GRILLO PARLANTE – Presenza e valori umani nelle espressioni artistiche dal pre-Umanesimo al Novecento - Parte X

Armando Ginesi - 14.04.2014 testo grande testo normale

Tags: GRILLO PARLANTE, armando ginesi, leonardo da vinci, pre umanesino

Continua la pubblicazione della serie di articoli di Armando Ginesi dal titolo: “Umanesimo in arte dal Romanico al Barocco”, trascrizione delle lezioni da lui tenute agli allievi della Cattedra di Storia dell’Arte dell’Accademia di Belle Arti di Macerata, nel quadro di un programma intitolato “Presenza e valori umani nell’espressioni artistiche dal pre-Umanesimo ai tempi nostri”.

Teoria artistica di Leonardo da Vinci – Parte 2

Proposito della scultura Leonardo dice che la pittura le è superiore perché la prima non può servirsi del colore e della prospettiva aerea, oppure perché non può rappresentare corpi luminosi o corpi trasparenti o nuvole o tempeste o altre cose del genere. In altri termini egli sostiene che la scultura possiede una minore possibilità di completezza nella rappresentazione naturale.
Se la pittura è scienza il suo sviluppo deve essere controllato in ogni fase dalla ragione e quindi l'artista ha l'obbligo di ascoltare le opinioni altrui sul suo lavoro, considerandole come contributo ad un razionale giudizio. "Si che sia vago – scrive – con patientia udire l'altrui opinione; e considera bene e pensa bene se il biasimatore ha caggione o no di biasimarti. E se trovi di sì, racconcia; e se trovi di no, fa vista di non avere inteso, oppure, s'egli è homo che tu stimi, fali conoscere per raggione che egli si inganna".
Si vede come attraverso l'ascolto dell'altrui opinioni, intese quale contributo alla formulazione di un giudizio sull'opera pittorica, in sostanza Leonardo ritenga che si stimoli sempre la conoscenza: perché se colui che dà un'opinione biasima, bisogna verificare se ha o no ragione di biasimare e di considerare negativo il lavoro; e se ci si accorge che tali critiche sono giuste bisogna intervenire per modificare l'errore. Se invece si trova che egli non abbia ragione, si deve far conto di non averlo ascoltato; oppure, se è una persona che si stima, gli si devono spiegare le ragioni per le quali si inganna. In ogni caso, che si verifichi il consiglio del fruitore verso l'artista o viceversa, si realizzano sempre un momento di conoscenza ed una possibilità di scambio e di ricerca della conoscenza stessa.
Si è detto a sufficienza che per Leonardo la pittura è scienza, ma si tratta di una scienza diversa dalle altre perché produce un'opera concreta; perciò sarà da intendersi come una scienza il cui prodotto materiale è un'opera che riproduce alcuni aspetti della natura. L'imitazione artistica è un atto scientifico e non un processo puramente meccanico, quindi è un prodotto pratico intimamente legato ad elementi teorici. E Leonardo, come non ha fiducia nella pura speculazione astratta, così non tiene in eccessivo conto la sola elaborazione pratica priva di un qualsiasi supporto teorico. Egli dirà: "Quelli che s'inamorano di pratica sanza scientia sono come li nochieri ch'entran in naviglio sanza timone o bussola, che mai hanno certezza dove si vadano. Sempre la praticha debb'esser edifficata sopra la bona theoricha".
Un'assoluta posizione di originalità Leonardo manifesta negli studi relativi al rapporto luci-ombre e alla prospettiva aerea. Per quanto riguarda il rapporto luce-ombra gli attribuisce molta importanza perché senza una giusta distribuzione dei due elementi un dipinto non può offrire l'apparenza del rilievo.
L'osservazione che Leonardo fa della natura è acutissima e sorprendente; ad esempio, sempre per restare nell'ambito, sia pure in senso lato, del rapporto luce-ombra e delle sue conseguenze sul piano cromatico, rileviamo come egli sia il primo a notare che le ombre proiettate dal sole su una superficie bianca appaiono azzurre. Tanto che questa osservazione verrà ripresa soltanto nella seconda metà del XIX secolo, quindi oltre trecento anni dopo, e rappresenterà una delle scoperte fondamentali dell'Impressionismo.
