Verso l'Oscar - sesta puntata

Giulio Brevetti - 24.02.2012 testo grande testo normale

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Tags: Oscar, The Artist, Hugo, War Horse

La gara per il premio più ambito, quello di miglior pellicola dell'anno

Da un paio di anni, le candidatura al miglior film sono ritornate ad essere dieci, come era in realtà un tempo. Ma ciò, più che offrire reali opportunità di vittoria, si rivela un modo per dare maggiore visibilità ad un buon numero di pellicole e di incentivarne così l'affluenza del pubblico. Ma niente illusioni: la gara resta sostanzialmente aperta solo a 2 o a 3 film, mentre i restanti sono solo delle comparse senza speranza. Quest'anno, invece di 10 nominati ve ne sono soltanto 9 e tra questi i reali papabili sono 3. Dopo The departed (2007), Non è un paese per vecchi (2008), The Millionaire (2009), The Hurt Locker (2010), Il discorso del re (2011), quale sarà il film trionfatore?

The Artist
Il favorito. Il film muto che omaggia la Hollywood di ieri è il candidato ideale per la vittoria. Nonostante il regista e i protagonisti principali siano dei francesi pressoché sconosciuti. Il contendente più pericoloso è Hugo che gioca sugli stessi temi, come i primordi del cinema e un certo afflato nostalgico, ma che appare più convenzionale e freddo. In dubbio piuttosto è l'accoppiata miglior film – miglior regia, che quest'anno potrebbero non combaciare.

Hugo
Il secondo posto è occupato dal film di Scorsese, spettacolare omaggio alla fantasia e al cinema. Non ha riscosso l'enorme successo sperato ma potrebbe alla fine spuntarla su The Artist in virtù di una perfetta confezione mainstream e della mano di un maestro non premiato abbastanza.

The Help
In terza posizione il film più furbo del mucchio, che gioca a catturare la simpatia dello spettatore con storie di donne, di colore, sottoposte etc. Vorrebbe essere liberal e progressista ma le buone intenzioni si risolvono in banalità e melassa. Potrebbe anche spuntarla, dopo aver vinto diversi premi nelle ultime settimane e aver conquistato il pubblico americano, forte di un sicuro appoggio di una parte dell'Academy. Ma ci auguriamo francamente di no.

Paradiso amaro
Era partito come uno dei titoli più forti ma ha poi col tempo perso vigore, vedendosi soffiare sotto al naso i premi maggiori pre-Oscar. Eppure, lo sguardo disincantato, ironico e la performance di Clooney potrebbero far rimontare un film in altri tempi perfetto per la vittoria. Ma la tendenza di quest'anno non è esattamente di guardarsi dentro e di autorappresentarsi all'American Beauty, è invece di evadere con la fantasia rifugiandosi nel dorato e fumoso mondo di celluloide.

The Tree of Life
Palma d'oro a Cannes, ha diviso la critica: capolavoro o autocompiaciuta dissertazione autorale? Forse né l'uno né l'altro. Di sicuro, una pellicola affascinante, con tocchi di regia elegiaci e una fotografia magnifica. Troppo cerebrale forse per l'Oscar, ma il premio a The Hurt Locker due anni fa ha aperto una nuova strada.

War Horse
Anche lo spettacolare film di Spielberg, partito mesi fa come favorito nella gara, ha col tempo perso velocità e ha rallentato cedendo il passo ad altri contendenti. Un tempo poteva essere un filmone da Oscar ma l'aria sembra essere cambiata e così anche il suo demiurgo Spielberg ha visto mancare la nomination come miglior regista. Non sembra destinato alla vittoria, ma mai dire mai.

L'arte di vincere
Il film sullo sport e sui meccanismi di sconfitta e di rivincita è piaciuto a molti ma difficilmente conquisterà l'alloro. In un certo senso è il più classico dei film candidati con il suo riproporre temi e svolgimenti drammaturgici visti e rivisti.

Midnight in Paris
Potrebbe essere la vera sorpresa della serata, il film di Allen che ha avuto più successo negli USA. Anche qui la nostalgia per il passato e per la Parigi di inizio ‘900. Un successo che è confermato anche da 3 nomination molto forti, come quella per la regia, per la sceneggiatura e per il miglior film, appunto. Quasi certa appare la statuetta per lo script, geniale come al solito, ma potrebbe a questo punto non essere l'unica.

Molto forte, incredibilmente vicino
E poi non poteva mancare un film ricattatorio sull'undici settembre e sul conseguente dolore di un bambino per la morte del padre. In fondo, è il segnale di una storicizzazione in corso. Finora la maggior parte dei film sulla tragedia del 2001 alludevano agli eventi o cercavano di ricostruire sommariamente i fatti. Ora compare una pellicola con personaggi inventati stagliati su sfondo reale con tanto di divi, lacrime facili e cameo di un grande attore come Max von Sydow. Anche questa appare come un'operazione studiata a tavolino per arrivare in zona Oscar ma ha esigue speranze di farcela.

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