Segantini - Ritorno alla Natura. Intervista al regista Francesco Fei

Federica Cornia - 16.06.2016 testo grande testo normale

Tags: docufiction, intervista, regista, Francesco Fei

Nella vita del pittore Giovanni Segantini la vastità indomita della natura e dello spirito umano raggiungono un apice.

Al Biografilm Film Festival 2016 presentata l'anteprima del documentario Segantini – Ritorno alla Natura con protagonista Filippo Timi
Intervista al regista Francesco Fei
Presentato in anteprima mondiale al Biografilm film festival 2016 il docufilm sulla vita del pittore dell'Ottecento Giovanni Segantini dal titolo Segantini–Ritorno alla Natura. Diretto da Francesco Fei e interpretato da Filippo Timi il film, presentato nella sezione fuori concorso Biografilm Arte, uscirà nelle sale italiane distribuito da Nexo Digital . La singolare storia dell'artista è ricostruita attraverso una serie di documenti commentati dalla nipote Gioconda Segantini, dalla sua più grande conoscitrice e studiosa Anneie-Paule Quinsac, da Franco Marocco, direttore dell'Accademia di Brera e da Romano Turrini, storico di Arco, paese natale di Segantini. Ai loro interventi s'accostano sullo schermo, in fluida successione, dipinti del pittore, fotografie d'epoca, ampie riprese del paesaggio naturale e la ricostruzione di alcuni momenti di vita dell'artista affidati all'intensità interpretativa di Filippo Timi. Viaggio epico, di vasti orizzonti naturali e spirituali, ben sottolineato dalle musiche del compositore Alberto Turra, si rivela di inattesa grandezza la storia di quello che Kandinskij definì "il pittore più spirituale mai esistito", uomo nato e cresciuto in una povertà incredibile e il cui futuro, come dice Turrini, poteva essere quello di un landruncolo di strada, di un piccolo delinquente e che invece, con una grandissima volontà, diventa l'artista più quotato della sua epoca.

D. Francesco come è nato questo lavoro?
R. È nato dalla mia scoperta del quadro, meraviglioso, "L'Angelo della Vita" conservato alla Galleria d'Arte Moderna di Milano, museo poco conosciuto che contiene tutto l'Ottocento lombardo. Andavo lì per rilassarmi nel giardino all'interno del museo. Ho scoperto così il pittore, i suoi quadri e la potenza espressiva del Segantini, soprattutto di quello degli ultimi anni, sicuramente uno dei più grandi simbolisti divisionisti della storia della pittura. Mi sono interessato alla sua vita, ai diari e alle lettere e lì ho pensato che oltre alla grandezza dell'arte avevo davanti anche una storia bellissima a livello umano, la storia di un uomo che nasce povero, orfano, analfabeta, apolide e che in quarant'anni riesce a diventare uno dei più grandi artisti del suo tempo. Con Federica Masin, mia vecchia amica e producer è partita poi l'idea di realizzare questo lavoro.
D. Puoi spiegare la scelta della forma ibrida del docufiction?
R. Partendo da modelli BBC Arte, Art of power dove ci sono esperti che parlano e delle parti di fiction, e rispetto a questi modelli, che sono molto televisivi, abbiamo voluto provare, rischiando, a fare un salto in più mantenendo la parte istituzionale, divulgativa, attraverso le interviste, le foto e i quadri, inserendo però anche dei momenti che, almeno personalmente, ritengo cinema. Se si presta attenzione si nota che quasi mai i dialoghi, le parti di fiction sono messe a copertura delle interviste, cosa che invece è un procedimento molto tipico delle televisioni: l'esperto parla e sotto si vede l'artista che dipinge. Le parti di fiction noi le abbiamo lasciate con l'audio ambiente o con la voce di Filippo fuori campo.
D. Quanto avete lavorato al progetto?
R. Complessivamente due anni, ma le riprese le abbiamo fatte in tre giorni con una trupe di sei persone.
D. Perché la scelta di Filippo Timi come attore?
R: Timi in passato ha lavorato con me, nel mio primo film, Onde. Aveva un ruolo minore , credo fosse anche il suo primo film e già avevo visto quanto fosse potente come attore. Poi quando mi è capitato di vedere una particolare foto di Filippo accanto a una foto ritratto di Segantini mi ha colpito la somiglianza e ho pensato che se a Filippo mettevo la barba sarebbe stato perfetto nei panni del pittore. Non è stato facile averlo a lavorare con noi perché è molto impegnato. Ma la sua presenza la ritenevamo fondamentale. E infatti ha letto le lettere in una maniera bellissima. Soprattutto quelle lette in baita. Era previsto leggessimo tutto a Milano, in studio, poi un giorno ho proposto di andare in baita in montagna e a Filippo, che si aggirava per i boschi alle sette del mattino vestito da Segantini ho detto vai, leggi come vuoi. E sono uscite queste letture dilatatissime, così lontane dai tempi televisi.
D. Poco fa, nel tuo intervento alla fine della presentazione del film hai accennato alla contemporaneità di Segantini. In cosa è così contemporaneo?
R: Secondo me il suo aspetto più contemporaneo è l'approccio con la spiritualità. Riuscire da uomo dell'ottocento a cercare Dio non in chiesa, non nelle istituzioni, ma nella natura, negli animali, in un fiore è una visione molto attuale, che mi ha risuonato molto.
D. Prima hai parlato dello scorrere delle immagini sullo schermo come di un flusso di coscienza.
R. Sì, infatti. Dal momento che non avevamo committenti e potevamo montare tutto il materiale come volevamo ho cercato di costruire un flusso emotivo, emozionale. Certo non so se sarei riuscito a fare lo stesso se avessi avuto un committente che avesse voluto dire la sua. Tutto naturalmente è stato fatto tenendo ben a mente la destinazione finale che c'è ed è la sala. La distribuzione Nexo e Sky Arte sono raggiungimenti arrivati dopo.
D. Questa è stata la prima proiezione in sala, che effetto ti ha fatto, come ti è sembrata?
R. È stato faticosissimo, però mi è parso scorresse bene, io l'avrei dilata ancora un po'. C'è qualche accorgimento tecnico da sistemare e, infatti, questa proiezione ci è servita per finalizzare meglio il prodotto per il cinema.
D. Ti sei sentito un po' pittore anche tu nel fare questo lavoro?
R. Oddio, io son proprio negato per disegnare, diciamo che potrebbe essere una compensazione: magari ti piacerebbe fare il pittore ma non la fai perché non ne sei in grado allora compensi con il cinema. Così come i video musicali, volevo fare il musicista ma ero stonato allora mi sono dedicato ai video musicali. Chiaramente però vai a fare sempre qualcosa che ti tocca.

Genere: documentario, drammatico
Titolo originale: Segantini - Ritorno alla natura
Paese/Anno: Italia | 2016
Regia: Francesco Fei
Sceneggiatura: Federica Masin, Francesco Fei, Roberta Bonazza
Fotografia: Francesco Fei, Patrizio Saccò
Montaggio: Claudio Bonafede
Interpreti: Alice Raffaelli, Annie Paule Quinsac, Filippo Timi, Franco Marrocco, Gioconda Leykauf-Segantini, Lorenzo sartorelli, Romano Turrini
Colonna sonora: Alberto Turra
Produzione: Apnea Film, Provincia Autonoma di Trento, Sky Arte HD
Distribuzione: Nexo Digital
Durata: 76'

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