GRILLO PARLANTE – Presenza e valori umani nelle espressioni artistiche dal pre-Umanesimo al Novecento - Parte VI

Armando Ginesi - 21.02.2014 testo grande testo normale

Tags: GRILLO PARLANTE, armando ginesi, storia dell'arte, dispensa università

Continua la pubblicazione della serie di articoli di Armando Ginesi dal titolo: “Umanesimo in arte dal Romanico al Barocco”, trascrizione delle lezioni da lui tenute agli allievi della Cattedra di Storia dell’Arte dell’Accademia di Belle Arti di Macerata, nel quadro di un programma intitolato “Presenza e valori umani nell’espressioni artistiche dal pre-Umanesimo ai tempi nostri”.

Continuità umanistica nel Cinquecento e nel Seicento – Parte seconda

Ed ora occupiamoci della seconda parte del secolo, di quella che il Vasari definisce decadente, di maniera. Che cosa è il Manierismo? Un'arte indipendente dalla realtà oggettiva, tesa ad esprimere l'idea soggettiva dell'artista; un'arte cioè più preoccupata di conoscere il soggetto che l'oggetto. Un'arte la quale più che guardare alla natura in sé, guarda all'uomo e in particolare al suo prodotto mentale. Ebbene questo significa che i manieristi anticipano, con intuizione formidabile, una soluzione che più di trecento anni dopo i cubisti, e per essi Juan Gris, formuleranno dando il via ad una dimensione nuova dell'arte futura, ad un'innovazione della concezione artistica di cui ancora non siamo in grado di definire la reale portata, dal momento che il discorso che da essa deriva è ancora del tutto aperto.

