GRILLO PARLANTE di Armando Ginesi – Natale Patrizi e il Sacro

Armando Ginesi - 24.05.2013 testo grande testo normale

Tags: GRILLO PARLANTE, armando ginesi, natale patrizi, sacro

La domanda di fondo è la seguente: dopo il divorzio tra le arti e la Chiesa, consumatosi a partire dal Settecento, per via del diffondersi dell’Illuminismo e dei successivi vari pensieri positivistici, c’è ancora spazio per un’arte cristiana, quella che genericamente ed anche impropriamente viene definita “arte sacra” e che invece sarebbe più corretto chiamare “arte a soggetto religioso”?

Il Pontefice Paolo VI, con il famoso discorso nella Capella Sistina del 7 maggio 1964 ("Ci avete un po' abbandonato"), ha cercato di porre fine alla separazione, arrivando finanche a chiedere scusa agli artisti ("Anche noi vi abbiamo fatto un po' tribolare"). Infine, il 4 aprile 1999, c'è stata la straordinaria, profonda e toccante "Lettera agli Artisti" di Giovanni Paolo II (che io consiglio a tutti di leggere e di meditare a fondo, per cercare di capire la complessa natura dell'arte) la quale ha rappresentato un ulteriore e molto significativo atto di volontà, da parte della Chiesa, di recuperare il dialogo con l'arte, funzione, a mio giudizio, di svelamento della trascendenza all'interno della storia, mediante quello straordinario carisma che si chiama creatività.
Però la distanza tra i due soggetti (che nei secoli precedenti hanno proficuamente dialogato a lungo) permane ed è di natura principalmente culturale. Si è venuta a crea una barriera, tra la coscienza degli artisti (dove il sacro sembra essersi rifugiato verso il fondo) e il sentimento religioso, la quale impedisce la manifestazione di quest'ultimo e il suo trasferirsi in forme che non siano solo il mèro risultato di tecniche d'esecuzione. È come se la creatività avesse perso l'attitudine a tradurre in contenuti sensibili (storici) la ricchezza profonda della sacralità.
Robert Musil, in "L'uomo senza qualità", si pone una domanda molto acuta alla quale è difficile dare una risposta, almeno da parte nostra: "E se questa provvisoria libertà di Dio non fosse altro che la via moderna verso Dio ?". Quello che noi ci sentiamo di poter affermare è che, per fortuna, questa specie di "nascondimento" di Dio agli occhi degli artisti, o meglio questa insorta difficoltà a far sì che essi continuino ad essere quel che sono sempre stati e cioè strumenti di visibilizzazione parziale dell'infinita ricchezza dell'assoluto, non riguarda tutti. Esistono, nel nostro tempo, alcuni spiriti creativi capaci di sintonizzarsi con la dimensione sacrale e di diventare voce della sua essenza.
Uno di questi è certamente Natale Patrizi (Agrà) al quale va riconosciuta una sensibilità particolare verso le tematiche sacre che lo rendono in grado di essere – come gli autori del passato – autentico profeta, vale a dire "parlatore per conto di".
Non è da poco tempo che Patrizi affronta i contenuti della dimensione spirituale per dar loro forma visibile. Al contrario si può dire che l'abbia sempre fatto, ma in modo particolare in questi ultimi anni si è potenziata la sua facoltà di tradurre in immagini alcuni sentimenti che la trascendenza infonde negli uomini. Egli lo fa con una pittura a pennellata larga, potente, usando una cromia densa e di spessore, in grado di sottolineare sensazioni forti, passioni, turbamenti dell'anima. La pittura di Patrizi ci racconta una dimensione del sacro che nella trasformazione in immagini storiche si accosta più allo stato d'animo del dolore che a quello della serenità: si veda, a proposito, la bella "Crocifissione" della Chiesa di San Giuseppe di Marotta di Mondolfo che, non a caso, il parroco ha deciso di ostentare una volta all'anno, durante la rievocazione dei giorni della passione e della morte per toglierla poi alla vista dei fedeli allorché, con la domenica di Pasqua, sopraggiunge il senso del trionfo e della gloria della Resurrezione e si conclude il sentimento penitenziale dei giorni precedenti, quelli dell'arresto, del processo, dell'agonia e della morte in croce del Cristo.
Sempre nella stessa chiesa, Patrizi ha narrato – con sei dipinti parietali concepiti come un libro che si apre e dispiega il proprio contenuto ai fedeli una volta collocato sulla parete ("Pictura scriptura pauperum, come diceva Gregorio Magno nel VI secolo) – miracoli ed episodi della vita di Gesù: la moltiplicazione dei pani e dei pesci; la resurrezione di Lazzaro; le nozze di Cana; la lavanda dei piedi; le figure di Marta e Maria; l'incontro tra Gesù e la Samaritana.

In conclusione e riprendendo il discorso iniziale, mano a mano che il clima secolarizzante della modernizzazione (sempre a caccia di miti, oggi di quelli tecnologici, inevitabilmente destinati a trasformarsi in disillusioni per l'uomo) si affievolisce, o quanto meno si modifica, la barriera, che all'interno delle coscienze dei singoli artisti impedisce alle sedimentazioni della sacralità di affiorare in superficie, si incrina, essi riescono a riappropriarsi di quel dono (carisma) che – come è detto nella citata lettera di Giovanni Paolo II – li rende in qualche modo coartefici della creazione ("Mistero della creazione a cui Dio, solo creatore di tutte le cose, ha voluto in qualche modo associarvi"). Quando il processo sarà concluso e la barriera demolita, gli artisti riacquisteranno interamente la loro straordinaria capacità di essere, al tempo stesso, testimoni, interpreti e profeti. Natale Patrizi possiede tutte e tre le qualità, mentre molti altri sono fermi ancora alle prime due.

Nelle immagini: Crocefisso a 4 ante per la Pasqua, Chiesa San Giuseppe Marotta - Marotta di Mondolfo



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