Damien Hirst. Creazione e negazione dell’opera d’arte

Marco Palumbo - 09.09.2012 testo grande testo normale

Tags: Damien Hirst, Tate Modern, London,

Damien Hirst in mostra alla Tate Modern di Londra fino a settembre 2012. Quella che è già stata definita la mostra dell’anno. Un viaggio attraverso una personale wunderkammer, una mostra delle meraviglie dove naturalia e mirabilia sono sapientemente costruiti ed esposti tanto per stupire quanto per sorprendere. Un viaggio nella sua carriera, a partire dagli anni ’80 fino ad oggi.

In an artwork I always try to say something and deny it at the same time"
Damien Hirst

Fiumi di inchiostro sono stati spesi dalla critica internazionale per parlare di uno dei maggiori artisti contemporanei che espone, dallo scorso 4 aprile e fino al prossimo 9 settembre, alla Tate Modern di Londra.
Damien Hirst ha suscitato stupore e ribrezzo per quella che è già stata definita la mostra dell'anno. Un'artista controverso su cui vale la pena investire tempo. Un viaggio attraverso una personale wunderkammer, una mostra delle meraviglie dove naturalia e mirabilia sono sapientemente costruiti ed esposti tanto per stupire quanto per sorprendere.
In un anno particolarmente importante per Londra la Tate Modern, ospita la mostra più grande di sempre sui lavori dell'artista nato a Bristol nel 1965 (a cura di Ann Gallagher, Head of collection – British Art), considerato uno dei più grandi ed influenti della sua generazione. Il suo ampio raggio d'azione, che include installazioni, pittura, scultura e disegno, abbraccia e sconfina fra arte, scienza e cultura popolare.
Il terzo piano dell'ex centrale elettrica di Banckside ospita l'intera mostra dedicata all'artista più potente e chiacchierato del momento. Interessante Intro alla mostra, una sorta di prefazione/postfazione alla personale situata nella Turbine Hall, ovvero il piano di ingresso della Tate Modern è rappresentato da uno speciale contenitore, un cubo nero privo di illuminazione, in una teca di cristallo dove è custodita l'opera simbolo che accompagna allegoricamente la poetica hirstiana: For the Love of God, 2007. Altro non è che un teschio completamente ricoperto di diamanti luccicanti, 8601 per la precisione, che abbacina il visitatore e si pone come rappresentazione simbolica del dio denaro dei nostri giorni, tanto idolatrato quanto temuto. L'interesse permanente nei lavori di Hirst in cui viene a galla la divisione di pensiero fra la moralità e il concetto/nozione di valore. Diciamolo pure, l'allusione di questo cranio come in tutta la storia dell'arte è quella del memento mori, ovvero il rimando alla fragilità della vita. L'opera può essere interpretata al contempo come un glorioso, devozionale gesto di sfida (leggi provocazione) di fronte alla morte stessa. Fra le maggiori e potenti immagini che ben rappresentano l'arte contemporanea. Un'opera che si può vedere come una mostra a parte o come introduzione (ma anche culmine nonché bignami significante) del tema fondamentale che è alla base delle opere di Damien Hirst: altalenante binomio vita/morte (e al sistema di credenze e di valori).
Questa mostra su Hirst è la più grande tenuta a Londra. Essa fornisce un'opportunità di tracciare lo sviluppo della sua carriera, a partire dagli anni '80 fino ad oggi, attraverso alcune fra le sue opere più famose.
Hirst si pone all'attenzione pubblica nel 1988, quando concepisce e cura Freeze, un exibhition suoi suoi lavori e quelli dei suoi amici e colleghi della Goldsmiths College, situata in una werehouse in disuso a Londra. Molti dei lavori che crea in questo periodo saranno poi esposti alla Tate Modern per la prima volta a partire dagli anni ‘80. Dall'ultimo quarto del XX secolo in poi egli si pone come uno dei maggiori ed influenti artisti della sua generazione. La mostra inizia con alcuni dei primissimi lavori di Hirst, incluso il primo Spot Painting del 1986 (nulla di eccezionale), in cui si delineano alcuni dei temi e dei motivi che l'artista ha scelto di sviluppare lungo il corso della sua carriera. Ed è simbolico come proprio nella prima sala sia presente Whit Dead Head 1991 in cui il giovane Hirst è posizionato di fianco ad un campione del Dipartimento di Anatomia dell'Università di Leeds, luogo in cui spesso si recava per effettuare disegni di anatomia dal vero. L'immagine originata è quella di un'istantanea frettolosa scattata 10 anni prima, e prefigura il confronto con la morte, tema che ha caratterizzato molti dei suoi lavori. Disse: If you look at my face, I'm actually going: quick, quic. Take the photo… I'm absolutely terrified.
