73. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica - Spira Mirabilis

Benedetto Naturali - 05.09.2016 testo grande testo normale

Tags: Venezia73, spira mirabilis

Il primo film tricolore in concorso è un documentario sinfonico e visivo alla ricerca dell’immortalità

Accettiamo facilmente la realtà, forse perché intuiamo che nulla è reale.
(Jorge Luis Borges)

La coppia di cinema e di vita, i documentaristi Martina Parenti e Massimo D'Anolfi, al debutto a Venezia ma già amatissima nei festival internazionali, porta in concorso al Lido il loro ultimo documentario Spira Mirabilis, al cinema dal 22 settembre. Un progetto molto ambizioso, ma "molto poco cinematografico" sulla carta.

Tutto parte da una piccola medusa capace di rigenerarsi per sempre.
Spira Mirabilis segue quattro storie-omaggio della tensione umana all'immortalità simboleggiate dagli elementi.
Il fuoco: Leola One Feather e Moses Brings Plenty, una donna sacra e un capo spirituale, e la loro piccola comunità lakota da secoli resistenti a una società che li vuole annientare.
La terra: le statue del Duomo di Milano sottoposte a una continua rigenerazione.
L'aria: Felix Rohner e Sabina Schärer, musicisti inventori di strumenti/sculture in metallo.
L'acqua: Shin Kubota, uno scienziato-cantante giapponese che studia la Turritopsis nutricula, una piccola medusa immortale.
L'etere: Marina Vlady, che dentro un cinema fantasma ci accompagna nel viaggio narrando L'immortale di Borges.

Questi sono i protagonisti di Spira Mirabilis, girato in diversi luoghi del mondo, una sinfonia visiva, un inno alla parte migliore degli uomini e alla tensione verso l'immortalità.

Simbolo di perfezione e di infinito, "la spirale meravigliosa", Spira mirabilis come venne definita dal matematico Jackob Bernoulli, è una spirale logaritmica il cui raggio cresce ruotando e la cui curva si "avvolge" intorno al polo senza però raggiungerlo mai.

Venuti a conoscenza di Shin Kubota e dei suoi studi sulla medusa immortale, la coppia di registi ha capito che questo era il punto di partenza del film: un uomo alle prese con l'immortalità.
Mentre nei loro precedenti lavori hanno indagato il rapporto fra l'uomo e le istituzioni, in Spira Mirabilis realizzano un film in cui l'uomo si confronta con i propri limiti e le proprie aspirazioni. Attraverso un percorso di accumulo, suggestione, assonanze hanno capito che l'acqua doveva accompagnarsi con gli altri elementi della natura: terra, aria, fuoco ed etere. Milano, Berna, Wounded Knee, Shirahama su una cartina geografica immaginaria compongono il disegno della spirale meravigliosa.
Il piccolo può diventare grandissimo, l'universale un dettaglio. Così il gioco cinematografico di lenti microscopiche consente di osservare l'invisibile e svelare ciò che normalmente è celato.
Il film combina pensiero razionale ed emotivo e dà vita a un affresco poetico che racconta la parte migliore di noi, mostrando la responsabilità, la debolezza e la forza che gli uomini hanno nei confronti del mondo in cui nascono, crescono, vivono e di cui sono semplicemente ospiti passeggeri.

Spira Mirabilis è un film contemplativo, silenzioso, privo di dialoghi, che cerca di toccare "il cuore del cuore delle cose" in modo che dall'osservazione nasca una trasfigurazione del reale. Un film che vive della quotidianità dei tempi e degli spazi di chi li abita più che dell'irripetibilità degli eventi.
Il documentario prova a raccontare l'aspetto migliore di noi mostrando una pellicola in cui il conflitto interno non è tra l'individuo e le istituzioni, ma nel volersi superare, migliorare. Le cinque storie sono esemplari del voler lasciare qualcosa di sé per il futuro.
In Spira mirabilis gli elementi, le storie, gli archivi sono montati tra loro assecondandone assonanze poetiche e visive. I due registi hanno cercato una "scrittura" elastica, plurale, che non temesse deviazioni e brusche interruzioni, anzi che fosse in grado di allungarsi e di contrarsi per passare in modo fluido dal grande al piccolo, dal generale al particolare, dal comico al tragico, dal singolo alla comunità e viceversa.
Da questa tensione scaturisce la "spirale meravigliosa": l'umano tentativo di accettare e contemporaneamente superare i propri limiti.

È il film che dà vita ai personaggi, non sono i personaggi a dare vita al film.
Il fantastico nasce dal naturale.
(Robert Bresson)


VENEZIA 73 - Spira mirabilis di Massimo D'Anolfi, Martina Parenti - Italia, Svizzera, 121'
v.o. iakota, inglese, svizzero-tedesco, giapponese, francese - s/t italiano, inglese
(documentario)


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