Marco Iannaccone e il suo occhio ironico nella vetrina di Gino Ramaglia

Valeria Ferronetti - 05.02.2014 testo grande testo normale

Tags: Marco Iannaccone, Scarlet Lovejoy, GIno Ramaglia, Napoli

La disperazione più grave che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile.
Corrado Alvaro

L'arte sembra aver perduto anche la forza di vivere la propria crisi, soprattutto se in giro ci sono artisti come Marco Iannaccone, in arte Scarlet Lovejoy, che hanno ancora il coraggio di mettersi in gioco, osare e spingersi fuori da ogni consueta dimensione.
Nato come fotografo, caratterizzato da una vena ironica e surreale, ha affiancato ai suoi lavori anche l'arte della performance e il 1 Febbraio ha presentato, nella vetrina di Gino Ramaglia, una performance-denuncia, che si rifà al mito di Pandora.
Come giusto e naturale prolungamento di ciò, in vetrina resteranno esposte le sue fotografie fino al 12 Febbraio, in una mostra dal titolo Società in Arresto.
Una denuncia contro la società attuale, in cui ogni individuo resta paralizzato e non trova la forza di reagire e di opporsi al degrado che lo circonda e che lo porta sempre più in basso.

Al termine della Performance abbiamo raggiunto Marco Iannaccone per fare quattro chiacchiere con lui.

D: La tua performance si rifà al mito di Pandora. Tu hai impersonato la bellissima fanciulla a cui Zeus aveva affidato un vaso ordinandole di tenerlo sempre chiuso, ma come sappiamo, Pandora spinta dalla curiosità aprì il vaso e da lì uscirono i mali del mondo. Quali sono i mali del mondo oggi per te?
R: Beh, la mia performance vuole essere una denuncia contro le dittature e contro quello che non mi è mai piaciuto. Dal vaso di Pandora ho tirato fuori la fotografia di Hitler e l'ho bruciata, perché, avendo egli stesso bruciato tanti ebrei, volevo simbolicamente fargli fare la stessa fine. Ho tirato fuori Putin a cui ho dato, come hai visto, un bacio sulla bocca, come provocazione rispetto alla normativa che vieta la propaganda omosessuale, da poco entrata in vigore in Russia, che prevede multe pesanti e detenzione anche di quindici giorni per chi non la rispetta. Sono questi ad oggi i mali del mondo, quelli di una società corrotta che porta l'uomo allo svilimento

D: Nel vaso di Pandora però c'è anche la speranza. Qual è il messaggio che si cela invece, dietro la tua performance?
R: Il mio messaggio finale è un invito a combattere gli atteggiamenti sbagliati ed a reagire, anche a rischio di attirarsi noie ed essere discriminati, perché in fondo chi non reagisce davanti alle ingiustizie si fa complice in qualche modo di quel comportamento sbagliato.

D: In esposizione fino al 12 Febbraio ci saranno le tue fotografie in una mostra dal titolo Società in arresto. Come si ricollega, se si ricollega, alla performance che hai appena fatto in vetrina da Gino Ramaglia?
R: I personaggi che ho utilizzato nella mia performance, Putin, Hitler, Berlusconi, sono i responsabili di una società bloccata, una società che non va avanti, una società in arresto appunto.

