GRILLO PARLANTE di Armando Ginesi – E i tripedi? ...Ci pensa il Nani

Armando Ginesi - 12.06.2014 testo grande testo normale

Tags: GRILLO PARLANTE, armando ginesi, Alessandro Marcucci Pinoli, nani

Carl Von Linné (conosciuto da tutti come Linneo), nel 1751 scrisse nella sua “Philosophia botanica”: “Natura non facit saltus”. ...E i tripedi?

Anche se, prima di lui, il concetto lo aveva anticipato il filosofo Gottfried Wilhelm von Leibniz (quello delle "monadi"), il quale in "Nouveaux essais" già nel 1704 aveva sentenziato: "Tout va par degrés dans la nature et rien par saut" (Tutto procede gradualmente, nella natura, e nulla per salti). Da queste teorizzazioni nasce, come conseguenza, il darwinismo, così chiamato dal nome del suo ideatore, Charles Darwin, che, col suo evoluzionismo, aveva immaginato la graduale trasformazione degli esseri viventi da pesci, in anfibi, rettili, uccelli e mammiferi. I pesci navigano, gli anfibi navigano e strisciano , i rettili strisciano solo, gli uccelli volano e i mammiferi camminano. A cominciare dagli uccelli si sviluppano gli arti per deambulare: due per gli uccelli (bipedi), prima quattro (quadrupedi) e poi due per i mammiferi (si ritorna ai bipedi). Per la verità qualche rettile (da quelli preistorici alle comuni lucertole) è quadrupede. Tutto giusto? Neppure per idea, dice Alessandro Marcucci Pinoli di Valfesina (detto Nani): Darwin ha fatto una gran confusione. Perché? Ma perché se sono veri gli assunti di Leibniz e di Linneo, dopo i bipedi perché si passa ai quadrupedi? E i tripedi dove sono finiti? E poi, all'inizio non mancano i monopedi, quelli con un piede solo? E già. La mente fervida, agile, acuta del grande Nani mette nell'angolo Darwin e tutto il suo evoluzionismo come a dirgli: ma possibile che non ti sei accorto che qua mancano i pezzi ? E tu che fai, salti?
Così, con la sua fervida e guizzante fantasia creativa (che ne fa un artista a tuttotondo, del segno, del volume, della parola, forse anche del suono) egli cerca di porre rimedio all'errore madornale dell'inventore della scala evoluzionistica e crea le specie mancanti: i Tripedi e i Monopedi. La sua simpatia, per la verità, va più alla prima categoria che alla seconda, forse perché trova antiestetica la deambulazione saltante di chi ha un arto solo e preferisce quella più stabile di chi ne possiede tre. E, dopo aver dato forma a questi esseri dimenticati dalla scienza, egli crea anche un loro linguaggio affinché possano dialogare, vivere normalmente insomma, come è giusto che sia per tutti gli esseri viventi. Così, scrive lui stesso, se gli uomini parlano, i cani abbaiano, i gatti miagolano, gli uccelli cinguettano, i tripedi "acchiacchiano". Per la soluzione dialogica dei monopedi stiamo ancora aspettando una definizione lessicale che, ne siamo certi, non tarderà ad arrivare.
Nani Marcucci Pinoli è così: un artista senza confine, che non si può costringere all'interno di questa o quella categoria classificatoria. Perché egli, in sostanza, ha fatto propria la convinzione di Piet Mondrian, il padre del Neoplasticismo, il quale ebbe a dire nel primo ventennio del XX secolo: "Un giorno la vita diventerà atto estetico". Quel giorno, è chiaro, scomparirà l'arte come forma espressiva e ricreatrice del reale perché di essa non ci sarà più bisogno, per il semplice fatto che vivere sarà già una compiuta modalità artistica. Da qui, in fondo, nasce quell'arte del comportamento che, negli anni Settanta del secolo scorso, si è manifestata come un aspetto del più ampio universo espressivo chiamato "arte concettuale" e che trova le radici in quella straordinaria avanguardia artistica del XX secolo, il Dadaismo, di cui fu protagonista immenso Marcel Duchamp.
