GRILLO PARLANTE DI ARMANDO GINESI – Astrattismo Russo del Primo Novecento VI PARTE – Malevič e il suprematismo

Armando Ginesi - 28.09.2012 testo grande testo normale

Tags: GRILLO PARLANTE; armando ginesi, malevic, astrattismo russo, suprematismo russo

Un viaggio nell'astrattismo russo del primo Novecento in sei parti. VI e ultima parte

E' dopo la Rivoluzione del 1905 che in Russia si determina la rottura con la tradizione culturale del realismo. La cultura francese vi fa approdare i suoi frutti avanguardistici della prima ora che danno vita al primo movimento di innovazione linguistica: il Raggismo, premessa di tutta l'arte astratta sviluppatasi nel grande paese euro-asiatico.
Kasimir Malevič dice che la sua definitiva conversione all'astrattismo risale al 1913: "Quando, nel corso dei miei sforzi disperati per liberare l'arte dalla zavorra dell'oggettività, mi sono rifugiato nella forma del quadrato ed esposi un quadro che non rappresentava altro che un quadrato nero su fondo bianco".
Nel 1915 egli stende, con la collaborazione di Vladimir Majakovskij, il Manifesto del Suprematismo che vede la luce a San Pietroburgo e poi rende palese e, forse, ancor più puntuale il suo pensiero, con scritti successivi dei quali il più importante è il saggio Il Suprematismo, ovvero il mondo della non rappresentazione.
Malevič sostiene che l'arte supera i tempi ed i contenuti delle sue rappresentazioni storiche in virtù di una qualità che si chiama "pura sensibilità plastica" e che, tra l'altro, distingue anche un capolavoro da un'opera non riuscita. Inoltre afferma che l'artista moderno non deve continuare a dipingere o a scolpire pasivamente quello che la committenza gli chiede ma scegliere orgogliosamente la via della libertà espressiva, vale a dire di un'arte svincolata da ogni interesse pratico e che si richiami solo alle esigenze della pura sensibilità plastica. Siffatto modo di pensare e di agire si chiama Suprematismo, perché afferma e realizza la supremazia assoluta della pura sensibilità dell'arte.
Per realizzare tale obbiettivo Malevič si avvale inizialmente (come tanti altri artisti fra cui, in Olanda, Piet Mondrian) dei modi stilistici proposti dal Cubismo. Semplificando i quali per via di riduzione (ecco un'altra analogia con il modo di pensare e di agire pittoricamente di Mondrian), egli perviene alle figure piane basilari e assolute della geometria, come il cerchio, il rettangolo, il triangolo, la linea retta e così via.
Il Suprematismo si divide in tre periodi: nero, colorato, bianco. L'ultimo – quello bianco – rappresenta l'esasperazione della volontà di non rappresentare l'oggetto e le forme bianche su fondi bianchi altro non sono che l'azzeramento di ogni tipo di valore oggettivo e materiale; inoltre esse esprimono – è Malevič stesso a dirlo – "il potere della statica attraverso un'essenziale economia della superficie".
Il pensiero di Malevič è interamente occupato ad inseguire e risolvere i problemi formali che si avviano verso una rarefazione stilistica culminante con la tela bianca, intesa come essenza dell'arte la quale, liberata dagli involucri e dai perimetri degli oggetti rappresentati, è come se si fosse librata nello spazio.
Il rapporto tra l'artista (ma non soltanto lui) e la rivoluzione vittoriosa del 1917 fu molto problematico. Il Suprematismo non poteva concepire l'arte al servizio dell'organizzazione sociale ed ogni contatto tra la vita pratica e la sensibilità plastica era decisamente rifiutato. Secondo Malevič i contenuti della vita non potevano diventare nel modo più assoluto contenuti dell'arte. "Il Suprematismo" – sono sue parole – "tanto nella pittura che nell'architettura è libero da ogni tendenza sociale o materialistica, qualunque essa sia. Ogni idea sociale, per grande e significativa che possa essere, nasce dalla sensazione della fame; ogni opera d'arte, per mediocre e senza significato che sia all'apparenza, nasce dalla sensibilità plastica. Sarebbe ora di riconoscere, finalmente, che i problemi dell'arte e quelli dello stomaco e del buon senso sono molto lontani gli uni dagli altri". Parole a cui darà una risposta polemica Vladimir Tatlin, il fondatore del Costruttivismo il quale, al contrario era paladino della necessità di inserire praticamente l'arte nella società e ciò, in particolar modo, dopo la Rivoluzione d'Ottobre.
Sarà proprio dalla dialettica forte, a volte in polemica esacerbata, tra le due tendenze del Suprematismo e del Costruttivismo, che si svilupperà l'arte astratta russa dei primi decenni del XX secolo, arrivando a vette di altissima qualità. E va notato che al di là della contrapposizione teorica, Malevič e Tatlin, con i loro rispettivi seguaci, daranno vita ad opere di astrazione geometrica (il secondo anche architettonica, oltre che pittorica) che, sul piano propriamente linguistico, non presenteranno sostanziali differenze formali.



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