GRILLO PARLANTE – Radici russe ed internazionalità nell’espressione artistica di Tsereteli

Armando Ginesi - 26.06.2014 testo grande testo normale

Tags: GRILLO PARLANTE, armando ginesi, Zourab Tsereteli, museo nazionale russo

Successo per l’antologica di Zourab Tsereteli organizzata a San Pietroburgo al Museo Nazionale Russo dedicato al 80esimo anniversario del maestro.

Monumentalità è la parola giusta per definire il senso dell'espressività di Zourab Tsereteli: essa riguarda la scultura, la pittura e la grafica. Monumentalità da intendersi come solennità, come sentimento del grandioso, come ieraticità, ovverosia dimensione sacrale innestata in quella umana che si riconduce alla percezione del mito. Questa specificità del suo modo di interpretare le cose del mondo (dai personaggi, agli oggetti, alla natura) trova la propria facoltà linguistica più adatta nella scultura la quale, nella sua tridimensionalità ed oggettualità, si presta più di ogni altro sistema di "scrittura" creativa, a rappresentarci il reale nella sua declinazione figurativa. Ma la pittura e il disegno – sia pur usando altre modalità del linguaggio – condividono con la scultura la stessa inclinazione dell'artista georgiano verso il grandioso e il solenne. Sicché di lui si può dire che sia fondamentalmente scultore, anche quando ricorre ad altre strutture di comunicazione creativa diverse dalla plastica vera e propria. La storia dell'arte mondiale ha registrato altri casi analoghi di cui ne citeremo uno per tutti: l'italiano Michelangelo Buonarroti il quale, nel XVI secolo, in particolar modo negli affreschi della Cappella Sistina nella Basilica di San Pietro in Vaticano, ha rappresentato i personaggi sacri, le loro anatomie, le loro azioni, con un'altissima qualità plastica che, pur se di natura pittorica, sembra essere scultorea.
L'imponenza delle figure realizzate da Tsereteli orienta verso la dimensione del mito che risulta quasi sempre sottesa alla sua narrazione visiva. L'artista, infatti, racconta storie che sembrano provenire da condizioni senza tempo nelle quali ogni riferimento di natura relativa è scomparso, sostituito da un sentimento pieno dell'assoluto.
Molti hanno scritto che le opere d'arte sono sempre autobiografiche. Nel nostro caso l'affermazione ci pare più che corretta: le opere di Tsereteli, sono alte, grandiose e imponenti come la sua stessa figura fisica che emana una severa maestà.
Io credo che esistano, nel filone espressivo del nostro autore, due direzioni del proprio modo di dire: la prima – lo ripeto – inclina al celebrativo, al monumentale e si risolve, soprattutto, attraverso la scultura, nella statuaria propriamente detta, così come l'abbiamo concepita fino alla fine del XIX secolo, ovverosia maestosa, agiografica. La seconda – che mi appare più vicina alla verità delle cose, più capace di penetrare sotto ogni apparenza per impossessarsi dell'immaterialità dello spirito sotteso alle forme – è la direzione che si sottrae alla raffigurazione di soggetti celebri o potenti per concentrarsi su personaggi più comuni, quotidiani. Mediante questa linea dell'espressione, Tsereteli si accosta alla realtà intima della gente di cui coglie la tipicità, ne accentua le connotazioni specifiche che sembrano tradursi in un alleggerimento del peso fisico delle opere stesse. Ciò accade, ancora una volta, in questo artista a trecentosessanta gradi, in tutti i modi linguistici utilizzati: plastici, pittorici e grafici.
Detto ciò in premessa del nostro discorso, vediamo ora la peculiarità di questa rassegna che è pittorica e grafica, organizzata dalla Città di San Pietroburgo per rendergli omaggio nella circostanza del suo ottantesimo compleanno. La pittura di Tsereteli ci serve per capire la grande capacità che quest'uomo possiede di farsi sintesi di tante soluzioni stilistiche precedenti. Il riferimento linguistico che indubbiamente prevale nella sua produzione dei dipinti è riconducibile alla lezione di una delle più diffuse e penetranti avanguardie storiche europee del Novecento: l'Espressionismo, nato, agli inizi del XX secolo con l'antefatto del Fauvisme francese, dalla caduta dei sogni incarnati dalla predicazione positivista e dall'illusione che la stessa avrebbe risolto i problemi esistenziali e sociali dell'uomo. Del positivismo, infatti, comunque coniugato, l'Espressionismo si pone come oppositore e, in quanto tale, assume anche le connotazioni antinaturaliste e anti- impressioniste per farsi cercatore di una realtà non più guardata esternamente ma nella quale è fatto obbligo di calarsi per coglierne appieno i fermenti spirituali più reconditi e vitali.
