore mocciano capita proprio all'inizio. Carolina sta raccontando alle sue amichette un episodio che le era capitato l'estate precedente. Lei era con gli amici del mare e c'era anche Lorenzo, «un fico pazzesco». Erano in un bosco e a un certo punto era arrivato «il guardiano» (del faro? Del bosco? Non si capisce) e i ragazzi erano scappati. Carolina e Lorenzo si rifugiano in una grotta. Il guardiano arriva, guarda verso la grotta ma invece di entrare, come farebbe anche un organismo microcefalo, se ne va, come se la grotta non fosse il solo nascondiglio probabile. Lì dentro, Lorenzo inizia a slacciare la cintura a Carolina. Poi si ferma e le domanda:
«Posso?»
E Carolina, tutta compiaciuta mentre racconta il fatto alle amiche, dice:
«Sì.»
Al che le amiche la tempestano di domande.
«Non ci credo! E poi?»
«E poi mi ha toccata lì.»
«Come ha fatto? Ti è piaciuto?»
«È che mi ha fatto… il solletico.»
«È che ti ha toccata male.»
«Cioè?»
«Perché non sapeva quali sono i punti giusti.»
«Perché? Quanti ce ne sono di punti giusti?»

Il problema non è la verosimiglianza di questi dialoghi. Il problema – molto serio, al vertice del quale Moccia non vuole arrivare – è attribuire queste parole a delle quattordicenni e soprattutto spacciare l'approccio di Lorenzo per qualcosa di innocente.
Questo concetto non può che essere rafforzato dalle insensate scene successive. Carolina è preoccupata perché, alle porte del liceo, non è informata sul sesso, così prima cerca di comprare da un'edicola un giornale porno (un «pornale»), mandando poi sua sorella (che farà la spia con i genitori) al suo posto, e poi andando in una libreria, alla ricerca di un libro di educazione sessuale. Qui conosce Massi (reincarnazione di Riccardo Scamarcio, alias Step in Tre metri sopra il cielo), che le compra un CD, la porta in giro sul motorino – e lei abbocca, pur conoscendolo da nemmeno ventiquattro ore – e poco dopo le regala una stella! Come sia possibile tutto ciò non si spiega ma sta di fatto che Massi scompare perché Carolina perde il cellulare e intanto gli stereotipi e le ossessioni mocciane ritornano: la classe, i professori severi, il deficiente (che in Classe mista III A era l'irritante Alessio Maria Federici, alias Giuliano) che prende di mira il secchione di turno eccetera.
Altri stereotipi: il nonno moderno aggiornato sulla musica, che conosce gli Oasis, Beyoncé e Dolcenera. Oppure il padre di Carolina che per un ritardo si mette a sbraitare in maniera spropositata.
Non sono questi, però, gli aspetti peggiori. La cosa più disgustosa è che Carolina e le sue amichette sono ossessionate dalla scoperta del sesso e che per placare la loro curiosità prima vanno su Internet, poi scattano delle foto a dei maschi che si fanno la doccia; e infine si riuniscono per leggere dei libri sul sesso, guardando addirittura dei disegni di membri virili.
Dire che è raccapricciante è riduttivo. Tra l'altro la purezza e l'innocenza ostentate da Carolina sono in netta contraddizione con tutto ciò che fa: ad esempio baciare tanti altri ragazzi dopo aver perso Massi (e senza frequentarne uno con assiduità); parlare spesso di sesso con le sue amiche, come se i genitori fossero delle entità incapaci di dare spiegazioni sufficienti; oppure riunirsi con ben altre sette amiche per parlare di circoncisione e di punto G.
Secondo Moccia, quindi, le quattordicenni non solo sono incuriosite dal sesso ma non hanno nemmeno una vaga idea di cosa sia, trascurando l'esistenza di Internet, dei film – non di quelli pornografici, vietati ai minori – e di libri che, in un modo o nell'altro, trattano l'argomento in maniera alquanto semplice e che rendono l'argomento fruibile e comprensibile a chiunque, facendolo entrare nel bagaglio culturale comune.
