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III Edizione del Festival Internazionale del Film di Roma – ''Good'', Il professore buono del Terzo Reich

Paolo Massa - 04.11.2008 testo grande testo normale

Dopo Appaloosa e l’incontro con il pubblico del Festival, e dopo Good - altro film (in concorso) che lo vede protagonista - possiamo dire che Viggo Mortensen è stata la vera star della manifestazione romana.

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Dopo Appaloosa e l'incontro con il pubblico del Festival, e dopo Good - altro film (in concorso) che lo vede protagonista - possiamo dire che Viggo Mortensen è stata la vera star della manifestazione romana. Nel film diretto dal regista Vicente Amorim, l'attore con l'impassibilità di Lee Marvin e la dolcezza di Gary Cooper, come qualcuno l'ha definito oltreoceano, interpreta la parte di un professore universitario di lettere, John Alder, ai tempi dell'ascesa militarista del Reich nazista.
Il protagonista ha una madre malata che necessita di cure continue, e la sua relazione con la moglie si incrina definitivamente quando John incontra una studentessa del suo corso (Anne) con la quale inizia a frequentarsi. Lei è un'affascinante ragazza dai capelli biondi, perfetto esemplare della fantomatica razza ariana propagandata dal regime di Hitler, e ben rappresenta la sfida morale che il professore dovrà sostenere nel corso della storia.

Una delle prime sequenze, infatti, ci mostra John Alder recarsi presso la Cancelleria tedesca dove scoprirà che il Fuhrer ha molto gradito la lettura del libro che il professore aveva scritto qualche anno prima: un romanzo sulla difficile scelta di sopprimere la vita di un proprio caro per evitargli ulteriori sofferenze. E qui notiamo le prime debolezze della pellicola, che poco affronta in realtà un interessante aspetto dell'ideologia hitleriana, ferma sostenitrice dell'eutanasia, soffermandosi di più invece su una sterile caratterizzazione dei gerarchi del Reich, dipinti tutti secondo i soliti luoghi comuni del caso (voce inflessibile, sguardo di pietra).

Alla proposta della Cancelleria di collaborare con il Reich per la stesura di un saggio sulla questione eutanasia, John Alder decide alla fine di accettare, nonostante fino ad allora avesse sempre rifiutato di iscriversi al Partito nazista perché contrario soprattutto alle sue idee antisemite. E infatti il professore ha un caro amico ebreo, Maurice, cui gli sarà impedito di lavorare e con il quale i rapporti si incrineranno nel momento in cui saprà della compromissione di John con il regime hitleriano.

Maurice verrà poi deportato senza che Adler riesca a trarlo in salvo facendolo fuggire a Parigi, e il conflitto morale del professore si acuirà ancor di più quando scoprirà che Anne (diventata poi sua moglie) aveva collaborato alla cattura di Maurice.

La pellicola è poco incisiva ed eccessivamente didascalica nel rappresentare i pensieri e le azioni dei personaggi, per non parlare della regia non particolarmente originale, ma Viggo Mortensen riesce comunque a trasmettere l'impotenza del suo personaggio, anche solo con lo sguardo. Proprio quello che un buon attore dovrebbe saper fare.



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