Per meglio focalizzare la poetica di questa tendenza stilistica vale la pena di citare qualche frase dello scrittore e critico letterario austriaco Hermann Bahr tratta da un suo saggio pubblicato nel 1916: "Noi non viviamo più, siamo vissuti. Non abbiamo più libertà, non sappiamo più deciderci, l'uomo è privato dell'anima, la natura è privata dell'uomo […]. Mai vi fu epoca più sconvolta dalla disperazione, dall'orrore della morte […]. Ed ecco urlare la disperazione: l'uomo chiede urlando la sua anima, un solo grido d'angoscia sale dal nostro tempo. Anche l'arte urla nelle tenebre, chiama al soccorso, invoca lo spirito: è l'Espressionismo[…]. Ecco l'espressionista che riapre all'uomo la bocca: fin troppo ha ascoltato tacendo, l'uomo: ora vuole che lo spirito risponda".
Guardando con attenzione la pittura di Zourab Tsereteli, quella sua vivacità cromatica a pasta spessa e larga, la deformazione delle figure, il superamento delle scale prospettiche e proporzionali, non possiamo non pensare all'assunzione di modelli che si rifanno alla tradizione narrativa popolare russa (la stessa che fu di Vassilij Vasil'evič Kandinskij, prima del suo viaggio in Germania agli inizi del Novecento, che fece nascere in lui l'intuizione astrattista), quelli della cultura contadina trasmessa oralmente durante i lunghi inverni trascorsi accanto ai focolai domestici e rappresentata pittoricamente nei tabelloni dei cantastorie, nelle decorazioni delle case di campagna e dei carri agricoli. Tutti elementi che mettono in evidenza una decisa adesione dell'artista a formule espressive nutrite di immediatezza sentimentale più che di postulati razionali.
I suoi antecedenti formali hanno i nomi di Emile Nolde, Karl Schmidt Rottluff; ma anche Vincent Van Gogh e Paul Gauguin, per certi versi; e poi Emile Bernard col suo cloisonnisme e, per ultimi ma non ultimi, i suggerimenti teorici e formali del Blaue Reiter piuttosto che del Die Brücke; di Vassilij Kandinskij e di Franz Marc più che di Ernest Ludwig Kirchner e di Erich Heckel; senza dimenticare suggestioni di sottile lirismo alla Marc Chagall.
Le tele dipinte di Tsereteli, insomma, sono proiezioni immaginative che sintetizzano l'anima popolare russa ancora presente e viva, soprattutto nelle aree non metropolitane dove permangono l'amore per la natura, la generosità dei sentimenti, anche di quelli più umili, il legame indissolubile con la tradizione tra cui, di forte rilevanza, quella dimensione della religiosità contadina e popolare che io trovo presente in ogni forma di espressività pittorica del noto artista. E qui mi pare che possa agire da sottofondo il pensiero dello scrittore e teorico tedesco Kasimir Edschmid espresso in una celebre conferenza tenuta a Berlino nel 1917 nella quale così si espresse: " Dobbiamo dunque costruirla noi la realtà, trovare il senso dell'oggetto, non appagarci del fatto supposto, immaginato o annotato; è necessario che l'immagine del mondo venga riflessa integra e netta e questo può verificarsi solo attraverso di noi. L'artista espressionista trasfigura così tutto lo spazio. Egli non guarda: vede; non racconta: vive; non riproduce: ricrea; non trova: cerca".
Infine c'è la sezione dei disegni, in questa rassegna. Formidabile. Tsereteli è un disegnatore eccezionale. Il disegno è l'anima strutturale, l'elemento primario fondamentale che sta alla base di ogni costruzione scultorea o pittorica che sia. Un grande artista italiano del XIX secolo, Antonio Canova, raccomandava ai suoi allievi di scultura l'uso costante della matita, oltre che quello dello scalpello, unici strumenti che avrebbero garantito loro l'immortalità.
Tsereteli, lo ripetiamo è un eccezionale disegnatore che sembra aver assimilato in profondità i suggerimenti di un Pablo Picasso o di un Ossip Zadkin e i loro postulati cubisti, che danno l'impressione di una materia che imploda su di sé, al pari dei buchi neri nello spazio siderale, per sintesi ponderale.
Ai visitatori in generale, ma ai giovani innanzi tutto, io suggerirei di iniziare la visita della mostra incominciando proprio dalla sezione dei disegni per capire sostanzialmente bene due cose: come le successive proposte pittoriche si costruiscono a livello strutturale e come l'intera produzione artistico-visiva di Zourab Tsereteli sia colta, condensato alto e nobile della cultura storico-artistica contemporanea che l'artista ha raggiunto attraverso la fusione dei tanti ingredienti offerti da un recente passato e magistralmente da lui composti in una risoluzione di grande caratura e originalità creativa.

"Mondi possibili" di Zourab Tsereteli
Museo Nazionale Russo – San Pietroburgo
15 maggio / 11 agosto 2014


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