All'Akneos Gallery, Angelo Volpe e la sua Fiaba incantata: assaggi solo la mela stregata e Biancaneve è per sempre addormentata

Valeria Ferronetti - 06.06.2012 testo grande testo normale

Tags: Angelo Volpe, Galleria Akneos, Napoli, mela

"Non è importante possedere, ciò che conta per me è essere felice e godere di quello che si ha". Una chiacchierata con Angelo Volpe e la sua Biancaneve, seduti su una panchina, con lo sguardo verso il cielo.

E' stato proprio Angelo Volpe ad accogliermi sulla porta della Galleria Akneos di via Nilo a Napoli. Lui, il suo bel sorriso e la sua energica stretta di mano mi hanno accompagnato subito nel suo fantastico mondo, un mondo in cui alle pareti ci sono due dipinti ad olio di Biancaneve vivente e irriverente e poco più in là un tumulo con tanto di croce, foto, data di nascita e di morte, contornato da sei piccoli nani in contemplazione e preghiera. Si ho scritto bene e vi assicuro che ho contato proprio bene, i nani sono sei, non sette, ma nella stanza non noto nessun'altra tomba.
Allora non mi resta che approfittare del bel sorriso del nostra artista, sfoderare uno dei miei sorrisi migliori a far da concorrenza e chiedergli candidamente Dov'è finito il settimo nano?
E così parte la chiacchierata con Angelo Volpe, un'artista incredibile, disposto a svelarci molto di sé, delle sue opere, delle sue idee e anche del suo mondo interiore.

D: Angelo, perdonami, dov'è finito il settimo nano?
R: Dunque, ti spiego, il settimo nano è finito nel video perché, con la scomparsa di Biancaneve, i nani non hanno più la loro figura di riferimento e vanno allo sbando. Il nano quindi parte alla scoperta del mondo e si ritrova a scontrarsi con la realtà sessuale e nello specifico qui, con la mercificazione del sesso. Ovviamente, ne rimane turbato e attraversa una serie di peripezie che però non sveleremo per dar modo, a chi non l'ha ancora visto, di scoprirlo da solo. Per montarlo poi, ho realizzato un piccolo set di 700 scatti fotografici e ho utilizzato la tecnica dello stop motion.

D: La mostra è a cura di Salvatore Passeggio, che tra l'altro è qui con noi, il vostro incontro come è avvenuto? Salvatore vuoi raccontarcelo tu?
R: Si, avevo incontrato Angelo in diverse occasioni e a molti vernissage e poi lo conoscevo già di fama per cui, insieme al gallerista Enrico De Maio, abbiamo deciso di contattarlo per proporgli di allestire una mostra nei nostri spazi espostivi. Angelo è giovane, ha grandi qualità e un curriculum ricco di esperienze, che cresce continuamente e ce lo ha dimostrato anche con questa mostra, un'esperienza bellissima che mi ha permesso di lavorare con lui fianco a fianco anche per la realizzazione dell'installazione.

D: Quindi la tua installazione è nata qui?
R: Si, la cosa carina è stata proprio questa, farla nascere qui e ciò mi ha permesso anche di capire subito il rapporto con l'ambiente della galleria che è un aspetto fondamentale per me. Ci siamo divertiti molto, non ci sono stati particolari intoppi, poi ho avuto la collaborazione di tutti, siamo rimasti in galleria fino a tarda sera, insomma abbiamo vissuto lo spazio a pieno.

D: Hai esposto due dipinti ad olio, un'installazione, qualche acquerello e un video. Modi diversi di esprimere uno stesso concetto.
R: Si, vedi, l'intento di questa mostra era quello di andare aldilà della semplice rappresentazione dei dipinti perché il mio lavoro, da un punto di vista pittorico è già abbastanza conosciuto, a seguito di tutte le esposizioni a cui ho preso parte. Per questo mi piaceva l'idea di sperimentare nuovi mezzi di comunicazione come l'installazione e il video e poi in questa mostra avevo voglia di sottolineare il concetto che si cela dietro perché ho l'impressione che nei dipinti alle volte, l'osservatore si ferma solo alla superficie. A me invece, interessava andare oltre, trasferire un messaggio, far comprendere che in me c'è un'evoluzione, una voglia di andare aldilà del mio linguaggio più consono che è quello della pittura.

