GRILLO PARLANTE DI ARMANDO GINESI - Origini e sviluppo dell’astrattismo dalla preistoria alla modernità – PARTE I

Armando Ginesi - 09.07.2012 testo grande testo normale

Tags: GRILLO PARLANTE, armando ginesi, astrattismo, trattato

L’esigenza dell’uomo di esprimere la propria creatività in forme astratte è antichissima. Le sue prime manifestazioni risalgono a circa 7 mila anni fa e precisamente alla preistoria neolitica.

Per molto tempo gli archeologi si sono assestati su due linee di pensiero contrapposte: da una parte quelli che ritenevano essere apparse prima le forme astratto-decorative risultanti dalla natura dei materiali e dai loro processi di lavorazione nonché dalla destinazione d'uso dell'oggetto costruito (Gottfried Semper, Alexander Conze, Julius Lange, Emmanuel Löwy, Wilhelm Wundt, Karl Lambrecht); dall'altra coloro che ponevano all'origine dell'arte il desiderio di imitare la natura e la conseguente "astrazione" da essa in forme geometricamente stilizzate, come un fenomeno relativamente tardo (Alois Riegl, Salomon Reinach, Henry Breuil, Herbert Kühn, Gordon Childe ed altri).
Del secondo – e più nutrito – gruppo di studiosi che riconoscono la primogenitura dell'arte naturalistica pregna di spontanea vivacità, fa parte il sociologo Arnold Hauser. Il quale distingue la produzione creativa dell'uomo preistorico in due fasi: quella naturalistica del Paleolitico superiore maturatasi in epoca magdaleniana ma già iniziata a manifestarsi durante il tardo Aurignaciano (dai 35 ai 40 mila anni fa circa); quella astratta, del Neolitico (approssimativamente 6-7 mila anni or sono), anticipata da forme di idealizzazione schematica realizzate nel Mesolitico, stadio di cultura intermedio tra le due Età della Pietra (Vecchia e Nuova) collocabile in un lasso di tempo che va dal 10.000 al 5.000 a.C.
Sostiene l'Hauser che l'espressività dell'uomo paleolitico, quella che abbiamo deciso di chiamare arte, è naturalistica e, in quanto tale, capace di rendere l'espressione visiva con una forma immediata, pura e libera, esente da ogni considerazione di tipo mentale. È una sorta, cioè, di impressione dei sensi. La spiegazione del fatto è da ricercarsi nelle caratteristiche sociali dell'umanità del tempo, articolata in forme fluide e dinamiche che pongono in atto un modello di "economia improduttiva e parassitaria" (derivata dalla raccolta: viene raccolto tutto ciò che la natura offre: vegetali da cogliere, animali da catturare, grotte da abitare). In questo contesto economico e sociale nel quale tutto ruota attorno ai mezzi di sussistenza, dunque ai bisogni primari per dirla con Bronislaw Malinowsky, l'arte diventa strumento di una prassi magica e le immagini che l'"artista" esegue sono un apparato della magia, "trappole", come le chiama l'Hauser, per acquistare potere sull'oggetto, dunque per catturare gli animali ai fini del sostentamento, in definitiva per assicurare il mantenimento del gruppo. Esse costituiscono anticipazioni di un effetto desiderato (la cattura dei bisonti e delle renne), vere e proprie azioni mirate al raggiungimento di uno scopo. Di conseguenza l'arte entra a far parte della realtà empirica, non si esprime attraverso simboli ma elabora rappresentazioni al servizio dell'esistenza. Non è pensabile che, all'interno di questo tipo di cultura, le immagini non siano fedeli ai modelli naturali, perché, ove non lo fossero, risulterebbero senza senso in quanto prive di uno scopo e perciò del tutto inutili. Se infatti i bisonti e gli altri animali rappresentati nelle grotte di Altamira, Lascaux, Niaux, non fossero gli equivalenti esatti dei modelli naturali viventi nel bosco e nelle radure, essi non verrebbero mai catturati dal gruppo di cacciatori e l'intera comunità rischierebbe l'estinzione.

