Addio a Cesare Canevari, la iena del cinema italiano di genere

Giulio Ragni - 27.10.2012 testo grande testo normale

Tags: cesare, canevari, morte

È scomparso Cesare Canevari, regista milanese che ha dato un contributo determinante al cinema italiano di genere degli anni 60/70

Ci sono autori che entrano nella storia del cinema dalla porta principale, con tutti gli onori, ed altri che invece fanno un lavoro oscuro, ma prezioso, e che meritano di uscire dall'oblio a cui sembra destinarli il nostro tempo onnivoro e affamato di eterno presente. Tra i secondi merita di entrare Cesare Canevari, regista e produttore milanese scomparso il 25 ottobre scorso, un nome che a molti non dirà nulla, ma che ha contribuito in maniera determinante allo sviluppo di quel cinema di genere italiano, a cavallo tra gli anni Sessanta e la decade successiva, determinante per le fortune dell'allora fiorente industria nostrana, dove gli eccessi e le sperimentazioni linguistiche andavano a braccetto con trame derivative e budget a dir poco limitati, rivelandosi una fucina creativa di cui Canevari è stato tra gli interpreti più interessanti.
Un mestierante che si è dibattuto tra generi differenti, dallo spionistico allo spaghetti western, dal melodramma all'erotico, a cui ha donato un'indubbia perizia tecnica, uno spiccato gusto pop, ed una visione obliqua e insolita alla materia trattata. Dopo un esordio realizzato più che altro per impicci produttivi, il primo vero film in cui si può apprezzare l'estro di Canevari è Una iena in cassaforte: interamente girato in una villa alle porte di Varese, questo film su una banda di rapinatori con tocchi vagamente da commedia dimostra inventiva e un gusto bizzarro per cromatismi e acconciature alla moda, con un montaggio frenetico e movimenti di macchina elaborati. Il film è stato editato di recente dalla Cecchi Gori/Cinekult, e merita la visione se non altro per comprendere il gusto psichedelico in voga allora, e che stimolava intuizioni stilistiche ed esperimenti visivi di notevole fascino. Psichedelico è un aggettivo che si può tranquillamente attribuire anche a Matalo!, forse il suo film migliore, un western anticonvenzionale con pochissimi dialoghi, ellissi narrative e un tono tra il fumettistico e l'allucinato, a cui contribuisce anche l'innovativa colonna sonora di Mario Migliardi, che mescola rock ed incursioni elettroniche.
Stanco di rimetterci soldi in quel mondo spericolato che era l'industria cinematografica di allora, Canevari si ritira abbastanza presto dall'attività, ai primi anni Ottanta, agli albori della crisi irreversibile del sistema produttivo: i suoi ultimi film, più o meno tutti assimilabili al genere erotico, sono poco interessanti, ma Canevari riesce comunque a donare queste opere una propria dignità e una certa grazia stilistica, anche quando si trova a che fare con filoni infimi come il naziexploitation de L'ultima orgia del Terzo Reich, diventato negli anni un film cult per la crudezza delle situazioni e la catatonia recitativa della futura presentatrice televisiva Daniela Poggi. Vale la pena di ricordare in ultimo una delle sue opere di maggior successo, soprattutto all'estero, quel Io Emmanuelle – da non confondere con gli Emanuelle di Massaccesi/D'Amato con la Gemser – che unisce l'erotismo da centone puramente commerciale con un senso di alienazione e spaesamento debitore della poetica di Antonioni, ambientato in una Milano suggestiva e quasi astratta. Nel corpo e nello sguardo della sua protagonista Erika Blanc, troviamo forse l'emblema ideale di quel cinema imperfetto e coraggioso, disagevole e mai banale, attento ai gusti del pubblico ma con la necessità di una rielaborazione personale, che ha costantemente caratterizzato la filmografia di cesare Canevari. Un cinema, ça va sans dire, di cui oggi in Italia se ne avverte fortemente la mancanza.

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