Factotum – Amore e successo a Los Angeles

Mario Vetrone - 13.04.2006 testo grande testo normale

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Tags: bukowsky, hamer, factotum, letteratura

L'opera di Charles Bukowski torna sul grande schermo nella nuova trasposizione realizzata da Bent Hamer (Kitchen Stories, '03). Nei panni di Henry Chinaski, protagonista di Factotum, un Matt Dillon in buona forma.

In Storie di ordinaria follia di Marco Ferreri ('81) l'alter ego di Charles Bukowski aveva il volto sbilenco e duro di Ben Gazzarra. Su un canovaccio di situazioni scabrose che l'omonima raccolta di racconti fornisce, Ferreri tentò – e con certo rigore – la rappresentazione dell'animo ulcerato più che lacerato di un uomo che aveva nel sesso e nella scrittura i suoi invincibili demoni.

Non è facile portare sullo schermo Bukowski; stereotipi a parte, sul piano narrativo, manca alla scrittura dell'autore californiano una struttura in tutto e per tutto classica, trame studiate e ben conchiuse – seppure mai egli abbia manifestato l'irruenza espressiva di un Kerouac o delle avanguardie degli anni sessanta.
Il fatto che poi Bukowski abbia fatto scuola non ha reso certo le cose più facili per chi si proponesse un'operazione seria, non alla moda e non declamatoria. Provare a reinventare delle storie più o meno lineari in sede di sceneggiature avrebbe potuto snaturarne gli elementi di forza della scrittura bukowskiana dominata da un senso di deriva, di viaggio sensuale e sregolato, ambizioso e filosofeggiante – il vero succo della creazione letteraria.
A tal proposito la scena finale del film di Bent Hamer pare essere splendidamente riassuntiva: Chinaski (Matt Dillon) è in un night, scrive, beve, spera...mentre alle sue spalle il corpo nudo di una ballerina si contorce in una danza sensuale, disperata; Hamer chiude così il film, e brillantemente, nel momento stesso in cui cominciamo a chiederci come avrebbe risolto ciò che non ha soluzione.

Ispirandosi apertamente ai romanzi di John Fante, Bukowski ha dato vita a personaggi su cui – come avveniva per lo scrittore italoamericano – proiettare la propria brama di amore e successo.
A differenza di Fante che ha ambientato i suoi romanzi in un contesto di grandi e terribili pulsioni (l'America della Grande depressione), Bukowski ci porta in una Los Angeles che si discosta ben poco da quella contemporanea; una città ipertrofica, ma anonima, se possibile ancora più disillusa e cinica (e nel film è perfettamente attualizzata). Sarà interessante vedere a breve la trascrizione cinematografica di Chiedi alla polvere (in Italia dal 28 aprile), il romanzo più noto di Fante, che probabilmente rivelerà qualche assonanza con situazioni e caratteri di Factotum.

 

Quelli di Bukowski sono personaggi ondivaghi, ironici, che vivono i recessi oscuri di un ambiente precario; sono riflessi di un carattere principale, quello di Bukowski, complesso e taciturno, oscillante tra riflessione sulle proprie e altrui condizioni, dominato da una ironia amara, talvolta da un istintivo nichilismo. Il fascino di queste storie sta proprio in una congerie di sentimenti e aspirazioni non manifestati altrimenti che in quelle imprevedibili risoluzioni affettive e lavorative.
In questo senso il film di Hamer appare tutto sommato riuscito; rigoroso non meno di quello di Ferreri e soprattutto basato sull'interpretazione di grande livello di Matt Dillon, che supera Gazzarra nel momento in cui cerca in Chinaski l'espressività bukowkiana così come l'abbiamo sempre immaginata (brava nel ruolo di compagna anche Lili Taylor, di certo più credibile dell'Ornella Muti d'annata).
Insomma la lettura d'antan è superata nell'approccio attualizzante e scevro da tutte quelle personali implicazioni intellettuali che influenzarono Ferreri. Hamer rincorrere soprattutto lui, Bukowski/Chinaski, nei suoi silenzi, nel suo non detto, nella sua buffa, quasi tenera, figura; la sua weltanschauung soltanto apparentemente disincantata.
…E, soprattutto, lo coglie prima del successo, soggiogato dal suo dio, la scrittura: l'irrefrenabile impulso a riempire la pagina di parole nella speranza di smuovere qualche editore.
È questa la speranza in più di un uomo che tra lavori subitaneamente terminati e "febbre da cavallo", ha riconosciuto che successo e sesso sono i poli catalizzatori nella vita della maggioranza degli uomini, delle loro scelte quotidiane...e lui ci sta dentro fino alla punta dei capelli.



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