Nel Mesolitico l'uomo incomincia ad allevare e a scoprire le tecniche dell'agricoltura, sicché può disporre del cibo, animale e vegetale, senza la necessità di doverlo raccogliere o cacciare (anche se questa seconda attività continuerà certamente, magari per catturare gli animali vivi, anziché morti, destinati ad essere chiusi nei recinti e ad incrementare il patrimonio allevato). Nelle raffigurazioni rupestri di questo periodo (soprattutto nel Sahara Atlante ed in altre aree dei deserti appartenenti ai paesi dell'odierno Magreb) gli animali rappresentati perdono la somiglianza con i modelli naturali, si limitano al contorno lineare delle figure: diventano in altre parole simboli (non più rappresentazioni fedeli) di ciò che esiste in natura, loro idee. E per la prima volta compaiono, stilizzate, anche le figure umane, alcune collegate all'effigie dell'animale mediante una corda che è in mano all'uomo e che termina con un cappio girato attorno al collo della bestia, come descrizione sommaria, simbolica, ideale della cattura. Non più dell'uccisione come accadeva nel Paleolitico naturalistico in cui la figura animale, ben disegnata e ben dipinta, veniva rappresentata colpita da frecce o da lance in precisi punti vitali sì da propiziarne la morte.

Ha inizio il processo astrattivo che culminerà nel Neolitico. In questa nuova fase dell'evoluzione umana le tecniche dell'agricoltura e dell'allevamento sono progredite al punto che si determina un'eccedenza del prodotto rispetto al consumo. Ciò induce a conservare il surplus. Se si tratta di animali, essi sono messi al riparo in appositi recinti facenti parte del villaggio (perché l'uomo è uscito dalle grotte che la natura gli offriva e già in era mesolitica aveva inventato tende rudimentali, mentre ora, in era neolitica, pensa e costruisce agglomerati complessi per gruppi stanziali più o meno numerosi, con spazi specializzati tra i quali anche le zone destinate all'allevamento) dove si ospita la fauna che eccede rispetto ai consumi della comunità.

Anche i prodotti dell'agricoltura vanno conservati e per farlo bisogna raccoglierli. Dove? In appositi contenitori. Questo nuovo bisogno stimola l'invenzione di tecniche di costruzione degli oggetti destinati alla raccolta e al mantenimento ed è così che nasce la ceramica, ovverosia le terrecotte con cui si fabbricano ciotole capaci. L'uomo del Neolitico ora non ha più a disposizione le grandi superfici all'interno delle grotte e degli abris, ma soltanto i piccoli spazi, peraltro non a superficie piana ma curvilinea e convessa, esterni ai contenitori e ai vasi di terracotta.

Da una parte la rappresentazione naturalistica della fauna non serve più; non costituisce più un'azione magica propiziatrice dell'uccisione dell'animale perché sono cambiati i bisogni e l'economia che li soddisfa e così l'arte può estraniarsi dalla vita reale e dedicarsi alla rappresentazione delle idee, dei concetti, non più rincorrendo l'apparenza ma interessandosi della sostanza ideale delle cose: può creare simboli anziché riproduzioni simili agli originali. Dall'altra parte, anche i nuovi spazi di cui si dispone (le superfici poco ampie delle ciotole e dei vasi) non sono più idonei alle rappresentazioni naturalistiche ma piuttosto ad una simbologia geometrica, come il cerchio, il rettangolo, il triangolo, la spirale orizzontale nella cosiddetta ceramica cordata.
L'agricoltura, evidenziando un meccanismo segreto che agisce al di sotto della terra e che consente il miracolo della trasformazione, della crescita e della maturazione di un seme originale al punto da modificarlo in prodotto alimentare e poi in altri semi, seguendo un procedimento interminabile, incomincia a dar vita al pensiero duale, secondo cui c'è una realtà che si vede, che appare sotto gli occhi, fenomenica, ed un'altra che non si vede, ma che esiste ugualmente, è segreta, lontana e trascendente. Questo pensiero genera l'animismo, la consapevolezza dell'esistenza di potenze, di mana, come le definiscono Mircea Eliade e tutta l'antropologia culturale, di spiriti. Sia pure a livello embrionale la percezione del reale si è divisa tra corpo e anima: l'animismo e il dualismo sono pilastri sui quali si edifica l'astrazione, mentre la corporeità e la materialità afferiscono al naturalismo.

