GRILLO PARLANTE DI ARMANDO GINESI – Astrattismo Russo del Primo Novecento II PARTE - Il raggismo di Larionov e Goncarova

Armando Ginesi - 07.09.2012 testo grande testo normale

Tags: GRILLO PARLANTE, armando ginesi, astrattismo russo

Un viaggio nell'astrattismo russo del primo Novecento in sei parti. II parte

Il centro dello sviluppo della cultura astrattista della prima metà del XX secolo è certamente stato il territorio russo, sia prima che immediatamente dopo la rivoluzione del 1917, quantunque la personalità universalmente più conosciuta dell'indirizzo astratto-geometrico (ed anche la più emblematica, sotto certi aspetti) sia stato l'olandese Piet Mondrian con il suo De Stijl.
E' stata la Russia la culla più idonea a consentire, per un quarto di secolo (dal 1905 al 1925 più o meno), una grande affermazione di tutte le ricerche artistico-visive volte a rompere ogni legame con il realismo ottocentesco e la sua funzione mimetica. In questa culla sono venuti alla luce tre indirizzi di grande rilevanza, come il Raggismo, il Suprematismo e il Costruttivismo.
La cultura russa degli inizi del secolo era molto attenta a quel che accadeva in Francia ed i primi movimenti radicalmente innovatori (dopo l'Impressionismo), vale a dire i Fauves e il Cubismo, vi trovarono immediato interessamento grazie anche alle acquisizioni di due ricchi collezionisti e mercanti moscoviti come Sergey Sciukin e Ivan Morosov. I quali portarono in Russia opere di Matisse, Cézanne, Derain, Picasso e così via. Ma, come nota Mario De Micheli, "gli artisti russi non si accontentarono di accogliere le nuove esperienze occidentali, bensì cercarono di svolgerle ulteriormente e originalmente" dando il via all'astrattismo geometrico.
Il primo movimento a nascere fu il Raggismo nel 1909, creato da Mikhail Larionov e dalla moglie Natalija Goncarova. I due venivano da esperienze di collaborazione artistica con Kasimir Malevic, del Gruppo del Fante dei Quadri, che gravitava attorno all'attività delle avanguardie europee. Tuttavia ad un certo punto essi ritennero che il sodalizio guidato da Malevic fosse troppo legato al Cubismo francese e se ne distaccarono dando vita ad un movimento che intende rivendicare l'autonomia degli artisti dell'est e fondere la cultura visiva russa tradizionale (soprattutto quella di origine popolare) con le istanze innovative che provenivano dall'Europa occidentale. Pertanto non si distaccarono mai dalla figurazione in assoluto anche se si orientarono verso l'astrazione, della cui tendenza costituirono le vere premesse.
La Goncarova, criticando il Cubismo, ebbe a dire che esso era "una buona cosa, ma non poi così nuovo; le streghe di pietra degli Sciti, le bambole di legno dipinte e vendute nelle fiere sono anch'esse cubiste". Non sbagliava e alla sua elencazione si potrebbero unire la scultura cicladica (tra il 3200 e il 2000 a.C) e quella protostorica iberica per cogliere le modalità delle figure sintetiche e finanche implosive che costituirono i modelli degli artisti cubisti agli inizi del XX secolo.
Quattro anni dopo (dunque nel 1913) la nascita del movimento, al quale fu posto il nome di Raggismo, Mikhail Larionov pubblicò il Manifesto delle tendenza. Dal documento si evince l'orgoglio per la propria tradizione etnica, pur nell'accettazione dei suggerimenti stilistici provenienti dall'ovest: "Viva il meraviglioso Oriente! Noi ci uniamo agli artisti orientali contemporanei per lavorare con loro. Viva lo spirito nazionale! Noi procediamo al fianco degli artisti russi. Viva il nostro stile raggista in pittura, indipendente dalle forme reali, che vive e si evolve secondo le regole della pittura. Il Raggismo è una sintesi di Cubismo, Futurismo e Orfismo".
Poi: "Lo stile della pittura raggista che noi promuoviamo si occupa delle forme spaziali conseguite con l'intersezione dei raggi riflessi dai vari oggetti e dalle forme individuate dall'artista. In modo convenzionale il raggio è rappresentato da una striscia di colore […]. La vera liberazione dell'arte incomincia oggi: una vita che si svolge soltanto secondo le leggi della pittura quale entità autonoma: una pittura che ha la sua forma, il suo colore, il suo timbro".
Con queste parole si apre la strada all'astrazione. Infatti nei quadri di Larionov e della Goncarova gli oggetti sono assenti e l'attenzione è tutta incentrata sulla qualità della luce, della luminosità, del chiarore dei raggi che costruiscono nello spazio nitide strutture che ricordano "la geometria scintillante dei cristalli di quarzo" (De Micheli). É il definitivo affrancamento dai vincoli con il Cubismo e con l'oggettività comunque espressa e sono aperte le porte a Malevic per farlo entrare nell'universo dell'astrazione più pura. Mentre i due raggisti lasciano la Russia, nel 1915, per lavorare accanto a Sergej Djagilev e alla sua promozione del balletto russo nel mondo.



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