III Edizione del Festival Internazionale del Film di Roma - ''La Duchessa'' triste alla ricerca dell'amore impossibile
Paolo Massa - 28.10.2008

Tags: la duchessa, keira knightley, ralph fiennes, festival film roma
I film storici, quando ben fatti, riescono a cinetrasportarci in un altro tempo e luogo, e pur essendo trascorsi secoli son capaci di farti provare le stesse emozioni – di gioia, speranza, frustrazione e dolore – dei personaggi che vediamo muoversi sul grande schermo. Nel caso di La Duchessa, però, il risultato finale è solo per metà riuscito.

I film storici, quando ben fatti, riescono a cinetrasportarci in un altro tempo e luogo, e pur essendo trascorsi secoli son capaci di farti provare le stesse emozioni – di gioia, speranza, frustrazione e dolore – dei personaggi che vediamo muoversi sul grande schermo.
Nel caso di La Duchessa (The Duchess), per la regia di Saul Dibb e con interpreti del calibro di Keira Knightley (nei panni di Georgiana Spencer, la Duchessa del titolo) e Ralph Fiennes (perfetto nelle vesti del Duca del Devonshire), il risultato finale è solo per metà riuscito. Peccato davvero, perché gli attori, le scenografie e le ambientazioni avrebbero permesso di raggiungere vette più alte.
Siamo sul finire del '700 quando la diciassettenne Georgiana Spencer viene scelta dal Duca del Devonshire per diventare sua moglie e potergli dare, si spera al più presto, un erede maschio. Da subito Georgiana, pur essendo visibilmente emozionata, si preoccupa di sapere se il Duca la ami veramente ma ben presto lo scoprirà, purtroppo, a sue spese. Il consorte sembra infatti più attratto dai propri cani e da altre donne che dalla nuova consorte, e l'indifferenza dell'uomo si acuisce ancor di più dopo che Georgiana dà alla luce due belle bambine. E in questo frangente la pellicola non si risparmia delle stoccate ironiche ai danni del frustrato e impotente Duca.
La prima parte ci sembra più meritevole nella sua capacità di rappresentare al meglio i luoghi e i costumi del tempo, facendoci entrare nel ristretto e lussuoso mondo della nobiltà inglese, e di caratterizzare con pochi tratti semplici ed essenziali i personaggi principali: Georgiana e il Duca su tutti, ma anche la madre della ragazza, Lady Spencer, e il giovane Charles Grey, di cui la giovane è segretamente innamorata. E proprio da questo amore latente ma sempre presente scatterà la molla sulla quale il regista suggellerà il carattere anticonformista e libero della Duchessa.
Alcuni hanno pensato subito a Lady Diana, anche lei una Spencer e quindi una diretta discendente di Georgiana, ma “le analogie”, dice il regista Dibb, “stanno soprattutto nei momenti chiave della sua vita, più che nel personaggio”: entrambe sposatesi in tenera età con un uomo distaccato e infedele, entrambe diventate poi delle celebrità. Nel caso della Duchessa la fama verrà dall'essere un'icona eccentrica dell'eleganza, un'assidua attivista politica e quindi molto amata dalla gente comune.
Purtroppo, però, con l'incedere della narrazione si acuiscono troppo i tratti melodrammatici della storia, in particolare quando crescono le tensioni tra Georgiana e la sua migliore amica Bess Foster, la quale intesserà alle sue spalle una relazione con il Duca, dando inizio così ad una imbarazzante convivenza a tre all'interno della residenza. E' qui che i personaggi, sovraccaricando le proprie emozioni, perdono in verosimiglianza apparendo un tantino artefatti e mancando perciò di quella spontaneità che avevamo apprezzato nei primi minuti.
Sebbene sul finire i tempi un po' troppo dilatati del film lo rendano un tantino indigesto, il richiamo conclusivo – mediante una bella sequenza all'aperto – alla voglia di libertà di Georgiana, come metafora del suo essere una donna emancipata, dà un tocco di poesia alla storia della Duchessa triste.
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