GRILLO PARLANTE di Armando Ginesi – Alice verso la porta dei colori

Armando Ginesi - 04.03.2013 testo grande testo normale

Tags: GRILLO PARLANTE, armando ginesi, luciana zanetti, alice

Che cosa si può scrivere di questo viaggio per immagini che Luciana Zanetti ha costruito con la sua lieve fantasia creatrice calata nel medium fotografico? Che cosa si può scrivere – voglio dire – che lei non abbia già detto nel suo essenziale ma puntualissimo (sia nel senso che nei termini) testo- guida, nato forse con la volontà di costituire una traccia utile al visitatore-lettore delle immagini, ma che in realtà si è risolto come autentico componimento poetico, ancorché composto in prosa?

Ci si può richiamare forse alla breve dedicatoria di questa narrazione fotografica intitolata "Racconto", firmata da un gigante della letteratura mondiale, il portoghese Fernando Passoa: "Andiamo via, creatura mia, via verso l'altrove. Lì ci sono giorni sempre miti e campi sempre belli". Perché se ci soffermiamo su due parole del poeta lusitano – la voce verbale "Andiamo via" e il sostantivo "altrove" – noi abbiamo perfettamente chiaro il portato simbolico e poetico che la nostra autrice ha raggiunto con le parole e con le foto delle sue costruzioni che oserei chiamare sceniche.
Infatti va detto subito che Luciana Zanetti non è una fotografa, nell'accezione propria, professionale, del termine né – molto probabilmente – intende diventarlo: è una poetessa che usa indifferentemente le parole, le immagini fotografiche di eventi da lei costruiti manualmente accostando oggetti e cose di varia estrazione. Una poetessa nel senso che emerge dal saggio di Pier Paolo Pasolini, recentemente scoperto nell'archivio Bonsanti di Firenze, nel quale si sostiene che si può essere poeti, per esempio, pur essendo pittori. Poesia, dice Pasolini, come "frutto di un contatto dello spirito con la realtà in sé ineffabile e con la sua sorgente, la quale, in verità, è Dio medesimo, nei movimenti d'amore che lo portano a creare immagini della sua bellezza".
Ma torniamo alle due espressioni di Passoa: "Andiamo via", quindi incamminiamoci, dirigiamoci lungo i sentieri privi dei segnaletica, quelli che non ci dicono dove conducono ma di certo portano "via". Dove finiremo? Verso l'Altrove, che è il regno del Mistero. Dell'ineffabile, dell'indicibile, dell'inconoscibile, il mondo dell'anima alla cui soglia, tra tutte le cose umane, soltanto la Poesia (in quanto figlia dello Spirito e contigua all'Infinito) ha la possibilità di accostarsi. Una poesia che diventa rito, liturgia, preghiera.
Marcel Duchamp, genio dell'arte (ma non solo) del XX secolo, ha inventato i "ready-made", detti anche in francese "objets trouvés", vale a dire oggetti rifiutati, degradati, che hanno perduto la loro funzione, ogni interesse pratico , ogni forma di utilità e che, una volta ritrovati tra le cose rifiutate e sottoposti alla manipolazione artistica, cioè collocati in una situazione diversa da quella per cui sono stati creati, possono assurgere alla dignità di opera d'arte, anche solo in virtù della scelta o del loro casuale rinvenimento da parte dell'artista.
Il racconto di Luciana Zanetti forse non sarebbe nato se Duchamp non avesse fatto questa eccezionale scoperta (che ha rivoluzionato i modelli artistici codificati da millenni di tradizione) di elevare che so, il famosissimo orinatoio o la ruota di bicicletta o il portabottiglie, ad espressione della genialità creativa. Perché Duchamp ha dato agli oggetti decontestualizzati e sostanzialmente resi inutili, in qualche modo, dunque, inanimati, senza vita, un tipo di dignità nuova richiamandoli ad una esistenza non solo di nuovo tipo, ma superiore a quella preesistente, qual è quella artistica. Gli oggetti di un quotidiano neanche più visto dagli occhi dell'uomo comune che però, all'improvviso, diventa scopribile e scoperto da quell'uomo un po' speciale che si chiama artista (o poeta); oggetti che rinascono, dunque, a nuova vita, si rivitalizzano, si trasformano in metafore e in simboli e, in quanto tali, elementi essenziali per costruire brani poetici. Che, anche nel nostro caso, prendono la via del mito: di un mito moderno il quale, però, è, da un punto di vista strutturale, identico a quello antico, considerato che esso, costruttivamente e finalisticamente parlando, è sempre identico a se stesso, quale che sia il tempo storico che lo esprime. Il mito esistenziale dell'uomo attratto dall'ignoto, che compie azioni (a volte anche eroiche), che supera continuamente prove, che dà il meglio di sé (come l'amicizia o l'amore), che racconta come ci si relaziona con i propri simili e con il resto del mondo; il mito che è sempre autobiografico indipendentemente dai nomi dei protagonisti: (Ercole, Atlante, Prometeo o Alice, com'è nel caso del racconto della Zanetti. Dunque Alice (che è una bambola, anch'essa dimenticata nelle pieghe della memoria oltreché nella ceste delle cose smesse) recupera vita e sentimenti, al pari del cavallino, del bruco spaziale, dello gnomo spaziale creatore dei fili rossi (i lacci dell'esistenza usati per imbrigliare e catturare ma anche per aiutare a muoversi e a risalire), il tappeto (che, come in ogni storia fiabesca che si rispetti, in omaggio alla grande cultura orientale, diventa volante). Alice è la protagonista che lotta, che supera le prove per arrivare da qualche parte. Dove? Verso l'Altrove, come dice Passoa, che si identifica, nel racconto, con la "Porta dei Colori". A cui Alice, riesce, dopo fatiche, peripezie, sgambetti di taluni ma anche aiuti fraterni e amichevoli di altri, a pervenire. Rimanendo sull'uscio, però. Sta per entrare, ma……. Ma la storia si interrompe, perché l'Altrove è l'altrove e non si può sapere che cosa sia, dove conduca, come sia fatto, di che cosa sia fatto. Guai se lo scoprissimo, infatti. Finirebbero la curiosità, la spinta a cercare, a sperare, a sognare. Finirebbe la fantasia, quella stessa che ha portato Alice fin sull'uscio della Porta dei Colori e a farle intravvedere che di là si spalanca un mondo nuovo, straordinario, tutto da scoprire, ma dove, certamente, "ci sono giorni sempre miti e campi sempre belli", come canta Fernando Passoa.

Ill "Racconto" in foto di Luciana Zanetti

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