UP - Pixar: Quel che resta di Hollywood

Matteo Poletti - 28.04.2009 testo grande testo normale

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Tags: UP, Pixar, Disney,Wall-e

L'ultima fatica della PIXAR, UP, è in arrivo nelle sale americane. Un'occasione per una breve storia della PIXAR, fra i più originali e innovativi studios tutt'ora in attività

Esce negli Stati Uniti fra poche settimane, da noi arriverà a ottobre. Si tratta di UP, l'ultima fatica targata DISNEY – PIXAR, diretta da Pete Docter e prodotta da Jonas Rivera. Storia surreale e magica, sarcastica e coinvolgente, parte dall'assurda volontà del settantenne Carl di legare la sua casa a migliaia di palloncini per un ultimo, estremo “volo” solitario. “Quasi” solitario, perché un pedante giovane boy scout rimane coinvolto per caso nell'avventura…
Un film che aspettiamo con impazienza, perché la PIXAR non delude mai, anzi, ci costringe ad un'amara riflessione sullo stato di salute del cinema americano contemporaneo. Sicuramente la crisi (economica e creativa) si sta facendo sentire anche nella settima arte. I prodotti medi che giungono nelle sale sono accozzaglie di effetti speciali o kolossal per lo più fatti in serie, omologati per un pubblico di teenager. Non c'è inventiva, non ci sono guizzi di genialità, l'originalità langue. Molte delle produzioni messe in cantiere negli ultimi anni ripescano stancamente nel passato. Forse la colpa è anche del pubblico: ci accontentiamo troppo facilmente e pretendiamo sempre di meno.
Quando mezzo secolo fa Hollywood era ancora considerata la fabbrica dei sogni, i grandi studios si distinguevano ciascuno per il proprio stile, gareggiavano per accaparrarsi le grandi star, i migliori scrittori, i più geniali registi. Lo scopo era di poter vantare produzioni che fossero pietre miliari della storia del cinema. Tutto questo è andato perduto. La fabbrica dei sogni ha fermato la produzione. O meglio, è diventata una fabbrica senza sogni, un'industria che deve far soldi.
Ciò che rimane di “quella” Hollywood mitica e dorata è relegato al mondo dei cartoni animati o dell'animazione computerizzata: chi, se non la PIXAR, ha dato ai cartoon un'anima profonda, attraverso storie, situazioni, personaggi di grande spessore? Nata negli anni Ottanta da una costola della Lucasfilm di George Lucas, passata nelle mani di molti proprietari (dalla Apple di Steve Jobs fino ad approdare nei cantieri Disney), la PIXAR esordisce, dopo numerosi cortometraggi, nel 1995 con TOY STORY, diretto da John Lasseter (uno dei principali responsabili del team, insieme a Brad Bird, Andrew Stanton, Pete Docter e Jonas Rivera). Da A BUG'S LIFE a ALLA RICERCA DI NEMO, da MONSTERS & CO a GLI INCREDIBILI, la PIXAR impone un nuovo modo di intendere l'animazione, trasformandola da semplice prodotto “per bambini” a cinema allo stato puro, rivitalizzando i generi classici e donando nuova linfa al cinema americano tristemente in fase di stallo. Paradossalmente, è proprio dall'anonimo computer che esce la poesia più vera, il sentimento più autentico, la riflessione più profonda.
Cosa sono MONSTERS & CO e GLI INCREDIBILI se non un omaggio estremizzato alle pellicole di fantascienza degli anni Cinquanta? Cos'è il meraviglioso CARS se non un mix tra road movie e western, con quelle auto dimenticate nel deserto e abbandonate dalla civiltà che evocano i mitici racconti di frontiera? Le sfide a cavallo lasciano il posto a gare automobilistiche, ma il messaggio e gli scenari sono gli stessi. Anche ALLA RICERCA DI NEMO ha tutta l'aria di un road movie nelle profondità degli abissi. E RATATOUILLE? Non è il punto di vista di un topo capitato per caso in una commedia degli equivoci alla Lubitsch o alla Wilder? Non è forse, Remy, il topo giusto nel posto sbagliato, come accadeva a tanti eroi o eroine delle comedy anni Quaranta, con quella Parigi romantica e godereccia a fare da sfondo? Non potremmo paragonare WALL-E ad una rilettura kubrikiana del cinema catastrofico? Se pensiamo che Wall-e continua a guardare il vecchio vhs di HELLO DOLLY (e a commuoversi!), il cerchio è completo. La PIXAR allora può essere annoverata a tutti gli effetti come il trait d'union tra il cinema del passato e quello del futuro. Anzi, è una delle ultime frontiere della cinematografia. Non tanto per le avanguardie tecniche o per la perfezione che il computer può raggiungere. A manovrare il mouse ci sono personalità geniali, ci sono veri talenti. A colpire non è la tecnica fredda di un calcolatore, ma l'umanità e la poesia che irrompono sullo schermo. La PIXAR, come il robottino Wall-e, ha imparato tanto dal cinema del passato e ha un cuore grande che può trasmettere le stesse emozioni di un classico d'altri tempi. Per questo aspettiamo con ansia l'uscita di UP e forse finiremo con l'ignorare tante pellicole con attori in carne ed ossa che non comunicano più nulla se non un vacuo senso di dejà vù.

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