GRILLO PARLANTE DI ARMANDO GINESI - Tre secoli di storia dell'arte – PARTE II

Armando Ginesi - 10.08.2012 testo grande testo normale

Tags: GRILLO PARLANTE, armando ginesi, storia dell'arte

Nella circostanza della mostra “Tre secoli di satira e caricatura tra Le Marche e Roma” (svoltasi a Roma nel 2006 a cura di Fabio Santilli e Melanton), Armando Ginesi ha pubblicato, nel volume “La tentazione comica”, (editore “i libri del camaleonte”) il saggio “Dal Settecento al Novecento: tre secoli di storia dell’arte” che riproponiamo in quattro parti.

E' naturale che questo nuovo atteggiamento culturale tenda ad eliminare ogni accento individuale, ogni aspetto di genialità e si risolva, nei suoi esiti meno felici, in una specie di appiattimento fortemente funzionalistico. Nota l'Argan, a questo proposito, che "era un sacrificio che l'etica del tempo considerava doveroso: non si fonda una società libera e ordinata senza limitare l'arbitrio individuale, sia pure del genio".
Privilegiare la progettazione, con la conseguente svalutazione della fase esecutiva, significa staccare l'arte dal sistema produttivo artigianale ed affidarsi al nuovo metodo di produzione industriale: l'artista progetta, la società, attraverso le proprie strutture tecniche, realizza. L'opera finita possiede qualità estetica nella misura in cui traduce fedelmente la chiarezza del progetto.
Nelle arti figurative, pertanto, viene considerato molto importante il disegno, elemento fondante di ogni opera in quanto espressione del valore mentale, dunque progettuale.
Il Neoclassicismo, sulla scia delle teorie illuministiche, considera la natura non più rivelazione di un ordine certo e immutabile dovuto alla creazione, ma semplice ambiente nel quale si svolge l'esistenza individuale e sociale umana; essa non rappresenta più un modello, bensì una realtà concreta con la quale si convive ed alla quale si reagisce. La reazione consiste nella modificazione della realtà oggettiva (compiuta dall'architettura) e nel modo di prenderne coscienza. Prima la natura costituiva un valore assoluto esistente a-priori, come rivelazione o modello imposto da una dimensione superiore; adesso viene sostituita dall'ideologia la quale è immagine, costruita dalla mente, della realtà come si pensa che sia o come si vuole che debba essere. A questa immagine della realtà, a questa ideologia della realtà, il Neoclassicismo risponde con un atteggiamento razionale che, richiamandosi al valore della Dea Ragione, induce ad una concezione sintetica, unitaria. Ciò avviene fino al comparire, sulla scena della storia, di Napoleone il quale incarna il mito dell'eroe unico, protagonista universale degli accadimenti.
Al crollo della realtà politica imperiale ne segue un'altra (a parte l'effimero momento della Restaurazione conseguente al Congresso di Vienna del 1815) che sostituisce, alla ragione universale, il sentimento individuale, all'idea unitaria dell'impero quella particolare della nazione, all'eroe unico, una serie di possibili eroi, al genio universale la molteplicità degli ingegni, alla società come chiaro concetto-simbolo, la complessità della nozione di popolo quale unione tra varie realtà: geografica, storica, religiosa, culturale, linguistica.
All'ideologia della realtà si risponde con un atteggiamento passionale: siamo di fronte a ciò che vien detto Romanticismo storico. L'Hauser scrive che il Romanticismo "rispecchia un nuovo senso del mondo e della vita e matura innanzi tutto una nuova interpretazione della libertà artistica. Questa non è più un privilegio del genio, ma il diritto innato di ogni artista e di ogni individuo d'ingegno".
A ben guardare, anche il Neoclassicismo si era avviato lungo lo stesso cammino allorché aveva annullato il connotato individuale a vantaggio di una maggiore uniformità espressiva. Però le suggestioni della Dea-Ragione come entità concettuale astratta aveva finito, di fatto, per mantenere la figura del genio, per giunta universale, come universale è il concetto della ragione, modalità applicabile a tutti, al di fuori dei confini geografici e culturali.
