Un matrimonio all'inglese – Tradizioni e virtù per una commedia in stile british

Elena Pedoto - 14.01.2009 testo grande testo normale

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Tags: Virtue, Vurtù, Elliott, Biel

Dopo dieci anni di assenza dal grande schermo, Stephan Elliott (già noto per Priscilla la regina del deserto), torna alla regia con l’adattamento della pièce teatrale “Easy Virtue” scritta dal commediografo Noel Coward, e già portata magistralmente al cinema nel 1927 da Hitchcock. Oggi, con un occhio contemporaneo alla lotta di classe e alle ottusità del tradizionalismo classico, Elliott mette in risalto vizi e peccatucci dell’Inghilterra bigotta di fine anni’20, a contrasto con la ventata di novità portata dall’America libertina.

Siamo nell'Inghilterra vittoriana di fine anni '20, e John Wittaker (Ben Barnes) è un amabile e romantico ragazzo inglese, frutto di quelle antiche e rigide tradizioni anglosassoni perfettamente incarnate da sua madre, la bisbetica Vittoria Whittaker interpretata da un'irreprensibile Kristine Scott-Thomas. Quando John incontrerà l'americana Larita (la bellissima Jessica Biel), affascinante e di un anticonformismo coinvolgente, non potrà resisterle e la sposerà senza pensarci su due volte. Ma quando Larita, con un passato da spericolata pilota d'automobili e dalle misteriose relazioni, farà il suo ingresso nella verdeggiante e sobria tenuta di casa Whittaker, verrà da subito rifiutata dall'aristocratica madre di John e di riflesso dalle sue strambe figlie, tutte troppo legate agli ottusi dettami della loro tradizione. L'unico a trovarsi in sintonia con la bella Larita sarà il padre di famiglia, Jim Wittaker (Colin Firth), affrancatosi dalle ipocrite tradizioni molti anni prima, quando dopo aver preso parte alla guerra e aver assaporato il gusto del libertinismo francese, ha accettato con rassegnazione di tornare a casa ma senza però assoggettarsi al falso puritanesimo della sua blasonata famiglia. E così, tra aperti attacchi e involontarie ripicche, le due realtà sociali verranno a scontrarsi mettendo John di fronte alla difficile problematica di dover scegliere tra la fresca indipendenza della sua bella moglie, che preferisce cavalcare una roboante moto piuttosto che cacciare volpi in sella a un nobile destriero, e il richiamo delle sue patrizie origini che lo vorrebbero veder condurre la sua vita in ottemperanza alle regole e dedito alla gestione dei suoi averi, a sua insaputa sbriciolatisi col tempo. Mentre le uggiose giornate inglesi scandiscono la quotidianità famigliare, macchine, moto e moderni quadri licenziosi sanciscono l'avvento del nuovo.
Ben diretto e sapientemente valorizzato dai sagaci e fitti dialoghi, il film di Stephan Elliott è un ritratto attento e profondo dello scontro tra culture, che come sempre si concretizza nella lotta tra individui e che sonda l'aspro terreno del conflitto tra conformismo e anticonformismo, incarnati dalle due attrici principali, tirando in ballo tradizioni e doveri, passioni e piaceri e liberandosi dalle apparenze attraverso l'approfondimento del contesto caratteriale ed emotivo di ogni personaggio. Il cast è all'altezza del compito (da menzionare Firth e Kris Marshall nei panni del devoto maggiordomo Furber), le musiche sono ben selezionate e in puro stile british, e la regia piena di spunti e la solida sceneggiatura fanno del film una raffinata confezione che suo malgrado, però, va a scapito del contenuto, un po' soffocato dall'eccessiva cura dei dettagli. Inoltre il filo che divide comico e drammatico è appena percettibile, e l'impressione che ci accompagna verso l'epilogo, è di aver visto un prodotto elegante e professionale ma non speciale, al quale mancano un pizzico di ilarità o di emozione in più per renderlo davvero vivo e coinvolgente e distanziarlo da quel british aplomb del quale il film stesso è denuncia.
Aristocratico


Un matrimonio all'inglese
(Easy Virtue)
Regia: Stephan Elliott
Sceneggiatura: Stephan Elliott e Sheridan Jobbins
Produzione: Ealing Studios, Fragile Films, Endgame Entertainment, BBC Films
Distribuzione: Eagle Pictures
Paese: Gran Bretagna 2008
Uscita Cinema: 09/01/2009
Genere: Commedia, Romantico
Durata: 95 Min


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Nome: Giorgia
Commento: Un gioiello prezioso frutto di una sceneggiatura magistrale che riesce a sottolineare l'essenza stessa della commedia, ovvero la labilità del confine tra commedia e dramma.


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