D: Oltre a denunciarlo, credi ci sia un modo superare questo arresto?
R: Sicuramente la cultura aiuta. Purtroppo però è quella che viene maggiormente messa da parte, soprattuto se pensi che adesso vogliono anche togliere la Storia dell'Arte dalle materie di studio. Noi dovremmo vivere d'arte.
L'arte fondamentalmente ci insegna il bello, la disciplina, il saper vivere, sono tutti valori importanti, quelli che ci permettono di vivere bene, in armonia con il prossimo. Tolto questo c'è una regressione totale e naturalmente, quando la società è ottusa vanno avanti quelle persone che giocano sugli sbagli del prossimo.
La cultura è importante anche per la memoria. Lo studio della storia ci permette di vedere gli errori commessi in passato, ma nonostante questo non siamo stati in grado di accorgerci di quello che stava accadendo ad esempio in politica. Se guardi Berlusconi e guardi Hitler ti accorgi che sostanzialmente la storia è la stessa. I media hanno saputo veicolare bene la campagna di Berlusconi, fatta di proclami, di promesse, di inni, così come era al tempo di Hitler. E nonostante noi avessimo conoscenza e memoria di ciò ci siamo ricascati.
Per questo la mia mostra fotografica e la mia performance vogliono essere un atto di accusa e denuncia contro la società attuale, una società in cui, come dicevo, si sono persi i valori, i punti di riferimento.

D: Tu nasci come fotografo. Come e quando è iniziato il tuo percorso da Performer?
R: Si, ho iniziato come fotografo già a tredici anni, ma poi intorno ai vent'anni sono diventato una Drag Queen e da lì è partita la mia scelta di fare performance per comunicare il mio bisogno di arte

D: C'è una cura particolare nei vestiti, nel trucco e negli accessori che utilizzi durante le performance. E' tutto frutto del tuo lavoro? O ti avvali dell'aiuto di qualcuno?
R: Per quanto riguarda l'ideazione è tutta mia. Per il trucco mi affido a due truccatrici: Serena Sardi e Alessandra Rameri. Per le installazioni sceniche e i vestiti invece mi affido a Flavia Corvo.

D: Il nome Scarlet Lovejoy da dove nasce?
R: Scarlet nasce da Rossella O' Hara, che adoro. Lovejoy invece da un personaggio pazzo di Beautiful. Ho una predilezione per le persone strane, fuori dal comune, perché anche io stesso mi sento molto fuori dal comune.

D: Pensi ci sia spazio per l'arte a Napoli o senti il bisogno di andar via?
R: Sicuramente andare via. Sono molto arrabbiato con il sistema attuale dell'arte a Napoli. C'è una situazione di dominio. Si sceglie un gruppo, un insieme di persone che devono andare avanti nonostante non facciano niente di creativo, di nuovo e non vi mettano passione. Eppure sono sempre gli stessi gruppi ad ottenere gli spazi più belli, i periodi migliori. Quindi bisognerebbe entrare a far parte di quei gruppi...ma io non ne ho assolutamente voglia. La cosa peggiore è che anche se fai qualcosa di particolare, di diverso, se non hai le giuste conoscenze rimani sempre indietro.
Chiaramente quando ti diversifichi c'è chi cerca di affossarti e spesso e volentieri mi sono ritrovato in situazioni poco piacevoli. Poi ci sono quelle realtà, come la vetrina di Gino Ramaglia, dove io mi trovo perfettamente a mio agio. Dove l'arte, quella vera, quella che comunica e vuole comunicare, viene sempre accolta e divulgata. Non a caso io sono alla mia quarta performance in Vetrina.

D: Progetti futuri?
R: Oltre alla mostra Società in Arresto che potrete visitare fino al 12 Febbraio nella vetrina di Gino Ramaglia, al momento ho in mente di terminare la laurea specialistica in Fotografia. Poi ,se qualcuno ha voglia di propormi qualcosa, valuterò ogni proposta con attenzione.

La nostra chiacchierata con Scarlet Lovejoy termina qui. Se vi siete persi la sua performance, avrete comunque tempo per vedere le sue fotografie esposte nella vetrina di Gino Ramaglia, in via Broggia a Napoli, fino al 12 febbraio. Non lasciatevi sfuggire questa occasione. Per le foto si ringrazia Paolo Vitale

Marco Iannaccone
Società in arresto
Dal 1 al 12 Febbraio 2014
Artisti in Vetrina
Gino Ramaglia
Via Broggia, 10
Napoli


  • Marco Iannaccone e il suo occhio ironico nella vetrina di Gino Ramaglia

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