Per quanto riguarda la prospettiva aerea Leonardo va considerato un innovatore eccezionale. Egli scopre, infatti, come i contorni degli oggetti diventano meno netti e precisi a mano a mano che si allontanano. Inoltre osserva anche che le colline, viste a distanza, appaiono di color azzurro. Tutte osservazioni queste che i pittori, gli scrittori e gli autori di trattati a lui precedenti, tra cui in particolare l'Alberti, non avevano notato e su cui non avevano soffermato l'attenzione.
Gli esempi citati dimostrano l'importanza che Leonardo attribuisce alla certezza dei metodi in pittura e la cura con cui si fonda sulle esperienze dirette in natura. Inoltre, ripetiamo, egli ha una fede totale nell'imitazione esatta della natura tanto da raccomandare all'artista di portare con sé sempre uno specchio che gli servirà per controllare se l'immagine riflessa corrisponde a quella che ha dipinto e ciò allo scopo primario di verificare se l'opera costituisca o meno esatta rappresentazione della realtà naturale.
Leon Battista Alberti aveva sostenuto la necessità di selezionare dalla natura ciò che vi è in essa di più bello, di raccogliere le parti migliori dei vari modelli per fonderle insieme e dar vita quindi ad un prodotto che fosse vicino alla perfezione. Leonardo contesta questo metodo e sostiene che l'artista deve riprodurre tutto quello che esiste in natura, senza porsi limitazioni di alcun genere e senza nulla tralasciare. Egli rileva come non tutto nel creato sia bello, però tutto è certamente meritevole di imitazione da parte del pittore e afferma che tanto il pittore quanto il poeta debbono descrivere la bellezza e la bruttezza di qualsiasi cosa. Sostiene poi che anche la rappresentazione delle bruttezza è importante perché ha lo scopo di creare il contrasto con il suo contrario per dare risalto ad entrambi. La contrapposizione tra il bello e il brutto assume particolare importanza dal momento che si inserisce in un aspetto fondamentale del proprio credo estetico che è rivolto non tanto alla bellezza quanto al caratteristico e all'individualizzato. Ricordiamo come l'Alberti avesse sostenuto esattamente il contrario invitando l'artista a ricercare non soltanto ciò che era bello ma soprattutto quanto fosse tipico e generico.
Infine a Leonardo non interessano le figure conformi ad un canone assoluto di armonia, ma piuttosto quelle che risultano autentiche, vive e dotate di una propria spiccata individualità. Per avere un'idea più precisa della concezione leonardesca si pensi alla serie straordinaria di caricature che ci sono giunte attraverso gli album di schizzi: caricature che rappresentano proprio l'atipico, lo specifico, il caratteristico, l'individualizzato e soprattutto ricercano immagini estremamente reali ed autentiche dotate di una notevole carica psicologica.
Le diverse concezioni dell'Alberti e di Leonardo circa la ricerca in natura degli elementi rappresentabili, determinano anche un diverso modo di concepire le proporzioni delle figure umane. L'Alberti aveva tentato di fissare un canone unico di proporzioni che fosse applicabile a tutto; Leonardo invece pone in rilievo il contrario, cioè l'infinita varietà che la natura manifesta nella figura umana e scrive: "Un homo può essere proportionato et essere grosso e corto, o longo e sottile, o mediocre, e chi di questa varietà no tiene conto, fa sempre le figure sue in istampa, che paiono che sieno tutte sorelle. La qual cosa merita grande riprensione". Cioè per Leonardo non è importante che le membra obbediscano ad una regola fissa di proporzione ma che siano armoniche fra di loro. Per esempio non deve verificarsi il caso di una mano femminile posta sopra un braccio muscoloso, perché il tutto apparirebbe disarmonico, mentre invece è possibile vedere anche una mano tozza, non perfetta, non rispondente ad un modello ideale, purché essa sia inserita in un corpo che abbia le sue stesse caratteristiche e dunque si finisca per avere armonia tra la mano e il resto del corpo.



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