Festival Internazionale del Film di Roma - L'invasione del Red Carpet

Ena Granulo - 29.10.2010 testo grande testo normale

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Tags: 100Autori, Festival Internazionale del Film di Roma

Un paese che taglia i fondi alla cultura non risparmia ma diventa solamente più povero…

Altro che sfilate. Altro che pioggia di sorrisi, flash e glamour. Stasera il cinema italiano ha praticamente invaso il red carpet in occasione dell'apertura ufficiale del Festival Internazionale del Film di Roma. Il movimento 100autori e le altre associazioni di categoria, sotto lo slogan "Tutti a casa", avevano intenzioni serie e lo ha dimostrato appieno questa sera, quando centinaia di registi, sceneggiatori, attori, tecnici, montatori e tutta la gente che lavora per il mondo del cinema si sono riuniti per protestare pacificamente.
Alla fine anche il cast di Last Night ha deciso di annullare la protesta e portare la propria solidarietà ai manifestanti. La regista del film Massy Tadkedin ha voluto prendere la parola: «Preferiamo non sfilare e venire qui da voi colleghi artisti a esprimere la nostra solidarietà», ha detto. E Guillaume Canet ha aggiunto: «Un Paese senza cultura è niente, siamo con voi».
Probabilmente nessuno si aspettava una tale compattezza ed affluenza, c'era praticamente tutto il mondo del cinema italiano a lottare e a protestare contro i tagli e l'indifferenza del governo.
Tanti i volti noti sul red carpet, Paolo Sorrentino, Cristina e Francesca Comencini, Ettore Scola, Beppe Fiorello, Marco Risi, Monica Guerritore, Francesca Inaudi, Neri Marcoré, Carlo Verdone, Kim Rossi Stuart, Paolo Virzì e Michela Ramazzotti, Isabella Ferrari, Valeria Solarino, madrina del festival.
Ed infine Sergio Castellitto, presidente della giuria, che ha letto il comunicato a nome del movimento “Tutti a casa” sia sul red carpet che dentro la Sala Santa Cecilia:

“Sergio Amidei, uno dei più grandi sceneggiatori italiani del dopoguerra, immaginò per tutti noi un piccolo grande sogno: una Casa per il Cinema dove autori, registi e attori potessero incontrarsi e confrontarsi. Quella casa ora esiste poco lontano da qui e a quella casa una settimana fa siamo tornati tutti insieme per dire che è nostra e per discutere tra noi cosa fare di fronte a un governo che ci aveva messo con le spalle al muro, tagliando i soldi del Fondo Unico dello Spettacolo ai minimi storici e quelli per le fiction televisive di un terzo, provocando in due anni il dimezzamento delle ore lavorative delle troupe, e cancellando dopo dodici mesi quelle agevolazioni fiscali che avevano dato un po' di linfa vitale al nostro settore.

E alla Casa del Cinema ci siamo ritrovati. Trentadue Associazioni, tutti insieme. Dopo tanto tempo abbiamo sottoscritto un documento comune. E adesso siamo qui, a occupare simbolicamente il tappeto rosso del Festival del Cinema, per comunicare a voi che siete il nostro pubblico le nostre richieste, perché il nostro cinema riguarda anche voi. Noi non pretendiamo elemosine, ma investimenti pubblici e prelievi di scopo certi soprattutto da parte di chi utilizza il nostro lavoro, e chiediamo agevolazioni fiscali perché non rappresentano denaro a fondo perduto, ma risorse che tornano triplicate, sotto forma di tasse, allo Stato. E non siamo una categoria di parassiti o assistiti, come vorrebbe far credere il governo, ma parte decisiva di un'industria, quella dell'audiovisivo, che è strategica per ogni paese moderno e che coinvolge più di 250 mila persone.

“La cultura non si mangia”, sostiene il Ministro del Tesoro Tremonti. Ma, forse lui non lo sa, nutre lo stesso permettendo a centinaia di migliaia di persone che la producono di mangiare, e inoltre fornisce a quei cittadini che si fanno pubblico un alimento immateriale e decisivo, fatto di emozioni e sogni, consapevolezza e senso dell'identità nazionale, per guardare la realtà con occhi nuovi e immaginare un paese migliore.”


Un paese che taglia i fondi alla cultura non risparmia ma diventa solamente più povero... l'Italia, sfortunatamente, sta facendo proprio questo, sta rovinando ed ignorando la cultura. E allora manifestare pacificamente, con responsabilità, come ha fatto stasera il mondo del cinema, è un bell'esempio di come si possano rivendicare i propri diritti.

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