Ho visto cose che voi umani...

Giulio Ragni - 09.12.2016 testo grande testo normale

Tags: classifica, 2016, cinema, home video

Una classifica con il meglio e il peggio di questo 2016 cinematografico. Personale e discutibile come tutte le classifiche.

Con l'arrivo del nuovo anno, puntuali come l'epidemia di influenza e la crisi di un governo in Italia, arrivano le classifiche di fine anno: potevamo noi di Whipart esimerci dal farla? Assolutamente sì, ma siccome siamo masochisti non ci sottraiamo al nostro dovere. E tuttavia, poiché ogni classifica è inevitabilmente arbitraria, provvisoria e lacunosa, abbiamo preferito fare delle segnalazioni di vario tipo di tutto ciò che ha caratterizzato questo 2016, comprese uscite homevideo e pellicole mai arrivate in Italia, ma che abbiamo potuto apprezzare in giro per i festival oppure cedendo al lato oscuro del web, sperando di farvi cosa gradita. Buona lettura!

Sorpresa cinefila

Presentato nella sezione Un certain regard di Cannes 2015, e giunto in sala da noi nella primavera successiva, Sole alto di Dalibor Matanic è una delle più belle sorprese cinefile della stagione: tre storie d'amore per raccontare tre momenti diversi del conflitto etnico che ha insanguinato l'ex Jugoslavia alla fine del Novecento, sempre con la stessa coppia di attori ad interpretare i protagonisti principali: quando lo stile e il racconto si fondono in maniera così magistrale, non si può che alzarsi in piedi e spellarsi le mani dagli applausi.

Delusione dell'anno

Xavier Dolan è un autore che divide la critica, ma noi lo consideriamo un talento purissimo, un cineasta di razza, tanto precoce quanto dotato, con un sicurezza di stile che già era ben presente dai tempi del primo film: detto tutto ciò, È solo la fine del mondo è veramente malriuscito, verboso, manierato, afflitto da personaggi artificiosi e attori fuori parte (Marion Cotillard), e con pesanti simbolismi che lasciano ben poco alla suggestione. Il Grand Prix di Cannes più immeritato degli ultimi 20 anni.

Miglior horror

Se il buongiorno si vede dal mattino, la carriera di Robert Eggers è destinata a lasciare una scia luminosa negli anni a venire: The Witch è molto più che un film di streghe, va alle radici delle dinamiche conflittuali in seno alla famiglia e alle pulsioni represse che agitano l'animo umano, disorientando la percezione dello spettatore fino allo scioccante sabba finale, uno dei più inquietanti che si siano mai visti sul grande schermo.

Miglior film di animazione

I pupazzi con i grandi occhioni in stop motion sono già di per sé un viatico per l'emozione cinefila, ma quando alla sceneggiatura c'è un'autrice sensibile come Celine Sciamma, il mondo della (pre)adolescenza de La mia vita da zucchina acquisisce toni e colori superiori a qualsiasi prodotto animato preconfezionato. Una storia di orfani che cattura il cuore, perché in ogni spettatore, adulto o piccino che sia, c'è una zucchina che attende solo qualcuno che li ami e li tenga al riparo dalle brutture della realtà.

Miglior commedia italiana

Sarebbe facile indicare Perfetti sconosciuti, film che indubbiamente ha una qualità di scrittura superiore alla media (molto modesta, ahinoi, nelle ultime stagioni) del cinema nostrano, ma vogliamo segnalare un film passato totalmente inosservato dal pubblico e poco apprezzato anche dalla critica, Il ministro di Giorgio Amato: a dispetto della pessima locandina che fa presagire il peggio, il film è pieno di intuizioni narrative sorprendenti e svolte imprevedibili, e sa riscattare la teatralità del copione che una regia dinamica e a tratti visivamente audace. Una commedia nera, cinica e cattiva, su quanto ognuno di noi sia disposto a scendere a compromessi, degna della nostra tradizione più nobile. Da (ri)scoprire senza pregiudizi.

Film "Incredibile ma vero"

Un misto di stupore, tenerezza e ilarità accoglie la visione di un film come Si vis pacem para bellum di Stefano Calvagna, regista che incredibilmente riesce a realizzare ogni anno uno o due film, e ci viene da chiedere come faccia ad essere così prolifico, visto che i suoi lavori raramente escono oltre le sale comprese nel Grande Raccordo Anulare. Una specie di improbabile gangster movie/noir recitato malamente, con due incredibili scene di sesso ai limiti dell'hard, e la più brutta cinese che si sia mai vista sul grande schermo ne fanno il "What a Fuck?" movie dell'anno. Eppure con quell'aria da B movie d'antan riesce persino ad intrattenerti, tanto da non guardare mai le lancette dell'orologio. Una visione obbligata per chi è rotto ad ogni tipo di esperienza cinefila.

