GRILLO PARLANTE – Presenza e valori umani nelle espressioni artistiche dal pre-Umanesimo al Novecento - Parte IX

Armando Ginesi - 05.04.2014 testo grande testo normale

Tags: GRILLO PARLANTE, armando ginesi, leonardo da vinci, pre umanesino

Continua la pubblicazione della serie di articoli di Armando Ginesi dal titolo: “Umanesimo in arte dal Romanico al Barocco”, trascrizione delle lezioni da lui tenute agli allievi della Cattedra di Storia dell’Arte dell’Accademia di Belle Arti di Macerata, nel quadro di un programma intitolato “Presenza e valori umani nell’espressioni artistiche dal pre-Umanesimo ai tempi nostri”.

Teoria artistica di Leonardo da Vinci – Parte 1

Leonardo ci ha lasciato sulle arti molti scritti importanti che forniscono informazioni sulle idee e sui metodi dell'operare artistico del suo tempo. Purtroppo però essi non costituiscono una vera e propria trattazione sull'arte, in quanto manca un metodo sistematico nella loro redazione. Pare certo che Leonardo intendesse scrivere un grande trattato sulla pittura, ma di questo progetto ci restano solo degli appunti vergati perlopiù nei margini dei fogli degli schizzi. Attraverso di essi si è tuttavia cercato di ricostruire la teoria artistica di Leonardo o quanto meno le sue idee circa l'operare del suo tempo.
Leonardo nasce nel 1452 a Firenze e cresce in questa città che vive sotto l'influenza intellettuale dei neoplatonici i quali dominano nel campo della speculazione filosofica. Dal punto di vista artistico vige il vecchio metodo scientifico dell'Alberti, del quale si è già parlato, che si realizza nella tradizione della bottega. E presso un pittore che porta avanti questa tradizione – il Verrocchio – Leonardo compie il suo apprendistato.
Il metodo scientifico viene da lui perseguito ed egli si interessa a quasi tutti gli ambiti dello scibile: questa sua caratteristica molto specifica lo farà definire il "genio universale" proprio per l'universalità e la molteplicità dei suoi interessi. Le indagini dell'artista fiorentino si orientano un po' in tutti i campi, dalla zoologia all'anatomia, dalla botanica alla geologia, dalla meccanica alla matematica. E sono sempre indagini condotte sulla base di una fiducia profonda nel valore dell'esperimento e dell'osservazione diretta.
La sua fiducia nel metodo sperimentale è totale ed egli contesta decisamente tutte le concezioni medievali secondo le quali una scienza era certa soltanto se appariva puramente speculativa ed era meccanica se scaturiva dal contatto con l'universo materiale. La sua opinione la esprime chiaramente scrivendo: "Dicono quella cognitione esser meccanica la quale è partorita dalla esperientia e quella esser scientifica che nasce e finisce nella mente e quella esser semi meccanica che nasce dalla scientia e finisce nella operazione manuale, ma a me pare che quelle scientie sieno vane e piene di errori, le quali non sono nate dall'esperientia, madre di ogni certezza e che non terminano in nota esperientia, cioè che la loro origine o mezzo o fine non passa per nessuno dei cinque sensi e se noi dubitiamo della certezza di ciascuna cosa che passa per li sensi, quanto maggiormente dobbiamo noi dubbitare delle cose ribelli a essi sensi, come dell'essentia di Dio e dell'anima e simili".
Da questa dichiarazione appare chiara l'assoluta fede nella sperimentazione e la totale sfiducia nella speculazione astratta. La posizione ideologica di Leonardo è sintetizzata in una sua famose formula tratta da Aristotele, che dice testualmente: "Ogni nostra cognitione principia da sentimenti". Questa formula esprime chiaramente la volontà di affermare quella che è la ricerca personale della verità e si collega dunque agli insegnamenti di Leon Battista Alberti e del primo Umanesimo che aveva già contestato la verità derivante dall'autorità, vale a dire la verità imposta, per affermare invece la necessità della sua conquista.
Come abbiamo già detto Leonardo continua a seguire i principi scientifici che l'Alberti aveva applicato alle arti, ma fra lui e il teorico genovese esistono profonde differenze circa i metodi di attuazione di tali principi. Ad esempio: l'Alberti osserva i singoli fatti per trarne conclusioni di carattere generale, segue cioè ed applica il metodo deduttivo; Leonardo invece accentua l'attenzione sui singoli fenomeni ma è meno propenso a dedurre leggi generali da ciò che osserva e investiga. La formulazione delle teorie estetiche di Leonardo riguarda principalmente la pittura che per lui è una scienza, così come del resto lo era stata anche per l'Alberti. È una scienza dato che si base sulla prospettiva matematica e sullo studio della natura. Inoltre si fonda su principi "scientifici et veri" i quali derivano dall'osservazione. Leonardo, quando espone indicazioni pratiche per il pittore, le definisce "figliuole della bona esperintia che è comune madre di tutte le scientie e arti". Dunque se pittura è scienza, per giudicarla si dovranno verificare la certezza delle premesse (e quindi la certezza che determina essa stessa pittura), la certezza dei metodi con i quali si realizza e la certezza ed il grado di conoscenza espressa dai suoi prodotti.
La certezza in pittura, per Leonardo, dipende dalla vista (che fra tutti i sensi gli appare quello meno facilmente ingannabile) e dalle misurazioni, le quali controllano e verificano il giudizio espresso dalla vista. Queste ultime poi, cioè le misurazioni, si collegano facilmente all'idea della pittura basata sui principi geometrici: altra concezione di chiaro ordine scientifico.
Perché un'arte sia veramente valida deve rappresentare la natura nel modo più completo possibile. Leonardo sostiene che la pittura è l'arte che più realizza questo obbiettivo e ne consegue che sia da ritenersi superiore alle altre, quindi alla poesia, alla scultura e così via. Alcune sue espressioni a sostegno di questa tesi sono molto significative: "La pittura è superiore alla poesia perché fa con più verità le figure delle opere di natura che il poeta"; "La pittura sta alla poesia come la realtà all'ombra"; "Poni in iscritto il nome di Dio in un locho e ponvi la sua figura a riscontro, il vedrai quale fia più riverita".



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