GRILLO PARLANTE DI ARMANDO GINESI - Tre secoli di storia dell'arte – PARTE IV

Armando Ginesi - 19.08.2012 testo grande testo normale

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Nella circostanza della mostra “Tre secoli di satira e caricatura tra Le Marche e Roma” (svoltasi a Roma nel 2006 a cura di Fabio Santilli e Melanton), Armando Ginesi ha pubblicato, nel volume “La tentazione comica”, (editore “i libri del camaleonte”) il saggio “Dal Settecento al Novecento: tre secoli di storia dell’arte” che riproponiamo in quattro parti.

Il rapporto tra l'Impressionismo e il Naturalismo appare piuttosto complesso e pone in evidenza, lo ripetiamo, come le due correnti risultino connesse anche quando si manifestano attraverso fenomeni diversi. Il Naturalismo si era interessato del particolare, dell'individuale, dell'esperienza concreta còlta in una specifica dimensione spaziale e temporale e l'Impressionismo, accentuando l'elemento momentaneo e irripetibile, quindi specificamente spazio-temporale e dunque concreto, individuale e particolare, porta a compimento, quasi esasperandole, le esigenze già espresse dal movimento naturalista. E' quel che pensa l'autore da noi ampiamente citato, l'Hauser, il quale scrive: "I quadri impressionistici sono più vicini all'esperienza dei sensi di quelli naturalistici in senso stretto e per la prima volta nella storia dell'arte sostituiscono totalmente all'oggetto del sapere teorico quello dell'immediata esperienza visiva".
Resta tuttavia il fatto che l'Impressionismo, separando il dato visivo da quello concettuale, si distingue da tutti i risultati artistici che lo hanno preceduto nei secoli, ivi compresi, naturalmente, i più vicini ad desso, ovverosia quelli naturalistici. Infatti se il Naturalismo aveva dato, attraverso un risultato di sintesi di vari momenti eterogenei (sensoriali e concettuali), un'immagine totale ed illusionistica, l'Impressionismo, ricorrendo ad una operazione di analisi, si interessa dei singoli elementi sensoriali dell'esperienza e offre la rappresentazione dei soli elementi dell'oggetto preso in considerazione. Inoltre il Naturalismo aveva accresciuto i temi e arricchito la tecnica della pittura, mentre l′Impressionismo riduce, limita e semplifica. Esso rinuncia alla dimensione volumetrica, alla visione prospettica e al disegno, risolve la forma per via bidimensionale, sostituisce l'immagine plastica con quella visiva, dissolve la struttura dei corpi e la rende più semplice con un sistema di macchie prive di contorni, ricorrendo ad una pittura di omissioni che sono proprie della veduta da lontano.
Per la sua tecnica sommaria e per la graduale dissoluzione della forma, l'Impressionismo viene accolto, sia dalla critica sia dal pubblico, come una vera e propria provocazione. La gente si sente presa in giro dai pittori che annullano quella che era sempre stata la caratteristica prima della pittura, cioè la forma, e ne rifiuta il prodotto espressivo. E' in questo momento che nasce ( o forse, per meglio dire, si approfondisce) quella separazione tra il gusto del pubblico (Kunstwollen) e il progredire del linguaggio artistico, fenomeno che tenderà ad accrescersi nei tempi che seguono, fino ad oggi.
Anche per questa ragione l'Impressionismo va considerato il movimento da cui prende il via tutta l'arte moderna, destinata a voltare radicalmente e clamorosamente pagina nei confronti di una tradizione plurisecolare.
E' nel XX secolo che il processo si accelera in direzione di una proliferazione linguistica senza precedenti, della quale scrive Carlo Munari: "Decadono gli antichi metodi della rappresentazione. Comincia il tempo delle rivoluzioni, si instaura finalmente l'arte contemporanea: eterogenea per la pluralità delle sue propose, questa meravigliosa avventura si prolungherà fino ai giorni nostri". Lo scritto di Munari risale al 1973, ma a tutt'oggi riteniamo che non ci sia nulla di esso che vada modificato.
Con le Avanguardie storiche (il fenomeno che ha determinato la nascita di tanti ismi che si rincorrono e a volte si sovrappongono) è tutto un cercare di dar vita a sistemi linguistici nuovi, orientati nelle più svariate direzioni. Così al Fauvismo succede l'Espressionismo, convidendo con il Cubismo, il Futurismo, il Dadaismo, il Raggismo, il Costruttivismo, il Suprematismo, il Neoplasticismo, il Surrealismo. Ogni tanto alcuni fenomeni di pausa si inseriscono nel divenire senza sosta delle invenzioni lessicali cercando di recuperare e di ripensare modelli proposti dal tempo passato (il Novecento, il Ritorno all'ordine, la Metafisica e così via). Rinunciamo a dire, di ogni singolo movimento, quali sono le connotazioni stilistiche perché finiremmo per dover scrivere un trattato ed anche perché, trattandosi di situazioni espressive a noi temporalmente prossime, crediamo siano sufficientemente conosciute e comunque conoscibili. Ci basta sottolineare il fatto che l'Italia, l'Europa e tutto il mondo occidentale in genere, sono pervasi ancora da un clima di grandissima e poliedrica dinamicità espressiva. Tutto questo fervore di ricerca, che agisce come spinto da una forza centrifuga la quale scaglia frammenti linguistici in ogni dove, copre praticamente l'intero primo trentennio del secolo. Dopodiché eventi estranei all'arte –come la politica e la guerra –si impongono con prepotenza confluendo nella tragedia della seconda guerra mondiale (la prima si era consumata nel secondo decennio). Anche in questa circostanza si verificano quelle pause di riflessione e di riposo, durante la rincorsa del nuovo ad ogni costo, di cui s'è detto. Il fenomeno del pluralismo linguistico subirà poi un'accelerazione massima dopo il conflitto mondiale, quando il numero degli ismi crescerà ancora a dismisura e si estenderà in quasi tutte le aree del globo come conseguenza dell'ampliamento della comunicazione.
Non potendo dunque entrare nel complicato intrico di movimenti e di situazioni artistiche del secolo XX, per la ragioni suesposte, ci pare che il nostro compito di ricostruzione dello sfondo storico-artistico sul quale si sono sviluppate le vicende dei tre grandi personaggi a cui è dedicato questo evento, possa arrestarsi qui, considerato che l'ultimo dei tre, Cesare Marcorelli, è scomparso appena tre anni dopo la fine del conflitto e quindi non è stato interessato dal vortice delle intemperie che, come già detto, hanno moltiplicato nel dopoguerra le già numerose ipotesi linguistiche elaborate dalle Avanguardie della prima metà del secolo.
Vale soltanto la pena di notare che adesso che il processo sembra essersi temporaneamente arrestato, forse perché quasi tutti i possibili sentieri linguistici sono stati percorsi e si è in attesa che qualche cosa di nuovo accada per ridare vigore all'espressività pittorica, scultorea e architettonica (ovverosia di quelle che un tempo venivano chiamate le "arti del disegno", senza naturalmente escludere forme di linguaggio inusitate suggerite anche dai nuovi materiali e dalle nuove tecnologie) la quale appare, al momento, in stato di pausa, intenta a ripensare un po' tutto quello che si è sviluppato nel corso dei secoli passati, naturalmente attenta a non cadere nella trappola della pura riproposta pedissequa che non sia vitalizzata dall'indispensabile quoziente inventivo senza il quale non è legittimo parlare di qualità artistica.



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