GRILLO PARLANTE DI ARMANDO GINESI – Astrattismo Russo del Primo Novecento I PARTE - Vladimir Tatlin e il costruttivismo

Armando Ginesi - 05.09.2012 testo grande testo normale

Tags: GRILLO PARLANTE, armando ginesi, costruttivismo russo, vladimir tatlin

Un viaggio nell'astrattismo russo del primo Novecento in sei parti. I parte

Vladimir Tatlin fu allievo di Mikail Larionov, il fondatore del Raggismo, ma anche di Kasimir Malevič, del quale era più giovane di sette anni. Assieme al secondo tenne una mostra nel febbraio 1915 a Pietroburgo. Ma, fra i due, nacquero subito divergenze di natura teorica, tant'è che, verso la fine dello stesso anno, in un'altra mostra sempre a Pietroburgo, presentarono le opere loro e dei rispettivi allievi in sale distinte, come se fossero espressione di indirizzi espressivi differenti o, addirittura, contrapposti. Infatti Tatlin mirava all'inserimento dell'arte nel vivo della società, a differenza della dimensione spiritualista e quasi ontologica che Malevič e il Suprematismo le attribuivano.
Nato, come tutti i suoi coetanei, dalle influenze francesi dei Fauves, di Cézanne, dei Cubisti, Tatlin aveva subíto immediatamente il fascino della tecnica nella quale trovava incarnato lo spirito dei tempi nuovi ed aveva perciò orientato la sua ricerca verso quel valore. Un ruolo preponderante, in questo atteggiamento, lo aveva esercitato senza alcun dubbio il pensiero futurista con l'esaltazione della civiltà moderna al centro della quale si trovava posta la "bellezza" della macchina.
L'artista di cui parliamo, già a partire dal 1913, aveva realizzato composizioni di vari materiali che avevano assunto l'aspetto di costruzioni tecniche, ingegneristiche, anche se su di esse si era esercitata la gratuità della creatività.
Il fallimento della rivoluzione del 1905 aveva fatto crollare le speranze e le illusioni degli intellettuali e degli artisti con conseguenti spinte all'isolamento e all'introspezione. Alle quali avevano fornito risposte Malevič e il Suprematismo. La rivoluzione del 1917, invece, con esito vittorioso, aveva riacceso le speranze verso un futuro nuovo. Lo stesso Alexander Blok, poeta simbolista e quindi vicino ad una sensibilità spiritualista, aveva scritto: "La rivoluzione è l'inizio della vita: essa sveglia alla vita l'uomo tutto intero […]; essa tende tutte le sue forze e apre abissi di conoscenza che prima restavano chiusi". Sicché gli intellettuali e gli artisti acquistarono fiducia nel nuovo costruito sulle macerie di una passato odiato. Agli inizi il governo sovietico favorì questa attenzione nei confronti dell'innovazione e Anatolij Lunaciarskij, commissario del popolo all'istruzione dal 1917 al 1921, si interessò all'arte moderna e ne incoraggiò la diffusione.
All'interno di un dibattito articolato e complesso sull'arte e sulla sua funzione, al Suprematismo spiritualista di Kasimir Malevič, Vladimir Tatlin dette una risposta decisa e di segno totalmente opposto. In particolare verso l'anno 1920 egli arrivò a sostenere la necessità di abolire l'arte propriamente detta che andava considerata come un inutile estetismo borghese condannato dalla Rivoluzione d'Ottobre e dai tempi nuovi. Messosi a capo di un movimento che chiamò Costruttivismo incitava gli artisti a dedicarsi ad una attività utile alla società e quindi a rapportarsi con le forme che avevano un qualche legame con l'esistenza e la concretezza, come la pubblicità, la composizione tipografica, l'architettura, la produzione industriale.
In realtà gli artisti costruttivisti dettero un impulso forte e vivace alla modernità e al suo modo di essere e di apparire. Vladimir Majakovskij fu molto vicino a questa impostazione di cui andò fiero per una sorta di sentimento nazionalistico: "Per la prima volta " scrisse "una parola nuova nell'arte non è venuta dalla Francia ma dalla Russia".
Tatlin ed i suoi rifiutarono le "strutture inutili" (la definizione è di Majakovskij) e proclamarono: "Abbasso l'arte. Viva la tecnica. La religione è menzogna. L'arte è menzogna. […] Viva il tecnico costruttivista. Abbasso l'arte che maschera solo l'impotenza dell'umanità. L'arte collettiva del presente è la vita costruttiva". Questo tipo di discorso cadeva nel momento in cui la Russia guardava all'industrializzazione e alla meccanizzazione del lavoro agricolo. Sicché, in una concezione di socialismo impensabile separato dalla tecnica, la mitizzazione della macchina acquistava un'importanza e una diffusione rilevanti.
I Costruttivisti, con le loro fantasie strutturali inserite nello spazio con precisione tecnica, costituirono un modello per l'architettura moderna. Tatlin stesso, con il progetto per un Monumento alla III Internazionale (1922), rappresenta, come scrive Mario De Micheli, "uno dei primi tentativi di concreta applicazione nelle costruzioni dei materiali metallici moderni, leghe e acciai inossidabili".
Intanto all'interno del Costruttivismo si andavano elaborando varie posizioni teoriche: da una parte i Produttivisti, come Alexsander Rodcenko e Barbara Stepanova, sempre più radicali nel coniugare scienza e ideologia per dare senso pratico alla loro sperimentazione creativa; dall'altra Naum Gabo e il fratello Antoine Pevsner, veri e propri scissionisti del gruppo che non accettavano la totale identificazione tra arte e società, tra arte e vita. Per mezzo di queste frammentazioni si aprivano vie nuove e interessanti alla ricerca artistica russa del primo quarto del XX secolo, che influenzarono, per decenni, l'intera arte europea.


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