Il Romanticismo sostiene che ogni espressione individuale è unica, insostituibile ed ha in sé le proprie leggi e le proprie misure. Per certi aspetti, con questa visione del mondo, ci si distacca dalle concezioni neoclassiche, per altri versi ci si riallaccia ad esse, come quando si rivendica ad ogni espressione le sue leggi e le sue misure: principio certamente derivato dal concetto dell'autonomia dell'arte che era stata la tipica rivendicazione dei Neoclassici. Ha pertanto ragione l'Argan quando sostiene che il Romanticismo storico si contrappone alla tendenza neoclassica come alternativa dialettica nell'ambito dello stesso ciclo storico che supera i confini del secolo XVIII ed ingloba quello successivo, l'Ottocento.
Dal gruppo tedesco dello Sturm und Drang (Impeto e Assalto) prende le mosse una tendenza nettamente opposta al razionalismo e all'universalismo neoclassici favorevole alla rivalutazione dell'elemento passionale e di un'arte intesa come espressione di contenuti culturali, politici e religiosi propri delle singole tradizioni nazionali. Stando all'Hauser "il Romanticismo diventa così lotta per la libertà, condotta non solo contro le accademie, le chiese, le corti, i mecenati, gli amatori, i critici, i maestri, ma contro il principio stesso della tradizione, dell'autorità e della regola".
A differenza di quanto era accaduto nel periodo neoclassico, l'arte cessa di avere un carattere sociale, conformata a criteri obbiettivi e convenzionali. Per quanto riguarda la pittura romantica, essa non nasce come netta opposizione alla linea neoclassica, ma anzi ne deriva come disgregazione della scuola del David ad opera dei suoi stessi allievi.
Nel decennio 1820/1830 il Romanticismo diventa lo stile dell'avanguardia artistica e Parigi continua ad essere la capitale culturale dell'Europa. Premesso che le prime avvisaglie romantiche si manifestano come delusione nei confronti dei risultati prodotti dalla Rivoluzione e sfociano nel pessimismo, diciamo con l'Hauser che il movimento romantico "in sé non rappresenta una ideologia rivoluzionaria o conservatrice, progressista o reazionaria, ma all'una o all'altra di queste posizioni giunge per una via irreale, irrazionale, non dialettica". Esso si caratterizza, specialmente all'inizio, come timore del presente e perciò come desiderio di fuga, sia in direzione del passato sia verso l'utopia del futuro. Quale espressione di una generazione che ha perso la fiducia nei valori assoluti, il movimento romantico concepisce la natura dell'uomo e della società come un funzionamento dinamico ed in continua evoluzione e come parti di un eterno fluire nonché di una lotta senza fine. Sicché storicismo e relativismo ne diventano le caratteristiche fondamentali.
Vita come lotta diventa la parola d'ordine dei Romantici: lotta tra l'io e il mondo, tra l'istinto e la ragione, tra il passato e il presente. Essi si dibattono tra l'idealismo, lo spiritualismo, l'irrazionalismo, l'individualismo e i loro contrari. Non conoscono più la schiettezza e la stabilità delle posizioni filosofiche certe: ogni atteggiamento critico e riflessivo porta con sé il proprio opposto.
Irresistibilmente spinto verso l'introspezione, perché incapace di adattarsi alla propria condizione storica e sociale e quindi sconosciuto a se stesso, il Romantico possiede, nella propria sensibilità, la figura del "doppio". Attratto dall'irrazionale incontrollabile egli apprezza gli impulsi oscuri ed inconsci, gli stati d'animo sognanti, vale a dire tutto un mondo misterioso che, comunque, è lui stesso a scoprire con le proprie forze e dunque, in definitiva, con l'uso delle sue capacità razionali. Perciò porta impresso in sé il dualismo di vita e morte, di natura e non-natura, di vincolo e dissoluzione. Come nota l'Hauser, egli svaluta tutto ciò che è chiuso e durevole, osteggiando ogni limite, ogni forma stabile e definitiva.

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