GRILLO PARLANTE di Armando Ginesi – L'opera Grafica espressione d'arte sociale - Parte I

Armando Ginesi - 30.09.2013 testo grande testo normale

Tags: GRILLO PARLANTE, armando ginesi, Avanguardie scientiste del Novecento artistico

Questo scritto è tratto dal volume “Avanguardie scientiste del Novecento artistico” di Armando Ginesi, edito nella collana “ibis” de “Les éditions royales de Bruxelles”nel 1976, in piena epoca in cui il desiderio di “moltiplicazione” dell’opera d’arte ai fini di una ampliamento della base fruitrice, secondo le moderne sensibilità sociali, aveva creato una larghissima diffusione della cosiddetta “grafica”.

L'argomento che trattiamo è la grafica, mezzo d'espressione artistica nato con l'uomo, poi evolutosi nel corso dei secoli fino a diventare, nel nostro tempo, importante fenomeno sociale di comunicazione di messaggi ideologici ed estetici.
Che cosa intendiamo per grafica? La più antica forma di espressione organizzata che l'uomo storico – vale a dire l'uomo uscito dalla fase preistorica, quindi che ha già preso coscienza della propria natura e che organizza il suo fare in funzione del futuro, magari non di quello remoto – ha messo in atto per manifestarsi.
Per chiarire meglio il significato dell'espressione "grafica", rifacciamoci alle definizioni lessicali e all'etimologia. Intanto osserviamo che non esiste, nella lingua italiana, il sostantivo femminile "grafica"; esiste "grafico (a)", aggettivo, al quale, per brevità e comodità di linguaggio, è stata attribuita una funzione sostantivata. Il dizionario ci dice che "grafico (a)" è un elemento aggettivale "riferito alla rappresentazione grafica". Perciò quando, per esigenza di sintesi, noi diciamo "grafica", intendiamo significare "rappresentazione grafica".
Ma che cosa vuol dire "rappresentazione grafica"? Significa rappresentazione di qualche cosa espressa attraverso i "segni". Attraverso i segni ci si può esprimere in due modi: con la "scrittura" e con il "disegno". Nel nostro caso, ovviamente, ci interessa il secondo di questi modi vale a dire l'espressione attraverso il disegno.
Ritornando al termine "grafica" possiamo dunque definirne così il significato: "rappresentazione mediante disegno"; il quale disegno altro non è, come la scrittura, che la risultante di segni organizzati. Del resto il latino già ci ha insegnato che "graphicus (a-um)", aggettivo, significa "relativo al disegno" e che "graphice (es)", sostantivo femminile usato da Plinio nella Naturalis Historia, significa "arte del disegno".
Il greco antico, da parte sua, ci porta a considerare che "graphè (ès-è)" vuol dire "il disegnare, lo scrivere, disegno, scritto" e "gràpho" significa "scrivere": da questo verbo è derivato "gràfma" e poi "gràmma (thos)" cioè "cosa scritta e disegnata" e "gràmmè (ès-è)", vale a dire "segno": evidentemente una struttura più semplice rispetto alle più complesse "scrittura" e "disegno" le quali, ripetiamo, altro non sono che organizzazioni di segni.
Per scrupolo rileviamo che alcuni dizionari traducono il verbo "gràpho" anche con "incidere, incavare"; ma si tratta ovviamente di una traduzione che mira a sottolineare l'azione compiuta per "scrivere" e "disegnare", dal momento che, in quel tempo, non esisteva altro sistema che quello di incidere o di incavare pietre o tavolette ricoperte di cera. Tant'è che il Gemoll traduce testualmente la voce "gràpho": "incidere in cera, scolpire in pietra, quindi scrivere".
Chiediamo scusa per questa dissertazione di natura etimologica ma ci premeva chiarire bene come il termine "grafica" nella lingua italiana voglia dire "espressione mediante segni" o, se si preferisce, "attraverso il disegno".
Ciò premesso notiamo che è possibile esprimersi disegnativamente in due modi: col disegno in esemplare unico (da sempre) e col disegno in esemplari ripetuti (in Occidente sin dal 1400, quando nacquero i primi esempi di grafica seriale). Diciamo allora che esistono da una parte la "grafica unica" (disegno non ripetuto) e dall'altra la "grafica seriale" (disegno ripetuto in più esemplari): cioè due gruppi di una più ampia categoria che è, appunto, la "grafica" sic et simpliciter.
Vorremmo ora riallacciarci a quanto abbiamo detto sopra e cioè che la grafica è la più antica forma di espressione organizzata, cercando di ricostruire brevemente l'excursus storico attraverso il quale si è sviluppata per giungere fino a noi.
