Chéri di Stephen Frears, l'eleganza perduta della Belle Epoque
Giulio Ragni - 29.08.2009

Tags: cheri, recensione, film
Presentato in concorso al Festival di Berlino, esce nelle sale Chèri di Stephen Frears, con una Michelle Pfeiffer da applausi.

Abituati a pellicole tecnologicamente sempre più innovative e stupefacenti, complice anche la neonata rivoluzione 3D, un film storico in costume come Chéri, diretto da un veterano del genere quale il britannico Stephen Frears, può sembrare un reperto antidiluviano di un cinema ormai in via d'estinzione: eppure, indirettamente, quest'opera non del tutto riuscita evidenzia ancora una volta come il corpo dell'attore sia un elemento insostituibile del processo filmico, e non ci sono rivoluzioni tecnologiche che tengano.
Presentato in concorso all'ultimo Festival di Berlino, Chéri racconta la Belle Epoque di Parigi agli inizi del Novecento, in cui occupano un ruolo cruciale le cortigiane, donne bellissime e talmente sperimentate nell'arte dell'amore al punto che principi ereditari, nobili e capitani d'industria di tutta Europa sono disposti a spendere fortune per loro. Tra loro c'è Léa, che si occupa della formazione sentimentale del giovane Chéri: ma quello che sembra inizialmente un piccolo flirt, è destinato a diventare una travolgente storia d'amore.
Nell'adattare l'omonimo romanzo di Colette, Frears ha tenuto certamente in considerazione il suo capolavoro Le relazioni pericolose, per i preziosismi della fotografia, per il lavoro da cesellatore sul decòr, per la leggiadria di certi dialoghi e per il raffinato accompagnamento musicale, realizzando forse la sua opera più semplice e lineare, che scivola via con innata classe ma anche con un sospetto di leziosità e manierismo, in cui il gusto talora esornativo della ricostruzione d'epoca sembra prevalere sulla costruzione d'insieme; se a conti fatti il film merita una visione è per la sontuosità interpretativa di Michelle Pfeiffer, capace di dirigere lo sguardo dello spettatore verso territori dove a dominare sono le emozioni silenti, i piccoli fremiti dell'anima, i tormenti d'amore di una storia impossibile, la dignità di chi deve imparare ad accettare il tempo che passa.
Quanto sono distanti le botuliniche cinquantenni di oggi dalla Léa di Michelle Pfeiffer, tanto deliziosamente impertinente nelle sue schermaglie verbali con la “collega” e madre di Chéri Kathy Bates, quanto coraggiosa nel mostrarsi sopraffatta dal dolore di avere lontano il suo grande e impossibile amore, e poi in quel bellissimo primo piano finale allo specchio, in cui di riflesso lo spettatore può ammirare il leggero strabismo, le rughe e gli altri segni impietosi del tempo sul volto di una delle migliori attrici della sua generazione, che tiene sulle sue spalle un film altrimenti tendente all'inerzia.
Frears di suo ci mette il mestiere, ma il film complessivamente appare meno ispirato, alcuni dialoghi frizzanti fanno venire in mente Lady Henderson presenta, e certi tocchi bizzarri, come la coppia formata da un principe minorenne e una cortigiana ultrasessantenne, ottengono l'effetto desiderato, sono però accensioni momentanee di un film che vive, emoziona e merita di essere ricordato unicamente per la sua protagonista, mentre tutto il resto evidenzia un'indiscutibile carineria che non lascia tracce. Un film idoneo per chi è alla ricerca atmosfere retrò, ma se avete voglia di relazioni pericolose statene alla larga.
Chéri
Regia: Stephen Frears
Cast: Michelle Pfeiffer, Kathy Bathes, Rupert Friend, Felicity Jones
Produzione: Bill Kenwright Films, MMC Independent, Reliant Pictures
Distribuzione: 01 Distribution
Paese: Francia/Gran Bretagna 2009
Uscita Cinema: 28/08/2009
Genere: Melò
Durata: 100 Min
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