Elena Pedoto - 25.11.2009

Oliver Parker firma l’ennesima trasposizione dell’evergreen di Oscar Wilde, romanzo simbolo del decadentismo letterario e opera-culto sulla bellezza.
Ambientazione gotica e dark mood sono i capisaldi di questo ultimo lavoro firmato da Oliver Parker, regista che già in passato ha preso spunto dal materiale letterario dell'eccentrico scrittore, poeta e drammaturgo irlandese Oscar Wilde per dar vita ai suoi lavori. E dopo Un Marito Ideale del 1999 e L'importanza di chiamarsi Ernest del 2002, Parker gioca stavolta il tutto per tutto portando in scena il personaggio in assoluto più affascinante e controverso uscito dalla brillante penna di Wilde.
Dorian (il Ben Barnes di Un Matrimonio all'inglese e delle Cronache di Narnia), giovane, bello e ancora imberbe, giunge nella Londra Vittoriana dopo aver ereditato da un defunto zio di nobile schiatta una lussuosa e aristocratica dimora. Dopo il suo arrivo egli sarà subito introdotto nell'alta società grazie alla conoscenze di Basil Hallward (Ben Chaplin), un artista di modesto talento che fiuterà nella conturbante bellezza e nella perfetta giovinezza di Dorian un potenziale d'ispirazione per la sua maturazione artistica. Sarà tramite Basil che Dorian verrà inoltre in contatto con l'intrigante e libertino Lord Wotton (un Colin Firth machiavellico) subendone il nefasto fascino e facendosi influenzare a tal punto da sposare i credo della sua venefica e cinica concezione di vita secondo cui bellezza e giovinezza (le uniche due cose che vale la pena avere) sono valori assoluti che vanno preservati a qualunque costo. Un sopraffino oratore che dispensa massime di opinabile moralità assoggettate al principio per cui "di buon senso si può morire" e che plasmerà la mente del giovane con la sua predicata licenziosità. Quando infatti il volto puro dai tratti innocenti del giovane Dorian ispirerà il lavoro più squisitamente estetico di Basil, ovvero un quadro capace di immortalare e fissare il giovane nel fiore della sua bellezza, Dorian rimarrà stregato a tal punto dal lavoro del pittore da dirsi disposto - pur di conservare quella eterea e vantaggiosa beltà - a contrarre un patto col diavolo. In cambio della sua anima, i segni del tempo non sfigureranno mai il suo volto perfetto, lasciando che il quadro invecchi e assorba le brutture della sua interiorità, facendo sì che egli preservi in eterno quel suo aspetto candido, a dispetto del tempo che scorre e delle scelleratezze via via perpetrate. Sotto l'ala funesta del suo mentore Lord Wotton, Dorian inizierà così il suo cammino di perdizione, abbandonando il morigerato ragazzo di cuore per abbracciare l'alter ego dissoluto e cinico dall'aspetto dandy, le cui storpiature andranno imprimendosi unicamente sulla superficie del quadro. Tra promesse d'amore infrante e affetti negati, perversioni sessuali, completa dissoluzione morale, peccati veniali e mortali, Dorian rimarrà fulgido e angelico mentre il quadro, dipinto a sua immagine e somiglianza, andrà palesando sempre più la decadenza del suo padre ispiratore tanto da indurre lo stesso Dorian a riporlo lontano da sguardi indiscreti e dal suo cuore, ormai incapace di fare i conti con la sua irreversibile perdizione. Partirà Dorian per vivere una nuova vita lontano dai suoi segreti e dal quadro, terribile manifestazione dalla sua empia ed edonistica vita, ma quando tornerà dopo 25 anni, bello come all'apice della giovinezza, lì ad aspettarlo ci sarà l'amore (ritrovato con Emily, esuberante figlia di Lord Watton) e il conto in sospeso con la sua vita - oscura e segreta - che ancora marcisce sulla tela del dipinto. Per redimersi, mosso dal ritrovato slancio del suo cuore, dovrà sciogliere quel funesto patto stretto tanto tempo addietro.
Dalla sua prima pubblicazione - del 1891 - numerosi sono stati i tentativi di trasposizione filmica de Il ritratto di Dorian Gray, un classico della letteratura inglese assurto a simbolo della corrente letteraria decadentista e del movimento estetico che sommetteva la realtà all'arte, individuando nella seconda la vera essenza della vita, forte di una superiorità estetica dovuta alla sua immortalità. Forse a oggi la più famosa e riuscita trasposizione del romanzo è quella del 1945 di Albert Lewin che si aggiudicò anche un Oscar per la fotografia.
In questa nuova rilettura di Dorian Gray, il regista Parker, appare a suo agio con il materiale da gestire, a dir poco scabroso nella sua complessità. È evidente che la conclamata passione del regista per lo scrittore e il rodaggio svolto grazie ai film precedenti, hanno gettato delle buone basi per la costruzione narrativa di questo film, che si avvale tra l'altro della buona sceneggiatura di Toby Finlay e di un casting convincente - un funzionale Barnes e un incisivo Firth - ma che ha comunque tutti i limiti di una trasposizione filmica di questo tipo. Pur essendo stato fatto un buon lavoro a incastri, dove l'ambientazione gotica si sposa con il mood prettamente dark che è a sua volta ben veicolato da una fotografia essenzialmente priva di luce, si perde nella narrazione per immagini il costrutto introspettivo e fortemente psicologico che è alla base del romanzo. Il risultato è che pur essendo il film piuttosto fedele al dipanarsi della trama, è inevitabile nell'incedere complessivo che alcune svolte appaiano troppo repentine (nell'arco temporale di poche scene si concretizza la trasformazione di Dorian) così come altre troppo prolisse (troppo spazio è lasciato agli istiganti scambi dialettici con Watton, la cui figura tende a tratti a monopolizzare la scena). In fase di montaggio avrebbe forse giovato al film un maggior bilanciamento tra il lato estetico e quello contenutistico che rimane un po' soffocato dalla minuziosa ricostruzione scenica.
Rimane un film onesto a tratti scorrevole a tratti pericolosamente soporifero, al quale però non manca quel pizzico di esaltazione capace di rievocare il senso di eccentrica perversione che caratterizza il controverso e sublime romanzo di Wilde. E infine non può che riaffiorare alla mente la parabola morale del romanzo che esalta e condanna l'inafferrabile potere della bellezza: "Ora, ovunque andiate, voi incantate il mondo. Sarà sempre come oggi?..."
Machiavellico
Dorian Gray
Regia: Oliver Parker
Sceneggiatura: Toby Finlay
Produzione: Ealing Studios, Fragile Films
Distribuzione: Eagle Pictures
Paese: Regno Unito 2009
Uscita Cinema: 27/11/2009
Genere: Drammatico
Durata: 113 Min
Si ringrazia la Eagle Pictures per l'anteprima.
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