Riportiamo la citazione di un brano dell'Hauser che ben spiega il processo che dall'arte naturalistica conduce a quella astratta: "L'arte paleolitica ritrae le cose con naturalezza e con fedeltà, mentre l'arte neolitica contrappone alla realtà dell'esperienza consueta un mondo superiore stilizzato e idealizzato […] Così l'arte diventa mentale e razionale; introduce simboli e sigilli, astrazioni e sigle, tipi e segni convenzionali al posto di immagini e figure concrete; soppianta l'esperienza sensibile col pensiero e l'interpretazione, con la regola e il modello; insiste ed esagera, svisa e snatura. L'opera d'arte non è più soltanto l'immagine di una cosa, ma di un'idea; non è più soltanto un ricordo ma un simbolo: insomma gli elementi concettuali e non sensoriali della rappresentazione soppiantano quelli sensibili e irrazionali. Così la riproduzione si trasforma a poco a poco in un segno pittografico, la ricchezza delle immagini si perde in uno stenogramma privo o quasi di valore figurativo".

Il periodo di astrazione è lunghissimo e domina tutte le civiltà dei metalli (rame, bronzo e ferro), poi le civiltà arcaiche: egizia (tranne il brevissimo periodo del regno di Amenophis IV, detto Ekhnatòn, il faraone eretico del Nuovo Impero regnante dal 1380 al 1360 a.C. circa); mesopotamiche (ad eccezione di quella babilonese); pre-greche dell'Egeo; micenea e alcune sue influenze su quella cretese; arcaismo greco. Continua poi con il fitomorfismo e lo zoomorfismo delle civiltà barbariche, entra nel periodo bizantino e giunge praticamente fino al Romanico europeo (X, XI, XII secolo d.C.). Sarà poi il Gotico, nel 1200 e nel 1300, a recuperare le ipotesi naturalistiche che si svilupperanno nel Rinascimento e nei secoli seguenti.

A questo proposito, però, sarà bene fare alcune considerazioni in ordine alla terminologia un uso quando si parla dell'Astrattismo e del suo contrario. Normalmente il termine "astratto" viene contrapposto a quello "figurativo" e quindi il primo diventa sinonimo di "non figurativo". Tale classificazione non può ritenersi esatta. Infatti nel millenario arco esistenziale della storia dell'arte esistono molte forme di "figurazione astratta", ovverosia di figure che non posseggono la naturalezza, la scioltezza dei modelli reali, ma, al contrario, sono fissate in schemi stereotipati e ieratici. Qualche esempio: le raffigurazioni della lunghissima civiltà egizia dall'unificazione di Mènes fino ai modelli di arte egizio-greca e egizio-romana dell'epoca tarda (ad eccezione, come già detto, del regno di Ekhnatòn); l'arte delle civiltà mesopotamiche di Sumer, di Ur, di Lagash Akkad, dei Gutei, degli Assiri, in parte della Babilonia del tempo di Hammurabi, degli Urriti); quelle delle culture pre-greche dell'Egeo, di Micene, degli Hittiti, dell'arcaismo ellenico, della prima arte romana di epoca repubblicana, di quella bizantina e bizantino-ravennate, del Pre-romanico e del Romanico fino alla scultura di Benedetto Antelami; con una incursione persino nella fase umanistica del Rinascimento mediante l' "astrazione figurativa" del quattrocentesco Piero della Francesca. Sicché la coppia terminologica astrazione e figurazione, intesa come formata da termini contrapposti, non è corretta. Come già detto dall'Hauser l'astrazione va invece considerata opposta al naturalismo e non alla figurazione. Ragion per cui, quando ci si intende riferire a tutto ciò che non rappresenta la figura, occorre classificarlo come non figurativo oppure aniconico (contrapposto ad "iconico" che sta per figurativo). Abbiamo voluto fare questa precisazione per il rispetto che si deve alla scientificità in assoluto. Tuttavia, come ha anche scritto Mario De Micheli: "L'uso della parola Astrattismo è ormai diventato così generale che non c'è motivo di mutarlo. Dicendo Astrattismo si intende subito qualche cosa di definito nella sua storia e nei suoi aspetti". Pertanto anche noi, pur convinti che il motivo per mutarlo ci sarebbe e come, ma che, se lo applicassimo, finiremmo per causare troppa confusione a danno della didattica che ci sta particolarmente a cuore, ci assoggettiamo alla convenzione generalizzata usando, d'ora in poi, il termine astrazione per indicare una situazione espressiva mancante di riferimento alla figura.



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