Far East Film Festival 19

Omar Manini - 22.04.2017 testo grande testo normale

Tags: far east film festival, feff, teatro, udine

Incontri di persone, idee ed emozioni. Il Feff è sempre una certezza di sana follia da (de)gustare.

Teatro Nuovo, Udine – Scherzando tra amici, dicevamo che al Far East - anche FEFF per i fans - i film sono un aspetto secondario: un paradosso, ma non una vera e propria bugia e chi lo frequenta da anni lo può testimoniare benissimo. Tant'è vero che il motto scelto quest'anno è "Join the tribe!", perché di vera e propria tribù si tratta.
Qui c'è una città che respira, persone che vivono la gioia di un evento fresco e giovane, che trasformano le proprie abitudini per vestirle sulle orme tracciate dal festival.
Rassegna che è un vero catalizzatore, un concentratore, una centrifuga; un eccezionale, calibratissimo, bric-à-brac emotivo!
Per nove giorni, Udine si riempie di cultura, attività, interazioni umane. Conferenze, approfondimenti, incontri gastronomici, sportivi, culturali, ovviamente proiezioni e incontri con numerosi ospiti: il FEFF sa conquistare con le lusinghe di un amante.
Venerdì sera, all'inaugurazione, una moltitudine ha ascoltato le parole chiare, dirette e per questo ancora più emozionanti del Direttore Artistico, Sabrina Baracetti. Il succo del discorso? Welcome and welcome back!
Ne avremo tanto bisogno anche a fine festival! Come sempre grazie, Feff!!! -

La panoramica sui titoli proposti:

- Survival family (Yaguchi Shinobu, Giappone, 2017): un black-out (s)travolge le abitudini di una famiglia. Il disorientamento iniziale si dissolve in un insieme di avventure ecologiste surreali, venate di risvolti dark. Idea di fondo interessante e buona regia sprecati. Ultimi quindici minuti senza equilibrio e indecisi sullo stile da mantenere con momenti involontariamente ridicoli.
- The city of betrayal (Miura Daisuke, Giappone, 2016): man mano che i minuti avanzano conquista con la sua regia calibrata, multiforme, perfettamente sintonizzata sul mood da intepretare e impreziosita da una scrittura solida e delicata insieme e ottimi protagonisti. A un terzo dalla fine si sfilaccia un po', ma risulta veramente un'ottima pellicola che sfiora situazioni e sentimenti restituendoli con preziosa veridicità. Molto bella la colonna sonora e l'attenzione al sonoro. Non abbandonate la visione dopo i titoli di coda!voto: 8
- Godspeed (Chung Mong-Hong, Taiwan, 2016): il classico film strepitoso dal punto di vista visivo (regia, foto, scenografie di livello superiore), ma perdente da quello della sceneggiatura (montaggio?) che risulta inutilmente contorto, spezzettato, dispersivo. Indeciso se essere commedia, noir, gangster movie.voto: 5



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