Ma al di là del chiodo fisso di Carolina e delle sue amiche, è tutto il resto che non c'entra nulla. Amore 14 non ha né capo né coda, abortisce ogni logica, qualsiasi cosa abbia a che fare con la razionalità e con il buon senso – oltre che, come già detto, con il buon gusto. E Moccia, di cattivo gusto, ne ha parecchio: condisce le scene con musiche da commediola leggera, dimenticando che delle quattordicenni stanno spiando dei maschi nudi e che la sua protagonista ha cercato di comprare un giornale porno.
Tornando all'incontro-scontro tra Pino Scotto e Moccia, durante quella puntata del "Chiambretti Night" Flavia Roberto (Claude, una delle migliori amiche di Carolina), ribatte alle accuse in questa maniera:
«Accetto il suo parere però non lo condivido, nel senso che Federico Moccia rappresenta questa generazione. Questo credo che sia il film, secondo me.»
Una generazione falsamente innocente e falsamente pura; una generazione uguale a quelle già rappresentate in passato da Moccia, tanto da essere autoreferenziale (su tutti il caso della classe e di Massi, fotocopia di Step). Non è una rappresentazione generazionale bensì un'illusione generazionale. Moccia costruisce illusioni, realtà mielose e rassicuranti già viste in passato; situazioni e personaggi improbabili o figli di vecchi cliché della commedia italiana.
Ogni film è sempre più straziante e ogni romanzo è sempre peggiore di quello precedente. Federico Moccia riesce nell'epica impresa di peggiorare sempre di più, incapace di allontanarsi da se stesso e dai propri fantasmi, incapace di guardare al di là dei propri orizzonti.
Forse un giorno Moccia sarà ricordato come l'Ed Wood italiano per aver danzato così a lungo nei giardini della mediocrità. La differenza con Ed Wood, al di là del diverso contesto storico, sta nell'impegno e nella passione del regista americano, pur disponendo di pochissimi mezzi e di attori mediocri, e nella ricerca sfrenata del business da parte del figlio di Pipolo – il regista di Panarea, archetipo dei film mocciani –, conscio che la banalità dei contenuti, i soggetti ripetuti fino alla nausea, l'edulcorazione eccessiva – tutti questi sono elementi che con la generazione di Facebook, del "Grande Fratello" e di "Uomini e donne" vanno a nozze, figli di una pigrizia intellettuale sprigionata non a caso dalla spazzatura televisiva, letteraria e, come nel caso di Amore 14, cinematografica.

LA CRITICA
«Nel Moccia-mondo, filiera artistica che procede a ritmi serrati, si ragiona per stereotipi e categorie perché è la velocità quello che conta. Velocità di fruizione e di ritmo di produzione, dove gli spazi più ponderati sono riservati alle operazioni di product placement e a quei marchi che garantiscono una visione del mondo nel nome della normalità, della leggerezza e del pronto consumo.» (Edoardo Becattini, Mymovies)

DATA USCITA: 30 ottobre 2009
GENERE: Commedia
ANNO: 2009
REGIA: Federico Moccia
SCENEGGIATURA: Federico Moccia, Luca Infascelli, Chiara Barzini
CAST: Veronica Olivier, Giuseppe Maggio, Beatrice Flammini, Flavia Roberto, Raniero Monaco Di Lapio, Pamela Villoresi, Pietro De Silva, Emiliana Franzone, Riccardo Garrone, Giulio Mezza, Daniele La Leggia, Leonardo Bugiantella, Vittoria Antonini, Andrea Maj Beretta
FOTOGRAFIA: Marcello Montarsi
PRODUZIONE: Marco Belardi per LOTUS PRODUCTION
DISTRIBUZIONE: Medusa
PAESE: Italia
DURATA: 95 Min


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