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L'arca di Noè... o dell'inutilità

Giovanni D'Angelo - 03.10.2008 testo grande testo normale

Il racconto biblico rivisitato in chiave cartoon. Una visione che genera dubbi fideistici... se Dio esiste, perché non blocca la produzione di simili scempi?

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La storia la conoscono tutti grandi e piccini, cattolici e non; è quella di un diluvio che spazzerà via il male dal mondo, per dare vita ad una nuova era di amore e prosperità. Il prezzo da pagare è la costruzione di un arca che contenga una coppia (maschio e femmina) di tutte le specie animali, affinché possano ripopolare il pianeta oramai disinfestato da asperità maligne. L'artigiano prescelto da Dio è il buon vecchio saggio Noè che, insieme alla sua famiglia, sarà sull'arca in rappresentanza dell'animale uomo.


Dal libro al film il salto è breve, peccato che sia così evidentemente mal riuscito. È ovvio che in un cartoon gli animali parlino, lo hanno sempre fatto, anche in pellicole con bestie vere (Babe, maialino coraggioso docet); ma in questo caso la storia non lo richiedeva affatto.


Sull'arca troviamo Katanga, il re leone, che combatte contro un gruppo di cattivi, capitanati dalla tigre Tartaro, per la conquista del titolo di sovrano degli animali. L'entourage del rampollo leonino è composto dalla leonessa con problemi di peso Karaley, che incita un sovrano troppo frivolo e narciso ad essere responsabile e deciso, e dal suo amico, massaggiatore e personal stylist Divina, una scimmia maschio (con tanto di fiocco rosa e movenze da diva) che porta in barca un rude e mascolino scimpanzé di nome Lalla (la sua femmina?). Fra tante idee confuse, questo vorrebbe essere forse un dardo lanciato a favore della causa glbt?! Nulla di più offensivo e stereotipato. Se poi ci mettiamo che Dio è un paffuto uomo di colore con barba e capelli biondi, tanto da sembrare il Do Nascimento della tv trash di Wanna Marchi, l'appellativo inutile dovrebbe essere più che giusto per il film.


In questo marasma barcaiolo, teoricamente destinato ai più piccoli, abbondano così tanti riferimenti sessuali espliciti inspiegabili, come la pantera-concubina Marlene, che cerca di adescare il leone nell'antro lussurioso della sua cabina. E ancora Marlene, che sensuale canta I will survive a tutta la ciurma animale; in quest'arca costruita come una nave da crociera, con tanto di teatro, ascensori e fast food arredati (incredibile ma vero) come fossero dei McDonald's. Non bisogna dimenticare Bibbio, il piccolo aiutante e scrivano di Dio incaricato di compilare il più grande best seller di tutti i tempi...la Bibbia, e volendo le assurdità continuano.


Soltanto passando all'analisi tecnico-stilistica della pellicola si trova una nota positiva: l'impiego, in pochissime scene (peccato), di effetti speciali consoni alla storia narrata; l'intera arca ricostruita in digitale mostra un'ottima riuscita cromatica e monumentale, davvero epica. Tutti i disegni, invece, sono realizzati con una rudezza del tratto stile Tom & Jerry, peccato che non abbiano la stessa profondità o fluidità di movimento dei due storici nemici-amici.


La pellicola nel complesso risulta confusa, priva di una rotta; si cerca di raccontare di uomini, animali e divinità senza alcuna coesione narrativa, ognuno nel suo mondo verso un destino ignoto. I personaggi sono macchiette oramai consunte alle prese con una storia troppo grande per i loro sketch banali; si narra di una catastrofica punizione biblica con la frivolezza e la superficialità dei Teletubbies. Bontà divina... c'è spazio per tutti in questo magico mondo di celluloide!

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