Definiamo dunque "anticlassico" il Manierismo rilevando che questa caratteristica di anticlassicità è già insita proprio in quei grandi maestri che il Vasari ha definito classici: in essi, infatti, si profila e matura la tendenza alla crisi della proposta degli autori quattrocenteschi di riscoperta e riproposta dei valori classici di perfezione e di equilibrio, conseguente all'invenzione prospettica e quindi alla teoria delle proporzionalità dimensionali. E poiché a noi interessa non perdere di vista il filo conduttore del nostro studio, ovverosia la presenza dei valori umani nell'espressione d'arte, rileviamo come questa crisi i maestri del Cinquecento la determinano, come abbiamo già visto, a causa dello svilupparsi di esigenze profondamente umane, come la volontà di indagine, il rifiuto delle verità imposte, la determinazione delle tensioni e del dramma.
Un'ulteriore accentuazione di questi elementi è data dalla necessità sentita dagli artisti di doversi scambiare le esperienze individuali e di verificarle. Questo non più limitato all'interno della situazione culturale peninsulare, sicché, nella seconda parte del secolo, gli artisti italiani si sentono attratti dalle opere dei colleghi tedeschi, soprattutto da quelle del Dürer, e da quelle dei francesi con i quali possono scambiare idee ed esperienze a Fontainebleau, dove si costituisce un centro internazionale di cultura manieristica. Il Manierismo diventa così, verso la fine del secolo, una situazione culturale ed artistica di respiro europeo che risponde al bisogno di scontro e di verifica tra tradizioni e culture diverse. Scontro che nasce dalla necessità ideologica di superarsi come momento di contraddizione, verso un'aspirazione moderna di superamento delle divisioni e di realizzazione di una visione più ampia e più generale del fenomeno culturale.
Il processo in avanti è incominciato. La proposta di riscoperta dei valori classici, maturata nel Quattrocento, è caduta nel Cinquecento in base all'esigenza di proseguire nella ricerca e nella formulazione del futuro. Nel Seicento – in piena lotta religiosa – si sostiene che se la storia rappresenta il percorso compiuto dagli uomini verso la salvezza, bisogna proseguire lungo il cammino intrapreso; ogni arresto o, peggio, ogni tentativo di tornare indietro, significherebbe pregiudicare il fine ultimo della salvazione e quindi peccare. In periodo barocco, pertanto, si tende a "procedere": e se anche in questo periodo si è definito un momento "classico" denominato "classicismo barocco", esso non significa imitazione ma sviluppo, ampliamento, reinvenzione della cultura passata.
La Riforma ha dato vita al Protestantesimo. I grandi riformatori sono stati due: Lutero e Calvino. Per il primo la salvezza non è conquista dell'uomo e quindi a nulla valgono le opere meritorie: il peccato ha instaurato nell'uomo il regno di Satana e in tale ambito noi non abbiamo alcuna libertà. Calvino crede nella predestinazione; egli scrive: "Non tutti gli uomini sono stati creati di uguale condizione, per alcuni è stata preordinata la vita eterna, per altri la dannazione eterna". Gli appartenenti alla Chiesa, per Calvino, sono gli eletti, cioè coloro che sono destinati alla salvezza. Ebbene essi debbono essere operosi nelle attività umane, perché il lavoro è servizio reso a Dio e, in quanto tale, deve essere incoraggiato e ben condotto.
La Chiesa cattolica, dall'altra parte, ha già legittimato il lavoro sin dal Medioevo (dopo il Mille: ricordiamo la nascita dell'operosità del periodo romanico) considerandolo come strumento idoneo per giungere alla salvezza. Ora, in fase di Controriforma, per combattere il Protestantesimo su due fronti (Lutero che non attribuisce valore alle opere e quindi non incoraggia il lavoro; Calvino che invece lo stimola non come strumento per conquistare la salvezza bensì come dovere dei già salvi verso Dio) la Chiesa cattolica insiste sulla possibilità dell'agire umano. Dio ha predisposto i mezzi della salvezza che sono: la natura; la storia che sulla natura si svolge; l'agire umano che determina la storia; la Chiesa che spiega il significato della natura e della storia.
Il Protestantesimo ricerca una fede individuale, il Cattolicesimo una fede collettiva. Per la Chiesa di Roma tutta l'umanità deve salvarsi e poiché la cultura è un altro mezzo per farlo, la cultura deve penetrare in ogni strato sociale. Ma come realizzare ciò? Attraverso la motivazione culturale di ogni attività umana, dalla più umile alla più nobile. Ogni attività pertanto deve avere un'origine culturale e un fine religioso.
Il Barocco – espressione artistica di questo periodo, cioè del Seicento – cessa di essere un semplice stile artistico per diventare costume di vita sociale. E quindi esso influenza principalmente l'ambiente in cui si svolge la vita sociale, cioè la città. Da un punto di vista estetico riscopre il valore della teoria di Aristotele: arte come verosimiglianza, cioè arte come possibile. E come si può pensare il possibile? Attraverso l'immaginazione la quale diventa strumento di grande importanza nella vita culturale e sociale dell'uomo.
Proporsi la salvezza significa crederla possibile, vale a dire significa immaginarsi salvi. L'immaginazione rappresenta il superamento del limite, del contingente, del chiuso, dell'incolore e l'approdo verso il vasto, l'aperto, il nobile, il colorito. Essa è diversa dalla fantasia o dal capriccio in quanto ha uno scopo preciso che è quello di convincere che può diventare reale ciò che reale non è. Dunque il possibile può trasformarsi in realtà perché l'immaginazione lo consente. Ma in pratica ciò come può avvenire? Mediante l'agire umano. Dunque ecco l'uomo che continua ad essere al centro di tutto nella irreversibilità del processo che ne valorizza e ne esalta i pregi ed i mezzi. Sulla base di queste considerazioni l'arte del Seicento è dunque un'arte realistica con presenze immaginarie, in quanto, ripetiamo, è il possibile che, attraverso l'immaginazione, si fa reale. Nota l'Argan: "Si rappresentano i cieli aperti alla visione del Santo, ma si precisa con estrema acutezza la qualità del tessuto della sua veste, la luce che batte sugli oggetti che ha accanto. E la fattura artistica è sempre rapida, sicura, piena di estro e di colore, magari simulati: accompagnata sempre da un ampio, eloquente gestire".
La vivacità del pensare, la vastità delle motivazioni ideologiche fanno dell'arte del Seicento (anche perché continua il processo di differenzazione degli stili individuali che abbiamo già visto nei due secoli precedenti) un'espressione tradotta in molteplicità di tendenze. Del resto ogni attività ha la funzione unica della salvezza e deve avere origine culturale; se ad ogni strato della società la cultura si deve indirizzare, non si può che avere diversità di contenuti e di linguaggio.
Nasce anche la pittura dei generi come necessità di rappresentare le diverse visioni dell'immaginazione attraverso il realismo dei particolari: quindi pittura di ritratto, natura morta, paesaggio, scene di vita e così via.
In architettura il fenomeno è lo stesso: differenziazione di tipi e di edifici (religiosi, pubblici, privati) in relazione alle diverse funzioni da assolvere e alle richieste diverse di gente differenziata sul piano della cultura, dei gusti, delle disponibilità economiche. Nel Barocco continua l'esigenza moderna di scambiare esperienze e di verificarle: gli artisti viaggiano e soprattutto utilizzano la riproduzione delle opere a mezzo incisione per garantirne un'ampia diffusione. Ci troviamo di fronte ad un'altra invenzione modernissima: la necessità cioè della diffusione del messaggio artistico attraverso la diffusione dell'opera grafica, allo stesso modo con cui si diffonde il verso del poeta o il pensiero dello scrittore attraverso il libro.



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