Le testimonianze più antiche che possediamo risalgono al Paleolitico Superiore (circa cinquantamila anni avanti Cristo) attraverso i segni tracciati nelle grotte e negli abris, specie di rifugi situati al di sotto delle rocce. Esistono di queste testimonianze in Europa (nella zona franco-cantabrica, in Germania, in Svizzera, in Austria, nelle repubbliche Ceca e Slovacca, in Italia, in Russia) così come in Africa (nella regione dell'Atlante Sahariano, nel Fezzan, in Egitto) e in Asia (soprattutto in India, Birmania e Cina). Per rimanere in Europa ricordiamo, fra tutte, le rappresentazioni grafiche delle grotte di Altamira, in Spagna o di quelle di Niaux, in Francia.
Il periodo Mesolitico (diecimila anni circa avanti Cristo) è molto ricco di espressioni grafiche dalle incisioni rupestri di Tiout, nella regione Sahara Atlanta, alla Spagna (Valtorta), alla Francia (Grotta del Mas d'Asil), all'Italia (Val Camonica), all'India (Singapore).
Ancora più ricco è il Neolitico (dal seimila al duemila circa avanti Cristo): testimonianze grafiche importantissime di questo periodo le abbiamo sia in Europa che in Africa ed in Asia. Arriviamo poi al Calcolitico (duemila anni circa avanti Cristo), corrispondente al periodo in cui l'uomo scopre i metalli, quindi affina gli strumenti per realizzare i segni i quali ultimi acquistano un sempre maggiore interesse e valore estetici.
Queste, ripetiamo, le testimonianze più antiche che sono arrivate fino a noi. Ma certamente ancora prima l'uomo si sarà espresso mediante i segni: pensiamo a quante volte un individuo in solitudine avrà tracciato sulla sabbia dei segni che il mare avrà poi irrimediabilmente cancellato. Tutto ciò sta a significare che esiste un'intima relazione tra la necessità umana di esprimersi e il segno il quale altro non è (come abbiamo spiegato ricorrendo all'etimologia) che il primo elemento su cui si basa il concetto della grafica: infatti è dall'organizzazione più complessa dei segni che deriveranno prima il disegno e poi la scrittura, forma ancor più perfetta di espressione.
Diciamo perciò che il segno e il disegno sono stati i primi modi di esprimersi dell'uomo e che restano sempre i più naturali, i più primitivi, i più istintivi. L'uomo dunque ha sempre disegnato all'interno di un rapporto preciso fra pensiero e necessità di espressione del pensiero stesso.
Trascorrono i secoli ed in Europa – soprattutto in Italia – si sviluppa una grande fioritura culturale ed artistica che si chiama "Rinascimento" e che interessa due secoli: il XV e il XVI, entrambi caratterizzati dalla scoperta che l'uomo fa di se stesso, del proprio valore, della propria tradizione storica, della propria cultura e della propria funzione, in qualità di operatore, nella storia. È in questo periodo che nasce il concetto moderno della grafica che ci interessa, vale a dire della ripetizione in serie di una espressione segnica e del suo valore; così come, nello stesso periodo, si scoprono, grazie al tedesco Johann Gutenberg, i caratteri mobili di stampa i quali cosentono uno sviluppo enorme della diffusione dei messaggi artistici ed ideali delle opere letterarie.
Ricordiamo, fra i grandi artisti grafici della Rinascenza, Albrecht Dürer di Norimberga, vissuto dal 1472 al 1528. Prima di lui altri artisti, anche italiani, si erano dedicati all'incisione (fra questi Andrea Mantegna) o tedeschi come Martin Schoungaur o olandesi come il Maestro del Gabinetto di Amsterdam. Ma certamente è stato Dürer a cogliere, per primo, l'importanza che l'incisione aveva di ripetere il messaggio artistico-culturale di un'opera disegnata, realizzando serie di incisione di alta qualità come l'Apocalisse, la Passione, la Trinità, lavori estremamente importanti che hanno influenzato lo sviluppo della grafica europea dal Cinquecento in poi.
Nei secoli successivi la grafica, sotto forma di incisione su legno o su rame e, in seguito, su pietra, si sviluppò ancora di più. Nel Seicento troviamo il francese Jacques Callot che lavorò in Italia; Claude Lorain, francese anch'egli; l'olandese Rembrandt, il più importante del secolo ed uno dei più grandi di tutti i tempi.
Nel Settecento in Europa la grafica diviene spesso decorativa e serve soprattutto a tradurre opere pittoriche già celebri. I centri più importanti di produzione sono l'Italia e la Francia ed è in questo secondo paese che incomincia a nascere una vera e propria editoria grafica, sviluppando sempre di più il concetto moderno della grafica intesa come strumento amplificatore del messaggio artistico e culturale dell'opera disegnata e affidata alla ripetizione seriale. Importanti artisti grafici di questo secolo sono gli italiani Marco Ricci, Luca Carlevaris, Giambattista Tiepolo, il Canaletto, Bernardo Bellotto, Giovanni Battista Piranesi; i francesi Jean Moreau, Pierre Jeanne Mariette, Jacques-Philippe Le Bas, Ambroise Tardieu; Charles-Nicolas Cochin e suo padre omonimo; gli inglesi Joshua Reynolds e William Hogart.



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