68. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica - Guerrieri dell'arcobaleno: Seediq Bale
Benedetto Naturali - 02.09.2011

Tags: 68. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, Guerrieri dell’arcobaleno, Seediq Bale
Un'ottantina di anni fa, nelle montagne di Taiwan, due popoli si scontrarono a difesa delle proprie credenze. Uno dei due credeva negli arcobaleni, l'altro venerava il sole. Nessuno di essi capì che credevano nello stesso cielo.

Il film epico Seediq Bale di Wei Te-Sheng, presentato in concorso alla 68. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, richiama alla memoria uno straordinario episodio del XX secolo, poco conosciuto anche a Taiwan.
Tra il 1895 e il 1945, anni in cui fu colonia giapponese, l'isola era abitata non solo da una maggioranza di cinesi Han, ma anche da tribù aborigene stanziatesi precedentemente nelle zone montagnose. Nel 1930, Mouna Rudo, il capo di uno dei clan Seediq residenti sul monte Chilai, si coalizzò con altri capi tribali Seediq organizzando una rivolta contro i dominatori giapponesi. L'attacco doveva avvenire in occasione di un festival di atletica, durante il quale gli indigeni dovevano attaccare e uccidere gli ufficiali giapponesi, per poi assediare i commissariati e gli uffici governativi locali. Inizialmente, la ribellione colse i giapponesi impreparati, ma in un secondo tempo fu inviato l'esercito nipponico a sedare i rivoltosi per mezzo di aerei e gas tossico.
Mouna Rudo era ben consapevole che uno sparuto gruppo di aborigeni Seediq non aveva scampo contro la potenza giapponese. Tuttavia, lui e i suoi alleati furono sostenuti dalle credenze e dai miti di cui si nutrivano sin dall'antichità le loro genti. I giovani maschi indigeni, prima di diventare adulti e potersi tatuare il viso, dovevano essere sottoposti ad un rito di passaggio, diventando nel loro linguaggio "Seediq Bale", eroi della tribù. Secondo le loro credenze, quando sarebbe giunta la loro ora, gli antenati avrebbero guidato gli spiriti dei Seediq Bale attraverso un arcobaleno fino alla sommità della montagna; e dunque, quale che fosse l'esito della ribellione contro i giapponesi, avrebbero marciato vittoriosi sul ponte dell'arcobaleno... L'eroismo e la forza dei guerrieri Seediq e delle loro donne impressionarono molto anche i giapponesi, che da quel momento tributarono loro grande rispetto.
L'opinione comune è che il cosiddetto "Incidente di Wushe" nel 1930 fu una ribellione taiwanese contro l'oppressione del governo coloniale giapponese. Questo è vero, ma la rivolta aveva radici molto specifiche: il divieto giapponese di celebrare pratiche culturali indigene. Non fu l'"Incidente di Wushe" in sé ad essere eroico, ma piuttosto il fatto che esso scaturì in difesa di un principio. Le tribù Seediq si sentivano oltraggiate dagli stranieri che calpestavano le loro origini ancestrali. La maggior aspirazione per tutti i Seediq era diventare un "Seediq Bale", cioè un membro adulto della tribù degno dei propri antenati.
L'intenzione del regista è stata di riesaminare l'"Incidente di Wushe" in questa luce, attraverso il prisma delle credenze Seediq. Allo stesso tempo, ha cercato di attuare una specie di riconciliazione tra due parti opposte, e di affrontare questioni più ampie quali la dignità umana e la realizzazione di sé.
Ad essere un atto eroico non fu tanto la ribellione dell'"Incidente di Wushe", ma piuttosto il fatto che fu una rivolta a difesa di un principio. Per i ribelli Seediq, la cosa più bella del mondo era morire per difendere il proprio credo...
Il film, un'epopea romantica paragonabile ai vecchi western americani alla conquista delle terre abitate dai pellerossa nativi, narra l'incontro tra un popolo che crede negli arcobaleni e una nazione che crede nel sole. E ciò prende la forma di una battaglia eroica a difesa della fede e della dignità.
Saideke Balai (Seediq Bale) di Te-Sheng Wei - Taipei cinese, 150'
v.o. seediq, giapponese - s/t italiano, inglese
Da-Ching, Umin Boya, Landy Wen, Lo Mei-ling
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