Classico restaurato

Bello vedere le sale affollarsi per i vecchi film, opportunamente restaurati e rimessi in circolazione nelle sale, un'iniziativa che già da qualche anno fa felici cinefili dai capelli bianchi e nuovi adepti: tra tante perle riscoperte in questo 2016, vogliamo indicare Play Time di Jacques Tati, perché il regista è un genio dimenticato, e il suo film, incompreso al momento dell'uscita nel 1967, è straordinariamente in anticipo sui tempi, oltre che divertentissimo, capace di comprendere quale spaventosa direzione avrebbe preso la modernità dei nostri tempi prima di chiunque altro.

Bello e invisibile

Sono stati ben pochi i fortunati che lo hanno potuto vedere, con una distribuzione a singhiozzo, in poche sale selezionate e in uno sparuto numero di spettacoli: il trattamento riservato ad Antonia, film sulla vita della poetessa milanese Antonia Pozzi firmato da Fernando Cito Filomarino e prodotto da Luca Guadagnino, dimostra quanto poco siano avveduti i distributori nostrani. Un film appassionante ed appassionato, che sovverte le regole del film in costume e affonda i pregiudizi negativi del pubblico sul genere con una potenza di stile raramente riscontrata nel nostro cinema (e non solo). L'incredibile sequenza di autoerotismo sulle note di una canzone di Piero Ciampi, che sembra uscita da un film di Tsai Ming-Liang o Apichatpong Weeresethakul, è la stilla di classe di un regista che dimostra di avere una visione. Ad avercene oggi.

Registi pro e contro

Ogni suo nuova film è una sorpresa che lascia estasiati gli spettatori dal palato più fine, ma meriterebbe di essere compreso tra i grandi senza se e senza ma: Pablo Larrain è forse il miglior regista della sua generazione, e Neruda una delle poche perle passate in sala negli ultimi mesi del 2016. In attesa di Jackie... Nel medesimo periodo, è uscito in alcuni cinema totalmente ignorato e con alcuni anni di ritardo Knights of cup di Terrence Malick, ed anche se ci faremo dei nemici, bisogna avere il coraggio di ammettere che il regista texano è un autore in spaventoso declino, senza più un pubblico che lo segua, nemmeno tra le schiere della cinefilia più oltranzista. Un regista perso nei suoi deliri mistici, nella fotografia magniloquente che oramai stucca ogni volta di più, e quell'onnipresente voice over che sproloquia pillole di sconcertante banalità filosofica. Addio Terrence, ti abbiamo amato quando eri perso nella rabbia giovane, dentro i giorni del cielo della tua sottile linea rossa, poi hai scoperto l'albero della vita, ed è stato l'inizio della fine.

Uscite homevideo

Segnalazioni random, poiché sarebbe difficile scegliere uno solo: c'è la riedizione in blu ray con tutte le edizioni possibili e immaginabili di Zombi di Romero (e Argento), una perla di Fellini come Roma in cui è possibile vedere gli episodi tagliati all'epoca dal montaggio originale con Sordi e Mastroianni, tra i cult da rivalutare L'occhio selvaggio di Paolo Cavara, spietata riflessione "dall'interno" dell'epoca dei mondo movies, e tra gli import l'uscita di Norte, the end of history di Lav Diaz, perché il filippino è uno dei grandi maestri del cinema contemporaneo e il film è bellissimo, con buona pace dell'ironia idiota espressa dopo la sua vittoria del Leone d'oro a Venezia per la lunghezza delle sue opere (questa, per inciso, dura "appena" 4 ore).

Segnalazioni dal mondo

Esiste tutto un cinema che in Italia non vedrà mai la luce, e che vale la pena invece setacciare ed amare, benché appartenente a cinematografie esotiche e lontane oppure poco frequentate dai nostri distributori. Tra le pellicole che abbiamo visto in questo 2016 e abbiamo particolarmente amato citiamo tra gli altri Raman Raghav 2.0, epopea noir indiana firmata dallo specialista Anurag Kashyap, due perle coreane come Train to Busan, uno dei migliori film di zombie degli ultimi anni, e soprattutto The Wailing, capolavoro destinato a lasciare una traccia ben oltre gli appassionati dell'horror; il post atomico britannico The survivalist, con un memorabile terzetto di interpreti; e infine il western moderno Hell or High Water, tra esplosioni di violenza e tragedia familiare, film che speriamo possa trovare distribuzione nel corso del 2017.

Top ten personale film in sala

Per chi è interessato unicamente a vedere dei titoli segnalati, ecco la personale top ten del sottoscritto dei film usciti in sala da gennaio a dicembre. Almeno al momento in cui vi scrivo, perché nessuna classifica è mai definitiva.

Il figlio di Saul di Laszlo Nemes
Neruda di Pablo Larrain
Sully di Clint Eastwood
The Revenant di Alejandro Gonzalez Inarritu
Animali Notturni di Tom Ford
Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti
Carol di Todd Haynes
The Neon Demon di Nicolas Winding Refn
Sole Alto di Dalibor Matanic
Al di là delle montagne di Jia Zhangke

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