D: In questa esposizione tocchi un tema molto delicato ma in realtà hai scelto una fiaba per farlo, un modo singolare di parlare della morte perché di solito le fiabe sono a lieto fine.
R: Riconosco che il tema delle mie opere è un po' pesante però io cerco di sdrammatizzarlo con un aspetto ludico e giocoso. Non mi interessa violentare le persone con una provocazione spicciola o creare una discussione fine a se stessa. Mi interessa invece avvolgere, coinvolgere, abbracciare l'osservatore per avere uno scambio aperto senza preconcetti. Non voglio che la gente arrivi e si metta sulla difensiva perché c'è qualcosa che lo turba. Io creo uno spunto riflessivo su una tematica e mi interessa il coinvolgimento di tutto il pubblico e se arriva a più gente possibile funziona di più.

D: Ecco quindi il perché delle fiabe. Ma perché proprio Biancaneve?
R: Il motivo per cui ho scelto Biancaneve è perché la immagino come la chioccia del gruppo nani. Lei è quella che gestisce e accudisce la casa e il focolare domestico quindi in lei rivive il rapporto con la famiglia un valore per me molto importante, che credo si sia perso nel tempo.

D: Si, ma qui Biancaneve è morta.
R: Hai ragione ma il tema della dipartita nasce da una vicenda personale, che è la scomparsa di mio padre avvenuta due anni fa. Ricorderai che nella fiaba Biancaneve viene risvegliata dalla morte apparente dal bacio del Principe Azzurro. La mia osservazione qui è che nella realtà quotidiana non c'è nessun principe che con un bacio può riportare alla vita una persona a noi cara. Tutto si lega al mio concetto di dipartita, una visione della morte totalmente differente perché quando poi la vivi in prima persona (come con la scomparsa di mio padre) hai diversi punti di vista. Era, per così dire, un fardello che mi portavo addosso, che volevo esternare, affrontare, esorcizzare se vogliamo. Lavorando su tutti questi elementi poi si è formato il disegno globale e così ho iniziato l'opera vera e propria.

D: Sulla lapide è riportata la data di morte: il 17 maggio 2011. Che significato ha per te questa data?
R: In realtà è una data simbolica. L'ho scelta perché il 17 maggio 2012 c'è stato l'opening della mostra e tutti gli osservatori, insieme ai nani, venivano simbolicamente a rendere omaggio a Biancaneve scomparsa un anno prima. Mi interessava coinvolgere le persone che nel camminare accanto al tumulo vengono anche rilevate da un software che fa partire il canto dei sette nani. E' una preghiera, un' Ave Maria, un canto che poi diventa il momento in cui ci ricordiamo che in questa vita siamo soltanto di passaggio.

D: E' inquietante ma mi fa sorridere il braccio di Biancaneve che esce dalla tomba.
R: Si, perché è l'atto estremo di Biancaneve di legarsi alla fatuità del passato, ai feticci che ci accompagnano nel corso della nostra vita. Se ci hai fatto caso, anche nei dipinti i cappelli dei nani sono griffati perché sono tutti elementi che contribuiscono alla spersonalizzazione dell'individuo e sono elementi che noi usiamo per apparire in un certo modo. Non ci rendiamo conto però, che quell'apparire annulla la nostra essenza, la nostra individualità, uniformandoci in un'unica massa dove non siamo più visti come individui singoli dotati di una personalità particolare ma siamo catalogati in base al look estetico. Diventiamo tutti consumatori che consumano e si consumano come Biancaneve che nell'atto estremo cerca di portare con sé i beni materiali.