La mostra riunisce più' di 70 lavori dell'artista, include sculture/istallazioni chiave degli inizi del 1990, come per esempio The Physical Impossibility of death in the Mind of Someone living, nel quale uno squalo è sospeso nella formaldeide. Un'opera visivamente nota alla quale si accosta spesso l'immagine artistica di Hirst che però nulla dice di nuovo e resta plastica e schiacciata nel suo grande contenitore sapientemente costruito per impressionare lo spettatore.
Per la prima volta esibite alla Biennale di Venezia del 1993 Mother and Child Divided, una scultura in quattro parti tagliando in due una mucca e il suo piccolo vitello, esposti in teche separate. Un corridoio permette di entrare nel copro sezionato dei due animali e osservarne i dettagli anatomici. Mentre nei precedenti lavori gli animali fluttuavano nella formaldeide conservando un alone di vita qui ci troviamo di fronte al sezionamento in due per rivelarne la carne, gli organi e la struttura scheletrica nascosta dietro la pelle. Hirst descrive tale processo come: Like creating emotions scientifically… You cut it in half, and you can see what's on inside and outside simultaneously.
Sono anche esposte in mostra importanti vetrine come A thoudand Years 1990, nel quale il ciclo della vita è rappresentato attraverso la testa mozzata di una vacca, circondata da una miriade di mosche, alcune volano nel vuoto e altre, la maggior parte, adagiano prive di vita sul fondo della teca. Raccapricciante soprattutto l'odore amaro di carogna che si spande nei pressi dell'istallazione.
Accanto a queste sculture (istallazioni), ci sono vetrine che espongono file di pillole, confezioni di medicinali e attrezzature chirurgiche. Hirts ha creato teche contenenti oggetti visualizzati come campioni museografici, incluse sigarette, conchiglie, bicchieri e strumenti chirurgici. Sulla stessa falsariga l'artista ha creato una serie di teche in acciaio inox contenenti pillole in facsimile, ognuna individualmente realizzata per replicare veri medicinali. Esemplare è l'opera Lullaby, The Season 2002. Il titolo è un associazione fra i brani utilizzati per cullare i bambini per farli addormentare e il sonno indotto come effetto da alcuni farmaci. Un'opera semplice nella sua concezione che stupisce per il suo impatto visivo e simbolico.
Inoltre, fra le maggiori istallazioni presenti è da citare In and Out of Love 1991. Un ambiente tenuto ad alto tasso di umidità, nel quale sono presenti farfalle vive, alle pareti quattro grandi tele bianche sopra le quali sono sospese delle crisalidi. Farfalle nate dai dipinti, volano liberamente per la stanza, nutrite con acqua e zucchero e fiori. Sono riprese nel loro naturale (artificialmente ricostruito) ciclo di vita. Farfalle che si mostrano stanche e morenti. Sofferenti, per usare una sola parola. L'istallazione è d'effetto perché nella sua naturale bellezza coloristica riesce a mostrare la presenza vivida della morte. Farfalle sul punto di spegnersi e sfiancate in cerca di una sosta, adagiate sulle più strambe acconciature delle visitatrici di passaggio.
Molte le opere di cui si potrebbe e dovrebbe parlare. Una per tutte, che meriterebbe una dissertazione a parte, è Black Sun, 2004, un grande sole nero composto da decomposte mosche su una grande tela. Un sole nero. Un buco nero. Un opera che si pone come macigno da digerire.
Una sola opera, esposta nelle sale finali della mostra, vale tutta la visita. Si chiama The Anatomy of an Angel, 2008. Una scultura in marmo bianco in cui il tema religioso e quello scientifico sono combinati secondo la visione Hirstiana. Una scultura classica, dal tema religioso. Il corpo tradizionalmente etereo dell'angelo è presentato qui come forma perfetta se visto da un determinato punto di vista, ma spostando la prospettiva si scorge l'opera sezionata che mostra organi umani.
Nei lavori di Hirst la verità non risiede in assoluto, ma è un continuo tira e molla di rimandi. Chiosa migliore è affidata alle parole di Damien Hirst che definiscono l'artista e la propria visione artistica: Life and death are the biggest polar opposites there are. I like love and I like hate... I like all those apposites. On and Off. Happy and sad. In an artwork I always try to say something and deny it at the same time.

Tate Modern, London
DAMIEN HIRST
4 aprile – 9 settembre 2012
ORARI
Tutti i giorni dalle h 10.00 alle h 18.00. Fino alle 22 dal venerdì al sabato


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