74. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica - Foxtrot

Andrea Romagnoli - 04.09.2017 testo grande testo normale

Tags: foxtrot, samuel maoz, venezia74, lebanon

A otto anni di distanza dal sorprendente Lebanon, Samuel Maoz torna a Venezia con un film estremamente curato nella messa in scena ma che non riesce a emozionare.

Michael e Dafna sono distrutti quando degli ufficiali dell'esercito si presentano alla loro porta per informarli della morte del figlio Jonathan. Michael diventa presto insofferente alla presenza di parenti addolorati troppo assillanti e di funzionari militari troppo zelanti. Mentre la moglie riposa sotto sedativi, Michael viene travolto da un vortice di rabbia per poi dovere fare i conti con una di quelle svolte del destino tanto incomprensibili quanto possono esserlo solo le surreali esperienze militari del figlio.

Dopo il sorprendente Lebanon, con il quale nel 2008 seppe aggiudicarsi il Leone d'Oro, Samuel Maoz torna a calcare il palcoscenico lagunare con un'opera dal forte impianto teatrale, divisa in tre atti distinti e nella quale la follia della guerra viene filtrata da una serie di registri cinematografici che in maniera repentina provano a cambiare i segni del racconto.
Nella prima parte - quella in cui i due genitori vengono informati della morte del figlio - a farla da padrone sono le inquadrature sghembe e i fish-eye, che restituiscono allo spettatore un senso di soffocamento e disorientamento e che, da subito, stabiliscono le regole che Maoz impone al proprio cinema (e di conseguenza al proprio pubblico): costruire un artificio a discapito dell'emozione per prendere le distanze dalla retorica e dalla "facile" emotività che un intreccio del genere potrebbe suscitare.

Un'operazione spericolata eppure controllatissima, che raggiunge i risultati migliori in una parte centrale dagli echi felliniani, nella quale una serie di invenzioni visive riescono a regalare buoni momenti di cinema.
Eppure. Eppure manca qualcosa, e quel qualcosa si chiama emozione.
A furia di controllare e di asciugare (almeno sotto un profilo squisitamente emotivo) il racconto, e di mostrare l'indubbio talento di metteur en scène, Maoz finisce per confezionare un film a tesi algido e anaffettivo, incapace di suscitare quelle emozioni che - se non il cuore - almeno il cervello potrebbe e dovrebbe mettere in moto: ecco dunque che le notevoli trovate di regia, che altrove sarebbero state definite brillanti e sorprendenti, si trasformano in artifici poco utili ai fini della narrazione, quando non addirittura stucchevoli.
Un film, questo Foxtrot, che ci prova in tutti i modi a spiccare il volo ma che, anche a causa di un segmento finale molto poco riuscito, non sa elevarsi a parabola assoluta, lasciando dietro di sé una sensazione di frustrazione mista a rabbia per quello che sarebbe potuto essere ma che, fatalmente, non è.

  • 74. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica - Foxtrot

  • 74. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica - Foxtrot

Gli ultimi commenti

Dialoghi del silenzio - mostra personale di Pedro Zamora a cura di Massimiliano Bisazza
Città: Milano - Provincia: MI
dal: 01-01-2013 al: 01-01-2013

Premio Letterario Nabokov e Premio Nabokov Racconti
Città: Lecce - Provincia: LE
dal: 01-01-2013 al: 01-01-2013

“L’ultima Foglia Che Cade” il primo singolo di Federica Morrone
Città: Roma - Provincia: RM
dal: 03-04-2013 al: 01-01-2013

ArtExpo Barcelona 2
Città: Barcellona - Provincia:
dal: 01-01-2013 al: 01-01-2013