T'abbiamo tanto amato

Giulio Ragni - 20.01.2016 testo grande testo normale

Tags: ettore, scola, morte

Il nostro omaggio al regista Ettore Scola, maestro del cinema italiano, scomparso a 84 anni

Il futuro è passato e non ce ne siamo nemmeno accorti (C'eravamo tanto amati – 1974)

Era l'ultimo moschettiere della commedia italiana rimasto ancora in vita, ma Ettore Scola, il regista che ci ha fatto ridere e piangere, riflettere e sognare con i suoi film proprio come Monicelli, Risi, Germi e Comencini, ci ha lasciato improvvisamente la sera del 19 gennaio 2016. Roma perde così un altro dei suoi artisti più influenti a pochi giorni dalla scomparsa di Franco Citti, benché Scola fosse nato a Trevico, provincia di Avellino, il 10 maggio 1931: ma dopo aver vissuto una vita intera all'ombra dei sette colli, era diventato romano d'adozione, donando alla fu industria del cinema italiano il suo sguardo lucido e tagliente, la sua ironia caustica, la sua sensibilità estetica nella messa in scena, spesso privilegiando un luogo-set unico (un condominio, un ristorante, una sala da ballo…) dove inscenare vizi e isterie italiche, raccontando incessantemente lo scorrere del Tempo, insieme alla Memoria, due delle sue ossessioni tematiche ricorrenti.

Inizia la sua carriera come disegnatore presso il giornale satirico Marc'Aurelio, che già aveva salutato felicemente gli esordi di Federico Fellini, ed entra nel mondo del cinema prima come dialoghista di molti film di Totò, e poi come sceneggiatore di alcuni film epocali del cinema italiano, come I mostri di Risi o Io la conoscevo bene di Pietrangeli, influenzandone parzialmente stili e poetiche: diventato un maestro della cosiddetta commedia all'italiana tra gli anni Settanta e Ottanta, va detto che i suoi esordi da regista non furono salutati da critici e opinione pubblica snob dell'epoca con molto calore, anzi i cantori della presunta demenza del pubblico italiano davanti al successo di Checco Zalone dovrebbero leggersi gli strepiti che accompagnarono il suo primo film Se permettete, parliamo di donne, subito invece accolto dall'affetto degli spettatori, che gli riconoscono da subito quelle sopracitate qualità diventate il suo marchio di fabbrica, e che si intravedono già nei primi film come L'arcidiavolo, Il commissario Pepe, Dramma della gelosia, Riusciranno i nostri eroi…, in cui Scola inizia le sue collaborazioni con lo sceneggiatore Ruggero Maccari e il compositore Armando Trovajoli, due figure fondamentali senza le quali il suo cinema non sarebbe stato uguale.

Ma anche il critico più austero e accigliato deve arrendersi di fronte ai suoi capolavori, il racconto generazionale C'eravamo tanto amati, il memorabile duetto all'ombra del fascismo tra l'omosessuale Mastroianni e la casalinga (disperata?) Loren ne Una giornata particolare, il perfido ritratto degli intellettuali o pseudo tali ne La terrazza, vero propulsore della grande bellezza sorrentiniana assai più della "dolce vita" di Fellini, il monumentale affresco de La famiglia. Anche all'estero riconoscono le qualità registiche di Scola, come dimostrano le quattro candidature all'Oscar, ma soprattutto i riconoscimenti a Cannes e Berlino rispettivamente per l'acre ritratto del sottoproletariato Brutti, sporchi e cattivi e per lo sperimentale Ballando ballando, film musicale ma non parlato su 50 anni di storia francese, uno dei suoi apici ancorché poco noto qui da noi.

Dopo aver lavorato praticamente con tutte le grandi star del cinema italiano, Scola dimostra di sapersi confrontare con le nuove leve anche negli anni più bui del nostro cinema, valorizzando l'immenso talento di Massimo Troisi (Che ora è, Splendor, Il viaggio di Capitan Fracassa), e sfruttando persino l'inedita coppia Abatantuono – Castellitto (Concorrenza sleale) con il consueto tono arguto e l'umorismo sornione, che negli ultimi anni di carriera lascia sempre più spazio alla malinconia e ad un sentimento crepuscolare. Oramai sempre più estraneo ad un mondo del cinema diventato irriconoscibile per chi come lui ha contribuito a donargli immane grandezza, non può che congedarsi dalla settima arte con un piccolo film dal cuore grande come Che strano chiamarsi Federico, un'operina sospesa tra docufiction e rievocazione dolceamara del (bel) tempo che fu, dedicata all'amico e mentore Fellini, la perfetta chiusura di un cerchio che aveva visto la carriera dei due maestri incrociarsi più volte. Grazie di tutto Ettore Scola, t'abbiamo amato e non ti scorderemo più, come si vuole a tutti coloro che hanno cullato i nostri sogni e alimentato la nostra fantasia davanti ad uno schermo bianco e ad un fascio di luce proiettato su di esso.

I dieci film imperdibili:

Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l'amico misteriosamente scomparso in Africa? (1968)
Dramma della gelosia, tutti i particolari in cronaca (1969)
C'eravamo tanto amati (1974)
Brutti, sporchi e cattivi (1976)
Una giornata particolare (1977)
I nuovi mostri – coregia di Risi e Monicelli (1977)
La terrazza (1980)
Ballando ballando (1983)
La famiglia (1987)
La cena (1998)

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