Abbiamo, sia pur sommariamente, ricostruito così l'anamnesi (non in senso medico, che noi non ci occupiamo di patologie, anzi!, ma in senso filosofico platonico) della creatività di Alessandro Marcucci Pinoli, del suo inventare idee, concetti, che poi tramuta in forme o in parole, offrendoci sempre occasioni di pensiero, di riflessione ma anche di divertimento: l'aspetto ludico, infatti, è parte integrante di qualsiasi forma d'arte. Non per nulla si parla di "godimento" dell'arte e quale maggior godimento ci può essere oltre a quello che deriva dal gioco? Provare a chiedere ai bambini, per convincersene.
Un mostra di Alessandro Marcucci Pinoli è come una palestra, un gymnasium, dove il cervello si allena in continuazione interrogando, interrogandosi, curiosando, ridendo, scavando, cavalcando, facendo scorribande. E sempre divertendosi, anche dinanzi alle storie più serie, come quella altamente poetica della famigliola dei Tripedi installata a Pesaro, a Palazzo Gradari, dove ci sono, nel cortile, i nonni (Tripulo e Tricola), nella sala i genitori (Populo e Topula) assieme ai loro pargoletti (Tripulino e Tricolina). O un'altra sistemata presso l'Hotel Alexander Museum Palace, sempre a Pesaro.
Caro Darwin, capito quello che ti sei perso, per sbadataggine, dimenticandoti dei monopedi? Ma soprattutto dei Tripedi.
E poiché sopra, nel ricostruire in qualche modo la genesi dell'espressività visiva del nostro autore s'è fatto cenno all'arte concettuale, occorre una precisazione che, peraltro, riguarda questa esposizione. Come tutti i bravi artisti anche Nani ha iniziato con la rappresentazione figurativa del reale. Poi, come abbiamo visto, ha attraversato altre esperienze, peraltro sempre con una originalità rilevante. Sarà per il clima che abbiamo vissuto di recente (e che, in parte ancora viviamo), quello del cosiddetto "citazionismo", ovverosia del ricorso alla citazione di altre epoche e/o di altri autori e, poco prima, quello della Transavanguardia, ossia dell'attraversamento delle esperienze e degli stili, una sorta di lateralità dell'artista che lo autorizzava a cogliere fior da fiore, come un'ape operosa, ma anche Nani, adesso, in piena maturità, ha recuperato il sentimento di una certa figuratività, un po' arcana, silenziosa e l'ha coniugata con l'essenza dell'arte concettuale in cui naviga con grande maestria. Quindi è venuto fuori uno sposalizio tra la figurazione e il concettualismo, ovverosia tra la rappresentazione della realtà (sempre trasfigurata, ovviamente, dal sentimento e dal pensiero visivo dell'autore) e la forza alterativa dell'idea. Si potrebbe definire, questo nuovo affacciarsi sulla finestra del mondo della creatività, come un "Trans-concettuale", un qualche cosa che attraversa il concettuale transitando, però, attraverso la reminiscenza (platonica anche in questo caso?) delle prime sperimentazioni naturalistiche. Il risultato? Una visione che da evidente (otticamente parlando) piano piano si rende meno palese, perde con gradualità consistenza visiva, fino ad occultarsi quasi del tutto. Perché quel quasi, per giunta in corsivo? Perché il processo di occultamento è solo parzialmente realizzato: infatti, a ben guardare, la realtà vera, quella figurativa da cui l'artista è partito per rappresentare il suo mondo, non è scomparsa del tutto, non si è annullata ma è solo coperta e si intravvede dietro uno schermo che vorrebbe opacizzarla ma forse non può farlo.
Un'esperienza nuova, dunque, del nostro infaticabile artista ricercatore? Certamente sì: nuova che si richiama, però, in qualche modo al passato (un sentimento hegeliano del legame tra passato-presente e futuro). Perché un futuro ci sarà di certo: magari completamente diverso da quello che oggi possiamo immaginare; magari sarà un futuro rappresentativo che ci porterà – a noi che siamo partiti dai Tripedi – verso i Quinquipedi. Perché anche loro, con i propri cinque piedi, hanno diritto di esistere. Piaccia o non piaccia a Darwin.


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