Biografilm Festival 2017 - Il Principe di Ostia Bronx

Francesca Druidi - 27.06.2017 testo grande testo normale

Tags: Il Principe di Ostia Bronx, recensione, biografilm festival, bologna

È stato uno dei titoli cult del Biografilm Festival 2017. Il docufilm diretto da Raffaele Passerini Il principe di Ostia Bronx si è infatti portato a casa il Life Tales Award, premio della giuria al più travolgente racconto biografico della sezione Italia, ma anche il riconoscimento del pubblico (Audience Award) e quello riservato ai Follower della manifestazione attribuito al film più amato di tutto il Biografilm 2017.


Dario Galetti Magnani si è auto-proclamato principe di "Ostia Bronx" trasformando la famosa spiaggia di Capocotta, sul litorale romano, nel teatro delle sue performance e dei suoi stravaganti travestimenti. Con lui, Maurilio Fonte, detto Maury - o meglio la Contessa per il suo pubblico - forma una coppia artistica e di vita che impariamo a conoscere ne Il principe di Ostia Bronx, docufilm di Raffaele Passerini, regista cesenate che ha conosciuto Dario e Maury proprio sulla spiaggia di Capocotta, dove da vent'anni si esibiscono senza sosta. Vedendo la Contessa cimentarsi al tramonto in un esercizio di recitazione, Passerini capisce che i due non possono essere banalmente etichettati come "matti" e che dietro la loro facciata esuberante, se non trash, ci sono due sensibilità artistiche da svelare, due persone oltre i personaggi apprezzati dai frequentatori della spiaggia nudista di Ostia.

Passerini fa entrare lo spettatore nel mondo di Dario e Maury, alternando (grazie all'ottimo lavoro della montatrice Paola Freddi) le sue riprese con le immagini di archivio del Principe e dalla Contessa girate da loro stessi nel corso degli anni di attività a Capocotta. Dimensione pubblica e privata coesistono senza soluzione di continuità.

Sono due personalità diverse e complementari, Dario e Maury, di cui scopriamo progressivamente le ferite del passato e le aspirazioni frustrate. A prevalere è la dignità con cui i due protagonisti si mostrano per quello che sono, senza inutili ipocrisie. Con il regista entriamo nel regno privato del Principe, la sua casa stracolma di ricordi, oggetti, costumi di scena, musica e persino un proiettore che, insieme alle locandine alle pareti, confermano ulteriormente l'amore di Dario per il cinema, insieme a quello per la pittura.

Rifiutati dalle sedi istituzionali della settima arte, dall'Università all'Accademia di Arte drammatica Silvio D'Amico per Maury, Principe e Contessa vivono ai margini ma continuano a ritagliarsi un palco e un pubblico tutto loro, preservando libertà creativa e purezza di sguardo autentica.

Concentrandosi solo su Dario e Maury, toccando solo marginalmente i frequentatori di Capocotta ed evitando qualsiasi analisi di stampo sociale, il Principe di Ostia Bronx è il ritratto intimo di una coppia di interpreti e performer che - strato dopo strato - si disvela alla telecamera. Il documentario di Raffaele Passerini diventa così un sincero apologo della forza di volontà di due artisti che, nonostante gli ostacoli e le proprie disfunzionalità, non si sono mai arresi e hanno fatto del fallimento un'opportunità per andare avanti e fare quello che davvero amano.


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