Il figlio più piccolo di Pupi Avati, elogio dell'ingenuità
Giulio Ragni - 26.02.2010

Tags: recensione, avati, film
Pupi Avati abbandona momentaneamente il passato per raccontare l'Italia di oggi cinica e crudele.

Puntuale come ogni stagione, arriva il nuovo film del prolifico Pupi Avati, che dopo due film consecutivi ambientati nel passato, decide di affrontare i guasti dell'Italia contemporanea nel suo nuovo Il figlio più piccolo, una commedia amarognola in cui il regista bolognese mostra con sguardo lucido e talora graffiante il cinismo e la cattiveria del nostro paese in tempi di crisi finanziaria, scandali politici e aspiranti veline disposte a tutto pur di arrivare.
Il pregio maggiore di Avati sta nel non ergersi a moralista dei vizi altrui, e preferisce piuttosto ritrarre in maniera partecipe le disavventure di Luciano (Christian De Sica), tipico furbetto del quartierino alle prese con il tracollo del suo impero finanziario, costruito su compromessi e ricatti di ogni tipo, il quale decide come soluzione estrema di sbolognare tutti i suoi guai al suo figlio più piccolo Baldo, un ragazzo candido e ingenuo che coltiva il sogno di diventare regista, nato da un lontano matrimonio presto naufragato.
Giunto all'incirca al quarantesimo film, Avati conferma ulteriormente pregi e difetti del suo cinema, uno dei pochi autenticamente popolari della nostra produzione odierna, senza ricorrere a sbrodolamenti e facilonerie da indigesto cinepanettone. Tra i suoi punti di forza il regista ha sempre avuto quello di dirigere ottimamente gli attori, e anche questa volta fa centro sia con gli esordienti – il bravo protagonista Nicola Nocella – che nella cura nei ruoli secondari, e in particolare risaltano un Christian De Sica che ben figura con la sua recitazione in understatement, dimostrando che con scelte più oculate in carriera sarebbe potuto essere lui il vero erede di Alberto Sordi, e soprattutto un sulfureo Luca Zingaretti, vera eminenza grigia del malaffare, un personaggio con diversi sottotesti interessanti solo parzialmente esplorati nel film.
Se il film funziona quando descrive con una punta di grottesco la cafonaggine dei nuovi ricchi – la scena del matrimonio è esemplare in tale senso – e quando mostra il lato patetico dei suoi personaggi, come la “scemina” Laura Morante alle prese con un'improbabile carriera di musicista new age e le aspirazioni cinematografiche tarantiniane di Baldo (e la scena con il professore del DAMS in cui spiega la sua tesi di laurea su Guinea Pig fa venire in mente i bei tempi del primo Avati), è meno convincente in certi didascalismi e sottolineature, così come appare un po' schematica la dicotomia provincia/metropoli, l'atmosfera dolciastra di Bologna in contrasto con la protervia e la volgarità di Roma e dintorni.
Una svolta non da poco Avati la compie nel tratteggiare il protagonista Baldo, che rispetto ai personaggi rinunciatari tipici del suo cinema intimista è un sognatore impenitente, che fino all'ultimo crede nella loro realizzazione, siano questi sogni privati o professionali, è non è disposto a chiuderli in un cassetto: tuttavia ci resta un dubbio nella tesi di fondo del regista, che lungo il racconto lascia scivolare via l'altro figlio, il grande, un anti bamboccione che lavora sodo e aiuta la mamma e il fratello, un “eroe” che ha ancora la capacità di indignarsi di fronte allo scempio di un mondo senza etica né rispetto incarnato dal padre truffatore e sfruttatore. Un personaggio che evidentemente l'autore bolognese non ama e che dimentica per strada: ma caro Avati, siamo sicuri che l'antidoto all'abbrutimento di oggi sia l'ingenuità e non piuttosto l'onestà?
Il figlio più piccolo
Regia: Pupi Avati
Cast: Christian De Sica, Laura Morante, Nicola Nocella, Luca Zingaretti
Produzione: 01 Rai Cinema
Distribuzione: Medusa
Paese: Italia 2010
Uscita Cinema: 19/02/2010
Genere: Commedia, Drammatico
Durata: 100 Min
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