Sculture nella Città 1962 -2012 La storia di una mostra irripetibile Parte I

Antonio Fontana - 22.07.2012 testo grande testo normale

Tags: Spoleto, giovanni carandente, sculture nella città, festival dei due mondi

A cinquant’anni dalla grande mostra Sculture nella Città, curata da Giovanni Carandente, l'amministrazione Comunale di Spoleto celebra la scultura contemporanea attraverso l'esposizione +50 Sculture in città tra memoria (1962) e presente(2012). Le opere di una cinquantina di artisti italiani sono dislocate tra Palazzo Collicola Arti Visive e vari luoghi della città.

Sculture nella città a cura di Giovanni Carandente nel 1962, allora direttore artistico delle Arti Visive del Festival dei Due Mondi, fu un avvenimento unico e scardinante, qualcosa in più di una semplice mostra: fu il primo evento globale che relazionò una Città ad alto valore storico con le opere dei più grandi scultori contemporanei del dopoguerra, tutt'oggi mai ripetuto al mondo. Infatti, negli anni successivi, altre città in Italia, Europa e oltreoceano, tentarono una simile operazione, ma con scarsi risultati.
La straordinaria intuizione di Carandente fu quella di portare per la prima volta l'arte alla portata di tutti, esperti e no. Come se la stessa potesse essere toccata (oltre che vista), non più sistemata e racchiusa in quattro mura, ma in una città che con i suoi spazi e scorci significativi, luoghi storici, diventasse museo. Ogni scultura è stata posta in un luogo ad essa adatto, che altresì doveva saperla comprendere. Un qualcosa di unico, visto che Spoleto ha i luoghi giusti, tra le sue piazze e vicoli, per dare vita al connubio tra la storia ed il contemporaneo.

Il Professore spiegò così l'avvenimento: «[...]L'immagine di una città, d'antica origine come Spoleto, risulta da segreti rapporti ed armonie: profili di ardite architetture, prospettive irreali laddove si congiungono tessuti storici diversi, scalee, archi rampanti, vie arroccate tra il verde, con le colline digradanti intorno, tra colori tenui e accesi, e le sfumature delle pietre dal grigio al rosa, che nel sole diventa oro. Su tutto è l'amalgama del cielo, che scende tra gli anfratti a multipli orizzonti, come su di una scena. In un tale sublime tracciato urbanistico – per il quale non si cesserà mai d'invocare l'integrale, meticolosa tutela – la Scultura sembrava un'ospite predestinata.
Sarebbe piaciuta, Spoleto, all'Antelami come al Verrocchio, ed è piaciuta oggi a tutti gli Scultori che hanno aderito con entusiasmo ad esporre le loro opere nelle sue vie, tra la gente che vi opera frugale e schiva. Così è nata questa iniziativa delle Sculture nella Città, che per la prima volta congiunge l'opera d'arte antica a quella moderna. A Spoleto le Sculture saranno ovunque, contro le ferrigne cortine di pietra, tra le case, sulle terrazze, nelle piazze, sotto le solenni volte degli archi medioevali, lungo le pendici della Rocca[...]
».

Quest'impresa ardita non si fermò solamente alla selezione degli artisti ed alla collocazione delle loro opere, ma segnò la storia della scultura moderna, grazie ad un accordo con l'Italsider che permise a dieci scultori, provenienti da vari paesi, di realizzare opere di straordinaria mole espressamente per Spoleto. Il Teodolapio di Alexander Calder, opera simbolo di questa mostra, prodotta per l'occasione, è la più alta Scultura in ferro del mondo. Furono 52 le opere in ferro e acciaio, bronzo, marmo e pietra esposte in questa memorabile e irripetibile mostra, organizzata per il Festival dei Due Mondi.
Il successo fu tale che, nelle settimane successive al termine della manifestazione, le sculture presenti riuscivano ancora a destare l'interesse del pubblico e della stampa, e furono numerose le troupe cinematografiche provenienti da tutto il mondo pronte a immortalare sulla pellicola il singolare evento. Solo alcune di quelle Sculture rimasero patrimonio della Città di Spoleto, le altre furono smontate.
Accanto al Teodolapio di Calder, furono esposte le opere di autori per la maggior parte tra i più importanti artisti del mondo, ed elencarne solamente alcuni sminuirebbe l'importanza di questo avvenimento: Kennet Armitage, Hans Arp, Kengiro Azuma, Andrè Bloc, Eugenio Carmi, Lynn Chadwick, Eduardo Chillida, Ettore Colla, Pietro Consagra, Costas Coulentianos, Harold B. Coussins, Wessel Couzijn, Dusan Dzamonija, Herbert Ferber, Lucio Fontana, Nino Franchina, Franco Garelli, Quinto Ghermandi, Emile Gilioli, Shamai Harber, Otto Herbert Hajek, Rudolf Hoflehner, Vobert Jacobsen, Berto Lardera, Henry Laurens, Leoncillo, Jaques Lipchitz, Seymour Lipton, Carlo Lorenzetti, Giacomo Manzù, Marino Marini, Etienne Martin, Umberto Mastroianni, Luciano Minguzzi, Mirko Basaldella, Henry Moore, Eduardo Paolozzi, Alicia Penalba, Beverly Pepper, Augusto Perez, Arnaldo Pomodoro, Germaine Richier, James Rosati, Jason Seley, Pablo Serrano, David Smith, Francesco Somaini, Drago Trsar, Alberto Viani, Fritz Wotruba, Ossip Zadkine.

Un successo mondiale capace di lanciare un nuovo straordinario messaggio di cultura: far conoscere l'arte a coloro che non entrano mai nei musei e nelle gallerie. [continua]

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