Sculture nella Città 1962 -2012 La storia di una mostra irripetibile Parte II

Antonio Fontana - 22.07.2012 testo grande testo normale

Tags: Spoleto, giovanni carandente, sculture nella città, festival dei due mondi

La Spoleto di Pomodoro, Consagra, Calder, Chadwick, Moore tra Sculture nella Città e +50 Sculture in città tra memoria (1962) e presente (2012).

Oggi si possono ammirare nuovamente alcune sculture posizionate nei luoghi originari, dove l'urbanistica e l'incuria tra gli anni '70-'90 aveva fatto si che tali capolavori fossero collocati in luoghi diversi dagli originari, e addirittura qualcuna di queste fosse rimossa o abbandonata a se stessa.
Si tratta dei lavori di Arnaldo Pomodoro Colonna del Viaggiatore, una scultura alta 6 metri in acciaio, la prima di grande mole realizzata dall'artista. Pomodoro si espresse con un linguaggio di confronto tra pieni e vuoti e legato alla disarmonia tra tecnologia e poesia. A conclusione della mostra l'opera venne quindi generosamente donata alla città dall'artista.
Pietro Consagra realizzò invece Colloquio Spoletino, lavoro del suo primo periodo artistico (i Colloqui 1952-1963), è la scultura mobile (detta anche Colloquio col diavolo) che in origine era collocata in Via Salara, e in seguito fu spostata nell'atrio di Palazzo Collicola al riparo dalle intemperie. Ad oggi la città si è occupata sia della sistemazione e del restauro di queste sculture, che dell'adeguamento dell'area del Piazzale della Stazione che ospita da sempre Il Teodolapio di Calder. L'imponente scultura in acciaio nero, che Calder chiamò inizialmente The Object, prese il nome di Teodolapio quando, nell'hotel dove alloggiava, l'artista notà delle vecchie stampe raffiguranti gli antichi duchi della città tra cui spiccava Theodolapius, duca longobardo figlio di Faroaldo, vissuto nel 604, con in capo una corona dalle punte acute. Tale immagine gli richiamò alla mente il suo lavoro, ispirandone il titolo.
Nell'area di piazzale Roma - Viale Matteotti all'ingresso sud di Spoleto, è collocata Beverly Pepper Il dono di Icaro opera in ferro e acciaio, evocatrice di un volo nel cielo quale anelito di libertà e di elevazione delle proprie possibilità, che venne progettata per l'occasione dall'artista americana, cimentandosi per la prima volta nell'arte della scultura.

Linn Chadwick realizzò Strange III (1959), che venne inviata a Spoleto dall'artista in occasione della mostra. Insieme a questo bronzo perfettamente integrato nella suggestiva cornice di Piazza del Duomo, l'americano espose anche Two winged figures, opera in ferro dipinto creata appositamente per l'evento. Nino Franchina per l'occasione realizzò tre opere: Lo Stregone, oggi al Museo Civico di Torino, Cancello, che tuttora è posta all'ingresso della casa spoletina di Carandente in via del Duomo e Spoleto 62 dove è palese lo slancio e l'estensione verso il cielo della materia in tensione, tema e ricerca che ha caratterizzato tutto il lavoro di questo artista, collocata in piazza del Comune.

Peccato che in tutti questi anni non si sia mai riusciti a recuperare altre opere di altri grandi maestri, come quelle di Henry Moore Reclining Figure, Ettore Colla La Grande Spirale prestata alla Galleria d'Arte Moderna di Roma per una mostra, mai restituita (e chissà se mai richiesta), e Umberto Mastroianni Hiroshima che, ancora giovane artista, non donò l'opera perché la ritenne un lavoro importante per la sua carriera. Quando, nel 1996, in occasione della sua mostra Parola e Segno in una galleria di Spoleto, essendosi pentito del mancato cadeau alla Città, offrì in dono un'imponente sua scultura, questa venne rifiutata dal Comune in quanto il costo del solo trasporto sarebbe stato troppo oneroso per l'Amministrazione di allora.

Mi auguro che le Autorità Comunali odierne abbiano compreso l'importanza dell'evento del '62 e promuovano questa manifestazione del cinquantenario non solamente come percorso storico e intellettuale o come consacrazione, ma come punto di partenza per un contributo culturale proveniente dall'arte e dagli artisti che hanno segnato la storia della Città, che ne segnano il presente e che verranno in futuro. Un contributo che in questi cinquanta anni spesso è venuto a mancare, ed a volte è stato forse ignorato.



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