D: Quando c'era Biancaneve era tutto più semplice. Lo pensi davvero?
R: Si, perché quando parlo di Biancaneve mi riferisco all'idea di un'infanzia felice e festosa, una parte della vita che poi tutti perdiamo. Mi riferisco all'idea di quella spensieratezza che ci abbandona nel corso degli anni perché crescendo dobbiamo scontrarci con le difficoltà della vita e questo ci fa perdere quell'aspetto, quella visione giocosa del mondo che è propria dei bambini. Però se rifletti è proprio quello che ti fa vivere bene, sono le piccole cose e i piccoli piaceri. Secondo me non è importante possedere, l' importante è essere felice e godere di quello che si ha. Hai fatto caso che noi camminiamo per strada e che di solito il nostro sguardo è rivolto alle vetrine? Non alziamo mai la testa per osservare il cielo, per vedere il sole e le nuvole. Non ci fermiamo più a guardare la gente che ci circonda, ad osservare il viso della persona che incontriamo, a cogliere il suo sguardo per capire se in quel momento è triste o felice, se sta soffrendo o no. Noi siamo condizionati da tutta una serie di stereotipi che i media nel corso degli anni hanno costruito. Abbiamo perso il concetto di fiaba , semplicità e freschezza. Lo abbiamo perso ma lo possiamo ancora recuperare se ci fermiamo un attimo e valutiamo bene le cose.

D: E Angelo Volpe ha ancora il valore e il concetto di fiaba?
R: Si, io ce l'ho ancora. Non dico che non mi fermo a guardare le vetrine ma fortunatamente alle volte mi fermo anche su una panchina a guardare nel vuoto e a cogliere gli aspetti della vita che mi circonda, solo per osservare la gente che mi passa davanti oppure, alzo gli occhi per vedere di che colore è il cielo. Non so quanti riescano a farlo perché qui andiamo tutti di fretta e se abbiamo un minuto libero prendiamo il palmare e ci connettiamo su un social network, non cerchiamo più un contatto diretto con chi ci sta accanto. E' su questo che bisogna riflettere, tutto ciò ci fa bene o stiamo perdendo attimi preziosi della nostra vita?

E allora è proprio così? Stiamo perdendo attimi preziosi della nostra vita? Finiremo come Biancaneve, che nel saluto estremo ricerca ancora un bene materiale? O sapremo cogliere il raggio di sole che entra dalla finestra in quella che potrebbe essere la giornata migliore della nostra vita? Io non lo saprei dire, so solo che Angelo, con la sua Biancaneve e i suoi nani mi ha fatto guardare il mondo da un'altra angolazione. Sono uscita dalla galleria con un bel sorriso stampato sulla faccia e la consapevolezza che se sono solo di passaggio, voglio che in questa vita qualcuno si ricordi di me. Per il resto, il mondo di Angelo Volpe, ve l'ho raccontato io, ve lo ha raccontato lui, ve lo avrà raccontato sicuramente anche qualcun altro ma, se non andrete a vederlo con i vostri occhi vi assicuro che questo resterà il vostro più grande rimpianto!


When there was Snow White everything was simpler
a cura di Salvatore Passeggio
Dal 17 Maggio al 17 Giugno 2012
Akneos Gallery
Palazzo Monte Manso di Scala
Via Nilo 34
Napoli
tel: 081 5524714
info@akneosgallery.com
Per le foto si ringrazia Raffaella Scalfati

  • All'Akneos Gallery, Angelo Volpe e la sua Fiaba incantata: assaggi solo la mela stregata e Biancaneve è per sempre addormentata

  • All'Akneos Gallery, Angelo Volpe e la sua Fiaba incantata: assaggi solo la mela stregata e Biancaneve è per sempre addormentata

  • All'Akneos Gallery, Angelo Volpe e la sua Fiaba incantata: assaggi solo la mela stregata e Biancaneve è per sempre addormentata

  • All'Akneos Gallery, Angelo Volpe e la sua Fiaba incantata: assaggi solo la mela stregata e Biancaneve è per sempre addormentata

  • All'Akneos Gallery, Angelo Volpe e la sua Fiaba incantata: assaggi solo la mela stregata e Biancaneve è per sempre addormentata

  • All'Akneos Gallery, Angelo Volpe e la sua Fiaba incantata: assaggi solo la mela stregata e Biancaneve è per sempre addormentata

  • All'Akneos Gallery, Angelo Volpe e la sua Fiaba incantata: assaggi solo la mela stregata e Biancaneve è per sempre addormentata